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C’è bisogno di Movimento

C’è bisogno di Movimento
Speciale

Sergio Di Dato e Paolo Bau, gli organizzatori delle gare “extra-Csai”, si accordano: sta per partire il nuovo Movimento Kartistico Italiano per dare più forza alle gare e ai kartisti davvero di base.

Le organizzazioni di grande rilievo come Unione Piste Nazionale e Kartsport Circuit si sono un po’ stufate di essere prima combattute e poi scopiazzate dall'organo federale, e hanno deciso di reagire mettendosi d’accordo e dando vita al Movimento Kartistico Italiano. Qualcosa che unifica gli sforzi di chi punta sul kart di base, senza necessariamente unificare i regolamenti: per ora si manterranno certe differenziazioni regionali, e probabilmente l’unico momento in cui si correrà con regole uniche sarà la gara “nazionale” con cui raggruppare tutti i kartisti di queste serie. Ma lasciamo parlare i responsabili delle due associazioni, vale a dire Sergio Di Dato e Paolo Bau, che ci descrivono perché si è arrivati a questo e come intendono proseguire. 



Sergio Di Dato 

Ho cercato di avere un dialogo, ma...  

Quando parliamo con Sergio Di Dato delle novità per il 2014, il suo entusiasmo per il nuovo Movimento Kartistico Italiano è notevole. Ma perché “isolarsi” ancor di più dalla Csai con un’organizzazione di questo tipo? 

«Io ho cercato di avere un dialogo con loro - ci spiega Di Dato - ma sono stati loro a non voler davvero un dialogo con me: in realtà volevano solo sapere come facevo ad avere così tanta gente alle mie gare. Poi hanno fatto una specie di copincolla delle proposte che avevo fatto avere in Csai, ma hanno copiato male tutto. Hanno preso i suggerimenti di non far pagare la tessera Aci, di far correre i telai non più omologati, ma hanno fatto un errore: discriminare i kartisti. Li hanno divisi in serie A e serie B, impedendo ad alcuni di correre nelle gare titolate. Da me invece hanno tutti gli stessi diritti. Il fatto è che hanno interpretato diversamente quello che avevo scritto: ma si sa, anche a scuola chi copia di solito prende 4...». 

Il fautore del campionato UPN e ora anche del MKI non ha bisogno di domande o pungoli per proseguire. 

«Noi andiamo dritti per la nostra strada, a favore dei piloti e degli operatori. Il nostro movimento è cresciuto a livello nazionale e cerchiamo di portare idee nuove per far risparmiare i kartisti e riportare la gente in pista. Adesso abbiamo istituito anche un campionato a squadre, una novità che illustriamo sul nostro sito». 

Si tratta della Queen Cup Team, in cui si corre non solo per sé, ma anche per una squadra composta da almeno 6 piloti di diverse categorie. 

«Si tratta di una cosa innovativa di cui non avevo ancora parlato, sennò mi copiavano anche questa... Ho visto che i tentativi di accorparci sono serviti solo a riprendere le nostre idee. Ma, ripeto, l’errore madornale che hanno fatto è stato quello di discriminare le categorie di piloti. Perché impedire a uno che corre con pochi mezzi e un kart scaduto di fare l’italiano? Comunque non li giudico, anzi finora sono stati loro ad accusare noi. Adesso con Paolo cercheremo di avere più voce con chi di dovere. Come dico sempre, una noce in un sacco fa poco casino rispetto a un sacco pieno di noci». 

Insomma, come si sa, l’unione fa la forza... 

«Anche nel 2014 partiremo con i nostri campionati, di cui abbiamo pronto il calendario, anche se vogliamo tenerlo per noi per evitare concomitanze strumentali. Andremo a coprire tutto lo Stivale: abbiamo una serie per il Lazio, una per Campania-Molise e una per Umbria-Marche-Abruzzo. Mentre Paolo Bau coprirà il resto del territorio a Nord e alla fine faremo un evento insieme, su una pista a metà strada. Noi andiamo avanti e quello che fa la Csai non ci interessa: prima di tutto dobbiamo pensare a crescere noi, come progetto su scala nazionale, e magari anche internazionale, con questo nuovo Movimento. Questo sempre lasciando però autonomia ad ogni serie: siamo flessibili a livello territoriale e si possono modificare ad hoc i regolamenti di base a seconda delle specifiche esigenze regionali. Tutto sempre con l’intento di far risparmiare i piloti e far tornare la gente in pista. Io ho fatto abbassare i prezzi delle piste a tutti quanti, abbassando però anche i costi di gestione delle gare. Gli altri hanno copiato ma sono rimasti sulla loro linea, quella per cui chi ha i soldi ha più diritti. Invece da noi anche la “robaccia” è tornata ad avere valore, le officine hanno ripreso a lavorare, facciamo promozione con i bambini per il vivaio. Fortuna che c’è gente come noi che dà impulso a questo sport, sennò da noi sarebbe estinto. Non è che abbiamo chissà quali capacità, però applichiamo le intuizioni che può avere anche un ragazzino che frequenta le piste. Invece per la Csai dovremmo alzare il livello facendo correre gli stranieri? Trovo che questo sia offensivo per i kartisti italiani... ».



