KARTING

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Un’analisi per il futuro

Un’analisi per il futuro
Speciale

La “lettera aperta” di alcuni genitori all’autorità sportiva sui problemi delle classi per i più piccoli (© foto D. Pastanella)

Alcuni genitori di piloti che corrono - o hanno corso - nella classe 60 (sia Mini sia Baby) hanno proposto un documento in cui affrontano la questione dal loro punto di vista, quello di concorrenti con disponibilità economiche discrete ma non esagerate (i “comuni mortali” come si autodefiniscono). Pubblicare tutto è quasi impossibile (troppo lungo), ma abbiamo estrapolato i punti salienti e li abbiamo commentati, e su questi chiediamo ovviamente anche il vostro parere. 

 

Queste pagine sono il sunto delle proposte che riteniamo più interessanti fatte tra genitori di giovani kartisti che militano o hanno militato di recente nelle categorie 60 Baby e 60 Mini. Tali proposte giunte da papà appartenenti ad un ceto economico medio vanno giustamente esaminate da quello che è il punto di vista di chi può spendere meno. Probabilmente le proposte e le considerazioni potrebbero non essere abbracciate pienamente da chi ha grandi budget a disposizione.

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La domanda in premessa che molti di quelli che hanno collaborato hanno fatto è questa: la CSAI vuole per il futuro solo un karting di elite riservato ai benestanti che possono permettersi il professionismo, o al contrario ha serie intenzioni di espandere la pratica della disciplina abbracciando un bacino di utenti tra i comuni mortali? 

Conoscere tale risposta è di vitale importanza in quanto se non ci si vuole dedicare al karting dilettantistico o meglio di massa è opportuno iniziare a valutare la possibilità di delegare la gestione di questa branca più scomoda e complessa a un nuovo ente da costituire con persone di fiducia che lo facciano con passione e professionalità.

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Proponiamo l’istituzione del campionato regionale o di area per la F60 ACI CSAI con mezzi anche usati e con motori a noleggio revisionati da centri di zona autorizzati dalla Birel. Per non subire una concorrenza come quella che in questi ultimi 2 anni ha sottratto potenziali piloti alla categoria baby sarebbe opportuno tornare al limite di 10 anni compiuti per le categorie Mini Easy, Mini Rok, Mini Champion, Mini Csai, eccetera. 

Probabilmente se il regolamento lo permette molti papà esaltati e convinti di avere un nuovo Alonso in famiglia snobberanno la nuova categoria come si è già verificato in passato quando i genitori più esaltati hanno snobbato la 60 baby. Gli operatori che non frequentano le piste la domenica non conoscono il fenomeno dei papà esaltati, al quale si deve dare una regola da rispettare. Ogni circuito ha il suo “sorvegliato speciale” che per far emergere il proprio figlio nel “gran premio dei domenicali”, per poi metterlo su youtube, non esita a mettere motorizzazioni sempre più performanti. Nel Lazio non è raro incontrare bambini di 6 anni su kart 60 Mini destinati a smettere alla prima gara quando per superare non avranno a disposizione tre volte la potenza degli avversari. 

Il 60 Mini è sicuramente già troppo performante per la maggior parte dei bambini di 9 anni e per la sicurezza forse è il caso di tornare indietro e consentire la licenza da mini dopo i dieci anni. Alcuni papà si sono lamentati che il peso minimo della 60 Csai è troppo elevato e che i bambini più gracili hanno difficoltà a gestire un kart così pesante. Si potrebbe valutare una riduzione del limite minimo di peso a 100 kg considerando che la vecchia baby è a 95 kg 

Qualcuno giustamente solleva il problema che il kart 60 Csai già 60 mini easy è in realtà un mini e quindi troppo performante per bambini che approcciano per la prima volta nel mondo del kart. La categoria è di 2 secondi circa più veloce della baby 2011/2014 e circa 6/7 secondi più veloce della baby estinta nel 2010. Si potrebbe pensare ad una riduzione della potenza con una semplice flangia sul collettore di aspirazione del costo di pochi euro. 

Inutile e dannosa la continua corsa alle prestazioni in tenera età, di questo passo con le omologhe future magari nel 2018 portiamo i bambini di 12 anni in KZ1.È bene pensare alla sicurezza e alla promozione del kart e mettere da parte le scelte di comodo.

