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Ottobre 2016 - n. 326





EDITORIALE

Contrapposizioni

Normalmente è in questo periodo che si cominciano a “buttare giù” le basi per la prossima stagione agonistica. La CIK ha già deliberato il calendario 2017 delle gare titolate internazionali e così gli altri organizzatori possono già adattarsi di conseguenza per le date delle proprie gare. Per quanto riguarda l’attività nazionale, le richieste possono già essere inoltrate (termine ultimo il 16 ottobre) e le date della prossima stagione saranno ratificate a inizio dicembre.

Ovviamente non si esaurisce tutto con il calendario gare, però. Anzi, nelle prossime settimane si prenderanno decisioni importanti che decideranno le sorti del karting italiano per alcuni anni a venire. E a tal proposito non sappiamo ancora se essere fiduciosi oppure no. Da un lato, infatti, si intravedono spiragli positivi, come quando si parla dell’introduzione della nuova categoria KZ3 per i kartisti ai quali piace correre con il cambio. Una categoria che recede da certi eccessi dell’immediato passato, come quello di obbligare a correre con motori vecchi di 6 anni - concediateci che fra “imporre” e “permettere” ci sia una grossa differenza - e finalmente passa a dividere i kartisti per età, come tanti chiedevano da tempo.

Dall’altro lato, tuttavia, oltre a chiederci perché ci sia voluto così tanto tempo per assecondare le richieste della base - del resto, quando si vuole agire “per i kartisti” si dovrebbe quantomeno provare a chiedere loro direttamente (specie a quanti hanno smesso), anzichenò - dobbiamo valutare che ultimamente l’autorità sportiva non sembra agire nel senso che la situazione generale imporrebbe. Basti pensare alla grana dell’assicurazione “obbligata”, che ha reso più costose le gare proprio quando sono già condannate al deficit; oppure alle minacce inviate a chi partecipa alle gare alternative, che in questo momento rappresentano l’ancora di salvezza per il karting italiano, anche in ottica futura. Ma forse è proprio perché tali manifestazioni dimostrano come non sia vero che il problema del karting sia dovuto solo alla crisi economica, come affermano certuni, quanto piuttosto al fatto di non averla voluta affrontare opportunamente e seriamente. E con il loro successo stanno lì a “schiaffeggiare” letteralmente l’attività nazionale normale e la sua impostazione “deviata”.

E a tal proposito vedremo come si risolverà l’importantissima, anzi decisiva questione dell’appalto pneumatici per le categorie nazionali, che riguarderà le prossime stagioni: sappiamo bene come, visto che telai e motori sono sempre quelli (ovviamente classe per classe) a “fare le categorie” siano proprio le gomme. Come pure che non se ne possa più di mescole troppo morbide, che impegnano fisicamente ed economicamente: non ha senso che per una gara nazionale ci vogliano tre set (due al sabato e uno la domenica) quando nelle gare internazionali sono più durevoli, no?

Vedremo in quale direzione si andrà veramente, ma ci preoccupa che i vari responsabili possano andare a concentrarsi più sul tema delle elezioni degli organi sportivi ACI del 2017-2020, che non sulla bontà dei regolamenti futuri. Come pure il fatto che, dopo le menzogne del passato (quando si affermava di essere obbligati ad adottare le categorie CIK), adesso si segua il trend opposto di non assecondare più quanto proposto dalla Commissione Internazionale. Il bello (si fa per dire) è che ciò avviene proprio quando invece la CIK ha impostato le classi generali con la dichiarata intenzione di favorire l’attività locale. È infatti in questo senso che la fallimentare KF è stata sostituita dalla OK, e se c’è una critica da fare è solo che questo passaggio non sia stato deciso prima. Infatti a quel punto diverse federazioni nazionali avevano già posto rimedio con categorie alternative a quelle standard internazionali, e di conseguenza per la OK non c’era più spazio. Nondimeno in Francia, dove pure hanno una fervida attività con i vari monomarca, hanno lo stesso pensato ai kartisti junior (quelli la cui carriera può presumibilmente proseguire verso l’attività internazionale) adottando la categoria Academy promossa dalla CIK.

Insomma, sembra davvero che proprio quando la CIK sta cercando di fare tante “cose buone” per l’attività di base - per esempio ha l’intenzione di unificare i vari regolamenti sportivi e tecnici della classe 60, fino ad ora lasciati alla discrezionalità degli enti locali - la nostra autorità sportiva cerchi invece a tutti i costi di fare l’opposto. Dopotutto, se è vero che siamo fra i Paesi che hanno adottato la OK fra le categorie nazionali, è altrettanto vero che ciò è successo perché fino a quest’anno non si era fatto assolutamente nulla per contrastare la crisi nelle categorie monomarcia, e che contemporaneamente si è varata la 125 ACI in diretta concorrenza: una categoria che ha un senso, ma che per salvare la classe monomarcia nazionale (e per non dare l’impressione di essere una ripicca) andava istituita almeno due anni prima…  
Giuliano Ciucci Giuliani



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