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Bobby Allen, il funambolo del kart

Bobby Allen, il funambolo del kart
Storie

Erano i primi anni ’60 il karting era agli albori, ma già aveva i suoi campioni. Bobby Allen, per tanti, è stato il più grande pilota di kart di tutti i tempi. Ecco la sua incredibile leggenda… (di P. Mancini- © Vroom)

Bobby Allen fu per il karting mondiale come l’Islam per il Medio Oriente. Le sue gesta lasciarono tutti totalmente spiazzati, increduli. I giornalisti furono costretti a coniare nuovi termini per immortalare le imprese di Bobby e per evitare che, col tempo, potessero venire dimenticate o, peggio ancora, che potessero passare alla storia come semplici leggende da officina. Quelle storie incredibili che si raccontano dopo l’orario di chiusura per lasciare sgomenti clienti e appassionati…
Questo misconosciuto asso del volante è nato il 28 dicembre del 1943 a Miami, in Florida. Il padre, Joe, fu un pilota della NASCAR degli albori, categoria in cui vennero riciclate le auto e i piloti che venivano originariamente impiegati per il contrabbando di alcool durante il periodo del proibizionismo negli stati delsud. Joe ebbe modo di scontrarsi con campioni del calibro di Edward “Fireball” Roberts e Marshall Teague. Dopo il matrimonio si dedicò alla professione di pilota di aerei, mettendo fine ai suoi giorni da corridore. Il piccolo Bobby, sin da quando aveva nove anni, già sapeva di voler correre in auto e, compiuti i 12 anni, iniziò a guidare le “micro midgets”.
Qualche anno dopo fu travolto dalla moda emergente dei go-kart. Perse la testa. La leggenda vuole che guidasse 6 ore al giorno e che, alla fine, riuscì a perfezionare uno stile di guida unico, inimitabile: il suo DNA si fuse con quello del kart, come in un folle esperimento scientifico di un B-movie degli anni ’50… Iniziò la sua epopea trionfando nel primo Campionato del Mondo kart a Nassau, nelle Bahamas, disputato presso l’aeroporto di Oakes Field nel 1959. Fu subito notato da Jim Rathman, vincitore della 500 Miglia di Indianapolis e produttore dei kart Xterminator. E proprio con questo kart bissò la vittoria al Campionato del Mondo 1960 utilizzando il motore McCulloch MC10 sempre sulla pista di Nassau. Vinse di nuovo nel 1961, con tre memorabili prove sulla pista di Nassau, di Bambury e in Italia. In quell’occasione Allen si esibì in un assolo che fece storia alla Pista Rossa, guidando senza avversari e impennando il kart su ogni rettilineo per ridurre l’attrito e ottenere una velocità massima più elevata!
 
Le cronache dei giornali dell’epoca esaltarono questo funambolico stile di guida, con il quale inconsapevolmente Allen esplorò gli arcani territori del mito: immaginate di vedere un kart che percorre i rettilinei con le ruote anteriori staccate da terra in piena velocità… gli avversari si sentirono derisi, se non umiliati, dallo stile del fuoriclasse americano…Dominava in pista con una padronanza del mezzo che nessuno seppe più eguagliare sin all’arrivo di Ayrton Senna Da Silva e, nel paddock, faceva strage di cuori con un look da star del cinema che tanta fortuna gli procurò con le donne. Nel 1962 passò al team Italkart, utilizzando i poco competitivi motori Komet K12. Nonostante la magia di Allen, questo stato di inferiorità tecnica gli impedì di siglare un meritato poker iridato. Lottò comunque come un leone. Arrivò al punto di alzare il kart in rettilineo agganciandosi a quello del vincitore, Giancarlo Nocchi, per farsi trascinare in rettilineo, ma la supremazia del Saetta V12 premiò lo stesso Nocchi.
 
Faticò molto, Bobby, in quella stagione proprio a causa dei motori. Nonostante ciò riuscì comunque a vincere una gara che resterà per sempre negli annali del kart. Questo ennesimo capitolo della leggenda Allen fu scritto nel 1962, ad Amburgo. Bobby correva nella classe 200 bimotore: kart molto potenti e difficili da guidare, in cui il pilota poteva fare la differenza. All’ultimo giro era terzo dietro a due piloti della squadra Sthil. I due tedeschi affrontarono il rettilineo appaiati pensando di tener dietro Allen che, con una manovra destinata a rimanere unica nella storia dell’automobilismo sportivo, mise il kart di taglio su due ruote e passò in mezzo nei pochi centimetri di asfalto lasciati liberi dai due scorretti avversari. A quel punto fu chiaro per tutti che Allen era lo pseudonimo di Alien: il pilota venuto da un’altra galassia! Il ’62 fu l’ultimo anno in cui Bobby corse in kart. Tornò al calduccio della sua amata Florida e, ormai diciannovenne, iniziò a correre in auto abbandonando definitivamente il circus europeo. In molti credettero che fosse lui quel Bob Allen morto lanciandosi da un aeroplano senza paracadute in una disciplina tanto assurda quanto a lui congeniale: raggiungere e afferrare un paracadutista lanciatosi prima di lui. Fu la Domenica del Corriere a dare quella notizia ma, fortunatamente, non era lui quel Bob Allen che mancò fatalmente la presa.

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