Considerato che il mercato dell'usato offre ottime occasioni per i mezzi 60 easy kart, per incentivare la diffusione della nuova categoria varrebbe la pena consentire la partecipazione al campionato italiano anche ai piloti con telaio di proprietà (Birel conforme al regolamento) noleggiando il motore in regime di parco chiuso con costi adeguati. Contemporaneamente inserire la categoria nei campionati regionali e di area porterebbe i partecipanti ad un ammortamento dell'acquisto iniziale a un massimo di 150/200 euro a gara.

Vero che nelle tre gare del Tricolore il costo di affitto del mezzo completo non è alto ma solo se come base di confronto si prendono le somme necessarie per correre sotto la tenda di una squadra. I costi diventano alti per le famiglie di ceto medio soprattutto se il metro di paragone sono le competizioni con associazioni alternative dove si riesce a correre una gara con mezzo di proprietà a 200 euro. Inutile pensare che un genitore possa accumulare i soldi senza mai correre per fare solo le tre gare dell'Italiano, il bambino arriverebbe impreparato con poco allenamento e pochissima esperienza.

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Da qualche anno i piloti di 15 anni possono fare il salto nell’automobilismo e questo ha reso le categorie 60 mini e KF3 le più importanti per fare esperienza e mettersi in luce nel mondo del kart. La 60 mini di fatto è diventata una categoria a livello professionale dove le vette delle classifiche sono riservate a quei pochi eletti che possono permettersi un posto a pagamento in un top team. A conferma di questo ci sono sempre più bambini che vivono sulle piste e hanno dei tutor e/o degli insegnanti privati per il percorso scolastico. Ci sono poi bambini stranieri che a undici anni si trasferiscono in Italia per gettare le basi per la propria carriera automobilistica. 

I costi a gara per una prova dell'italiano in una squadra vincente possono variare da un minimo di 3000 euro fino anche a 5500 euro escluse le spese di viaggio, di vitto e di alloggio. Stessa cosa dicasi per la partecipazione a gare o trofei di prestigio quali il Margutti, l'Ayrton Senna, Winter cup, Trofeo delle industrie, eccetera. In realtà coloro che possono permettersi un’assistenza con questi costi possono anche permettersi di non avere limiti di budget ed arrivare a provare decine di telai, motori e carburatori e soprattutto arrivare a spararsi un treno di gomme a turno durante le prove libere. 

Tale impiego di forze in campo ed una messa a punto del complesso telaio motore, carburatore, fatta da personale specializzato, permette in termini cronometrici di guadagnare manciate di decimi di secondo difficilmente recuperabili da chi non può spendere, pur essendo magari magari un grande talento alla guida.

In conclusione, questa situazione fa bene a costruttori e meccanici ma contribuisce sicuramente all'abbandono della disciplina del karting da parte dei meno benestanti. In egual misura tale competitività legata alla disponibilità di denaro favorisce una migrazione dei rimanenti comuni mortali (il ceto medio) verso federazioni alternative e campionati meno costosi dove anche con la formula “papà meccanico - figlio pilota” c'è la possibilità di salire saltuariamente sul podio.

Anche se la passione è tanta quanto possono durare quei papà che avendo pochi soldi sono disposti a far fare la figura dei brocchi ai propri figli? Far numero a tutto vantaggio dei più benestanti che passano per campioni è una condizione che non può durare a lungo né per i genitori né per bambini. Chi corre con budget limitati è invisibile nelle classifiche nelle testate giornalistiche nei programmi internet e tv. I bambini che sono gli ultimi a capire le cause sono i primi a mollare convinti di non esserci tagliati.

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Una soluzione interessante proposta da alcuni papà sarebbe quella di istituire nelle prove dell'italiano due classifiche separate nella stessa competizione, dove pur partecipando tutti insieme ci sarebbe magari un podio per una “60 mini pro” (per chi si affida ad un team) e uno per la “60 mini privati” per chi corre con il papà che fa da meccanico. I piloti sarebbero facilmente accorpati per tipologia al momento delle iscrizioni con facile riscontro di veridicità su ciò che si è dichiarato. I papà che si avvalgono di team o meccanici difficilmente montano da soli le gomme al parco chiuso né tanto meno smontano e rimontano il motore a pezzi dopo le verifiche tecniche. Forse - ma non ci sono certezze - si potrebbero fare numeri migliori e rendere il kart federale più appetibile. 