Paolo Bau

Lavoriamo con serietà e sicurezza  

Chiediamo a Paolo Bau quali sono le possibili prospettive per il nuovo Movimento Kartistico Italiano. 

«Noi ci siamo incontrati - spiega l’artefice del Kartsport Circuit relativamente all’accordo con Di Dato - e abbiamo deciso assieme di creare questo nuovo movimento. Al momento è ancora un po’ difficile dire su che basi partiremo, ma di certo vogliamo avere più credibilità sul panorama kartistico, visto che “la concorrenza” non ci descrive tanto bene... Ci vogliono far passare per quelli che organizzano gare in modo non troppo consono, quando invece sappiamo benissimo che non è così. Vogliamo che questa nuova iniziativa dia una certa visibilità e un’immagine diversa, anche perché il modo di pensare sta decisamente cambiando. È da 4 anni che stiamo organizzando gare con il nostro ente, e le autorità hanno visto che da parte nostra c’è stata serietà e continuità, non gare “abusive” come qualcuno sta cercando di far passare». 

Paolo ci offre anche qualche dato sul fenomeno delle gare “extra-Csai”. 

«Nel 2013 queste gare sono state 75, sul territorio nazionale, fra noi, Di Dato e Ottobiano, con l’aggiunta di alcune gare Acsi a Nizza e Busca e di quelle Endas al Centro-Sud. Parliamo di circa 2000 tesserati totali, che non è un numero tanto basso considerando quello che fa la Csai, che invece credo abbia a calendario circa 200 gare all’anno. Insomma, sono numeri positivi per il nostro movimento». 

Un fenomeno che forse preoccupa... 

«Loro spesso utilizzano certi sistemi, come dire che non rispettiamo il regolamento: ma ogni ente ha il proprio, di regolamento tecnico-sportivo, e non c’entra nulla con quello di altri enti. Noi siamo comunque iscritti al Coni e di conseguenza i nostri regolamenti sono depositati. Se facciamo tante gare e non ci dicono nulla, evidentemente vuol dire che le facciamo bene. Seguiamo quello che dicono i regolamenti per gli enti di promozione sportiva, in cui interessa soprattutto che chi corre sia regolarmente registrato e assicurato. È importante anche che il personale che gestisce la gara sia qualificato e professionale, e noi siamo organizzatori ormai da 25 anni...». 

«Un’altra delle armi che utilizzano - prosegue Bau - è di dire agli enti di controllo preposti che non siamo nei loro elenchi di gare a calendario. Così dobbiamo dimostrare che rispettiamo le norme di sicurezza, che usiamo barriere omologate, e così via; insomma che siamo a posto con la legge e con le regole normali. Fortunatamente abbiamo trovato persone intelligenti che, una volta verificato che tutto era a posto con la sicurezza, non hanno più avuto problemi. È anche per questi motivi che, pur se il Movimento è nato quasi per caso, lo porteremo avanti: per unire le nostre forze e sentirci più tranquilli nei confronti di queste persone che raccontano di tutto su chi invece fa sport di base. In più copiano il nostro regolamento... È che non hanno fantasia e non frequentano i kartodromi, sennò qualche idea la potrebbero tirar fuori anche loro. Invece ho trovato che Di Dato, che non conoscevo bene, sia un organizzatore che sa trovare nuove idee e iniziative. Cosa che non vedo dall’altra parte». 

Ma proprio perché “copiate”, le nuove regole Csai per il 2014 non potrebbero riportare i kartisti verso le loro gare? 

«Non credo che le nuove regole Csai siano un gran incentivo, assolutamente, perché la gente è abituata a frequentare un campionato e un’organizzazione, e magari si trova benissimo su piste che invece loro hanno scartato». 

M.V.

 


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