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Gennaio 2017 - n. 329





EDITORIALE

 


Aspettative vs Incertezze

Le aspettative sono fondamentali anche nel mondo del kart. Con l’avvento della nuova motorizzazione “Original Karting” si sono creati i presupposti per lanciare al mercato un segnale positivo. Un’occasione assolutamente da non perdere se si vuole cancellare la politica astratta di questi ultimi 10 anni da parte della Cik.

Come sempre all’inizio del nuovo anno cerchiamo di interpretare le aspettative sulle quali un po’ tutto il potenziale movimento dei praticanti fa riferimento per poi decidere quale scelta fare. Il problema è che per attivare un certo interesse al karting l’appassionato dovrebbe avere la possibilità di conoscere le necessarie informazioni che determineranno tale preferenza.

Questa condizione fondamentale per la diffusione della pratica del kart non è certo il fiore all’occhiello di chi governa questa disciplina motoristica. Un gap istituzionale e promozionale di una certa importanza che ahimè si evince anche in altre discipline motoristiche. Anche la F1, ad esempio, e cioè la massima espressione motoristica dell’automobilismo sportivo e ambizioso traguardo sul quale puntano anche molti dei rampolli che avviano la propria formazione partendo proprio dal kart, risulta ultimamente poco coinvolgente e quindi poco incline alle aspettative degli appassionati, perdendo così sempre più credibilità. L’ultima tegola poi gli è piombata addosso con il ritiro shock del neo campione del mondo Nico Rosberg. Una notizia che ha registrato non poche perplessità finendo per intaccare questo mastodontico carrozzone immagine emblematica del core business dell’automobilismo sportivo. Non si ricorda infatti che un campione di F1 abbia deciso di abbandonare in modo similare all’apice della carriera. A prescindere dalla volontà del 31enne pilota tedesco di fare questa scelta, è altresì vero che anche la F1, prototipo dell’evoluzione tecnologica automobilistica, in questi ultimi anni registra sempre meno interesse, perché meno avvincente, e non solo per i piloti sempre meno motivati.

A differenza della F1, il kart è una disciplina sportiva ma anche e soprattutto un hobby e quindi soggetta a quelle configurazioni che permettono all’utente di praticarlo, ma allo stesso tempo che riflettano la giusta motivazione, la stessa che ha catapultato questa preferenza al vertice della classifica dei desideri tra gli appassionati di sport motoristici. Chi sceglie quest’hobby vuole provare emozioni forti, come accade per tutti quelli che praticano sport estremi. Il kart è per gli hobbisti un mezzo idoneo per sfidare se stessi, per sfogare i propri istinti racing. Gli step di approccio sono diversi ed anche ben distribuiti.

Oggi ci sono delle soluzioni ideali per permettere a chiunque di salire sul kart. Il Rotax è il format più eclatante, un progetto promosso nel ’97, quando ancora il karting da competizione nell’era di Buser riscuoteva importanti consensi. E quel progetto nato in tempi non sospetti alla fine è risultato vincente, tenendo in vita un comparto che, con l’avvento del KF (2007) in concomitanza alla crisi economica mondiale, ha rischiato di collassare.

Nel 2003 anche in Italia la Vortex pensò bene di lanciare il Rok, la motorizzazione TaG che ha rimediato ad un gap promozionale della nostra ASN, poco avveduta nel gestire una situazione critica lasciando liberi i costruttori di interrompere la produzione del 100cc in concomitanza dell’entrata del KF, mentre la crisi economica nazionale incombeva.

Erano periodi che non lasciavano intravedere un futuro roseo. E sebbene siano trascorsi 10 anni ne stiamo ancora pagando le conseguenze. Una parentesi infelice che lentamente ci stiamo lasciando alle spalle. Fino ad arrivare ad oggi.

Con la nuova motorizzazione OK voluta fortemente dal vicepresidente della Cik van de Grint, che ha pensato bene di coinvolgere nel progetto le maggiori aziende motoristiche italiane, siamo di nuovo un po’ più ottimisti, proprio perché la filosofia “Original Karting” è subito apparsa funzionale. Tornare all’essenziale e ridare un’impostazione più “cattiva” sfruttando la tecnologia più evoluta del comparto motoristico non poteva che raccogliere consensi e dare segnali positivi al mercato. È finalmente questa la soluzione, il segnale positivo che il movimento si aspettava? La percezione è quella giusta perché l’OK sembra rispondere a certe aspettative del mercato, quelle che la federazione dovrebbe assicurare rendendo così credibile la promozione. Il popolo kartista può così tornare a usufruire di soluzioni variegate: per chi vuole iniziare e per chi ha velleità di puntare alla massima espressione agonistica beneficiando appunto della nuova motorizzazione OK rivelatasi accattivante fin dalle prime uscite in pista. E il mondiale in Bahrain ha già consacrato l’OK come il propulsore più idoneo a coprire quel vuoto formativo e propedeutico così come lo è stato l’ICA.

Ricordiamo che questa innovazione è stata creata non solo per riaffermare la credibilità della categoria monomarcia in un contesto Cik Fia ma, soprattutto, per rilanciare i vivai nazionali. Sì la Cik ha fatto un buon lavoro, ma troppo ce n’è ancora da fare. Ci sono ancora troppe voci che devono essere riconsiderate. E alcune che mancano totalmente. Come gli investimenti nella promozione necessari per ampliare il più possibile l’offerta e mirare ad espandere il mercato. I soldi ci sarebbero, manca la volontà politica. Anche le ASN nazionali sono responsabili sotto l’aspetto promozionale, e non sposare la soluzione “Original Karting” rende quasi inutile questa innovazione.

Il 2017 è un anno in cui non bisogna avere timore a mettere giù il piede del gas. Perché dopo un segnale così positivo le ASN non possono avanzare alcuna scusa plausibile per non promuovere nella loro filiera la nuova motorizzazione OK. La politica e la tecnologia hanno determinato un’evoluzione importante nel mondo del kart e questo motore ne è il frutto. I dubbi sono stati spazzati via e nel 2017 anche il kart torna a rombare, finalmente. E chi non vuole sentire tappandosi le orecchie, dovrebbe cambiare professione perché non idoneo a garantire le aspettative, ma solo pericolose incertezze.

 

 
Giuliano Ciucci Giuliani



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