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Tutti coloro che si prodigano per la promozione e divulgazione dello sport del karting se lo fanno in maniera onesta e professionale meritano attenzione e rispetto. Ottimo sarebbe un punto di accordo con certe associazioni “alternative” affinché possano essere patrocinate dall'organo della CSAI così come già accade per i campionati monomarca, ai quali si può partecipare sempre con tesseramento Csai. In fondo si tratta di esaminare i regolamenti, verificare che le norme di sicurezza siano consone e se si aggiunge una branca del karting più popolare ed economica non dispiace a nessuno. Non saranno i cento telai con omologa scaduta che correndo contribuiranno a rovinare le casse dei costruttori. 

Le case costruttrici in Italia si reggono sui piloti paganti che macinano materiale nuovo ogni gara nelle varie scuderie. Ci sarebbe comunque un ritorno economico per i costruttori con la vendita dei ricambi. In questo periodo di grande crisi tolti i pochi miliardari o alcuni stranieri sponsorizzati, non si vedono all'orizzonte centinaia di utenti che possano permettersi mezzi nuovi e fiammanti con stagioni che costano centinaia di migliaia di euro. 

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Che lo sport del karting porti con sé dei rischi anche elevati, questo lo sanno bene tutti gli addetti, ma meno bene alcuni papà e alcuni meccanici senza scrupoli che non hanno messo mai il proprio sedere su un kart da competizione soprattutto durante una gara. Ci piacerebbe vederli in una sfida in pista senza esclusione di colpi. Praticare questo sport non deve necessariamente prevedere che i rischi diventino altissimi per mancanza di rispetto delle regole. La prevenzione è la migliore soluzione. Prevenzione significa attuare tutte quelle misure (meglio se collaudate) che possano diminuire notevolmente i rischi di gravi incidenti.

Prevenire significa anche vigilare sul comportamento dei piloti ma non prima che agli stessi sia stata trasmessa la giusta cultura necessaria del potenziale pericolo per se stessi e per gli altri. 

Nell'incidente la prima delle cause è l'errore umano e questo è tanto più probabile quando non c'è esperienza e/o maturità come nelle categorie giovanili. Entrano quindi in gioco le regole che vanno divulgate magari con corsi o stage per conduttori e concorrenti prima del rinnovo della licenza e poi soprattutto si deve vigilare perché le regole vengano rispettate senza sconti per nessuno. Nel lavoro nella scuola nello sport, nella società in generale ci deve essere un autorità pronta a punire in maniera esemplare chi sbaglia, altrimenti diventa una baraonda. Troppe volte nelle segreterie delle piste dopo un episodio di collisione provocata volontariamente ci si sente rispondere che sono ragazzini e bisogna lasciar correre perché è tutto un gioco. Qualcuno allora risponde arrabbiato: tutto un gioco un c... con tutti i soldi le fatiche e soprattutto i rischi. Forse un bel gioco è per qualche papà incosciente e inconsapevole che mette il proprio figlio e gli altri a rischio di spaccarsi le ossa. 

Non punire abitualmente chi innesca incidenti in maniera voluta contribuisce a formare giovani piloti con uno stile di pilotaggio che non porta lontano, nelle categorie superiori e peggio ancora in auto. I piloti che hanno fatto la storia del karting prima e dell'automobilismo poi, sono quelli che superano gli avversari senza neanche sfiorarli. Invece con l’avvento dei paraurti e delle carenature il karting è diventato a torto uno sport di contatto questo soprattutto nelle categorie dei più piccoli. Si assiste nelle gare della 60 soprattutto nelle batterie eliminatorie a veri scontri degni delle vecchie macchinette dette appunto “da scontro” nelle giostre delle sagre paesane. Tutto torna alla normalità nella finale e prefinale dove probabilmente si è frenati dalla presenza delle riprese tv. Troppo spesso concorrenti costretti a caricare baracca e burattini e tornare a casa al primo giro per i danni subiti e nessuna azione seria verso i colpevoli, il tutto dopo aver speso cifre comunque importanti in relazione alle proprie possibilità economiche. Vorremmo vedere quale padre farebbe salire il proprio figlio giovanissimo su un tatami per un combattimento di karate senza rispetto delle regole del “nessun contatto” dopo che per due o tre volte lo gonfiano di botte. Il contatto voluto nel karting non ci deve essere e deve essere bandito da questa disciplina soprattutto tra i più deboli e strumentalizzati, i bambini.

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A volte si ha la sensazione che i commissari di percorso siano delle sagome di cartone piantate sotto gli ombrelloni, a volte sono assenti mentalmente o comunque poco attenti, spesso non intervengono in tempo. Anche per questi è necessaria una preparazione e un minimo di carico di responsabilità.

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Alcuni concorrenti della 60 mini e soprattutto della 60 mini rok (categoria della tony che sta prendendo piede a livello regionale) lamentano che a volte ci sarebbe poca trasparenza nelle verifiche tecniche. Sono stati fatti presente episodi di rapporti troppo amichevoli e confidenziali tra proprietari e meccanici di team e qualche verificatore. Il dubbio per molti e che a volte qualcuno usa due pesi e due misure e che c'è chi è cautelato sempre e comunque anche quando le prestazioni risultano esagerate. La proposta è che un rappresentante dei concorrenti eletto a turno di volta in volta presieda le verifiche tecniche, sostituito chiaramente quando direttamente interessato col proprio pilota alle verifiche stesse. 

Come per le verifiche, anche per i reclami a volte sembrerebbero esserci due pesi e due misure. C'è la strana sensazione che quando si appartiene ad un top team e si danneggia un comune mortale difficilmente si viene sanzionati (anche in presenza di un reclamo). Al contrario un privato che sbaglia verso un pilota di una squadra ha poche speranze di farla franca. Meglio più rigidità verso tutti.

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Purtroppo solo pochi addetti sanno che un 60 mini di oggi guidato spesso da bambini di 9 anni ha prestazioni a livello cronometrico simile ad un 100 Avenir guidato nella metà degli anni ottanta da piloti quindicenni del calibro di Zanardi, Sospiri, Modena. Nella Pista d’Oro di Roma al Campionato Italiano tali mezzi staccarono tempi intorno ai 50 secondi, ad oggi qualche pilotino del posto si permette con un 60 mini di fermare il crono sui 50,5 secondi. Forse si sta correndo troppo con l'età e con le prestazioni dei mezzi.

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Troppo si è detto e scritto sull'avvento dei KF di certo non si può tornare indietro ma comunque qualcosa sarebbe possibile. È appurato che dopo la 60 mini la maggioranza dei piloti smette per problemi di budget. Perché continuare a perdere appassionati? Il kart dopo i 13 anni non deve essere solo per miliardari che corrono in KF3 per passare in auto o fare professionismo. Sarebbe opportuno almeno provare a limitare il fenomeno dell'abbandono del karting istituendo una categoria parallela con costi alla portata di tutti.

Nel Regno Unito una delle categorie della Federazione Nazionale più numerosa e prestigiosa è la 100cc Tag raffreddata ad aria (il motivo del suo successo è da attribuirsi alla facilità di gestione e ai costi contenuti). Un ottimo esempio da imitare in meglio esiste già ed è la ottima ed economica 100 Easy della Birel dalla quale si potrebbe prendere il motore liberalizzando i telai nel rispetto di una fiche. Attualmente il campionato Easy funziona bene ma prevede la maggioranza delle gare al nord e comunque per molti non è gratificante investire cifre anche importanti per correre nei trofei monomarca. 

Il problema sollevato da molti è in pratica questo: non c'è certezza che nel tempo rimanga traccia di titoli relativi ad iniziative private. Non esiste un annuario federale né un palmares federale dei titoli monomarca. Per esempio se un domani una delle famose case cambia politica e si dedica alle motoslitte, dei vari campioni di questa o quell'altra categoria monomarca rimane traccia solo nelle riviste d'epoca per collezionisti. Al contrario i detentori di titoli federali ex FIK e ora CSAI rimangono annoverati negli albi per sempre.

Fra le cause che portano all'abbandono del kart di molti partecipanti senza passare alla KF3, stanno il costo proibitivo del mezzo, l’impossibilità di essere competitivi correndo da privati, la necessità di manutenzione frequente costosa e troppo specializzata (gli ingranaggi interni dei kf e dei monomarca raffreddati ad acqua hanno prezzi da capogiro e durata di due gare), l’assistenza dei top team che parte dai 6000 a gara in su, il salto di prestazioni forse troppo elevato dal 60 al KF3, e il peso del kart troppo alto e pericoloso in caso di cappottamento. 

Alcuni propongono, dopo la 60 mini, una categoria 100cc Tag non obbligatoria per chi ha possibilità economiche ma che consenta ai meno ricchi di poter correre altri due anni e ai più benestanti di poter corre in entrambe (KF3 e 100 tag) maturando maggiore esperienza. Entrambe le categorie praticabili con unica licenza.

Un ottimo compromesso sarebbe un kart fratello maggiore del 60 mini. Motore unico, cilindrata 100cc, raffreddato ad aria con motorino di avviamento elettrico a batteria come il fratello minore, poca manutenzione e revisione meccanica alla portata di tutti. Poi telaio libero omologato con caratteristiche di robustezza e semplicità di gestione, assale con diametro da trenta o quaranta e freni solo posteriori. Costo massimo del telaio non superiore ad uno della 60 mini e costo massimo del motore non superiore ad uno della 60 mini. 

Alcuni costruttori sentiti a titolo di curiosità sarebbero disponibili ed hanno confermato che c'è la possibilità di produrre e vendere un 100 tag telaio e motore allo stesso prezzo di un 60 mini.

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Per chi corre con budget di centinai di migliaia di euro, un kart in più per allenarsi che ne costi 3800 chiavi in mano non sarebbe certo un problema. Negli anni ’80 e ’90 i piloti non professionisti potevano in gare e piccoli trofei misurarsi con grande soddisfazione con i professionisti del kart. Oggi tutto questo è fantascienza per incomprensibili prese di posizione di alcuni costruttori e di alcuni rappresentanti dei vertici Federali che restano a guardare.

 

 

 

Abbiamo tagliato le proposte relative a una categoria per i bambini dai 5 ai 7 anni, perché le regole sportive nazionali (parliamo del Coni) non permettono attività agonistica a chi ha meno di 8 anni, e a nostro parere non è poi una brutta regola. Come pure si è parlato della possibilità di rendere meno pericolose le partenze, valutando quelle da fermo o almeno di mettere dei coni in gomma per evitare strane situazioni prima della linea di partenza. 

Andando sul sostanziale, si vede come la ricerca di mezzi semplici, economici e di facile gestione sia ritenuta sostanziale. Una cosa che viene ripetuta da anni (non solo da noi) ma che sembra non abbia riscontro nelle sedi che contano. Eppure sono proprio certi trofei di marca a dimostrare (nel bene e nel male, perché anche in questi ci sono alcuni aspetti negativi) che è questa la via da percorrere per ripristinare il vivaio delle categorie d’accesso al karting. Magari non c’è da copiare pari pari le classi monomarca, è buona la proposta di lasciare qualche margine per i telai, come pure probabilmente si dovrà considerare una gara d’appalto per i motori anziché “sposare” un costruttore, ma i concetti di base sono ben espressi. 

Basilari certe considerazioni come quella - anch’essa “non pervenuta” a certi personaggi - che anche i miliardari non corrono se la categoria non si costituisce, “grazie” all’assenza di chi “fa numero”... Oppure quella che se chi non ha da spendere riesce a correre, i costruttori non ci rimettono, mentre se sta a casa, non compra nemmeno i ricambi... Senza stare a ripetere quello che già ha scritto questo gruppo di genitori, vorremmo solo ricordare che categorie come la 100 Cadetti e la 60 Minikart originale avevano avuto successo (e lanciato piloti) anche perché costavano meno di 1 milione di lire, cioè meno di quelli che adesso (inflazione permettendo) sarebbero 500 euro. Non sarà anche questo uno dei problemi? Tanto, che ce ne facciamo di mezzi anche troppo performanti, se poi costano di più e vanno rallentati con artifizi tecnici? 

Concludendo, diteci anche voi la vostra opinione su queste proposte. 

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