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A 70 ci si può innamorare ancora del Karting? Chiedetelo ad Emerson Fittipaldi

A 70 ci si può innamorare ancora del Karting? Chiedetelo ad Emerson Fittipaldi
Storie

Da Vroom International n.197

 Cavaglià, 16 settembre 2016. Un mite venerdì italiano di fine estate fa da cornice all’inizio dell’avventura da padre – mentore di Emerson Fittipaldi al circuito “Le Sirene” del Viverone. In programma una gara test per il figlio Emmo, necessaria a fargli prendere contatto con lo “stile nostrano” in vista dell’imminente finale internazionale Rok. A distinguere Fittipaldi da un genitore qualsiasi solo un vistoso anello raffigurante una bandiera a scacchi contornata da una trama di diamanti indossato all’anulare destro. E’  l’Indy 500 Winner’s Ring, gioiello posseduto dai vincitori della gara più veloce del Mondo: la 500 Miglia d’Indianapolis nella quale il brasiliano trionfò ben due volte, nel 1989 e nel 1993. 

Non appena compie il breve tratto che conduce all’area box, però, Fittipaldi mette velocemente da parte i due sigilli iridati in F1 e le due corone della 500 Miglia. Da quel momento, infatti, il campione sembra essere ripiombato all’epoca dei suoi esordi in kart e a quel titolo nazionale brasiliano conquistato nel 1965: la prima nota nello spartito di una delle carriere più longeve e vittoriose di sempre. Certo, i  tempi sono cambiati e  gli “avventurieri” con il mezzo trasportato sul tetto dell’autovettura hanno lasciato spazio a veri e propri paddock di Formula 1 in miniatura. Una cosa però è rimasta immutata: la passione, marchio di fabbrica di un uomo che nell’automobilismo ha ricoperto tutti i ruoli, dal pilota al team manager passando per il meccanico. Anche dopo mezzo secolo di corse in lungo e in largo per le piste di tutto il mondo, Fittipaldi è ancora lì con il cronometro al collo, questa volta per accompagnare il figlio nell’ascesa alle vette dell’automobilismo. Ancora una volta, dunque, a vincere è stato il cuore da corsa, lo stesso che ha animato Emmo alla prima assoluta nel palcoscenico italiano che lo stesso Emerson ha definito “patria del Karting mondiale”.

Il mite weekend biellese ha così sancito due importanti inizi: quello da driver coach d’eccezione in Europa della leggenda paulista e quello dell’avventura europea del quintogenito della famiglia Fittipaldi. Quest’ultimo, dopo aver speso l’inverno e la prima parte di 2017 a fare la spola tra i tracciati americani e italiani, ha puntato forte sulla propria seconda partecipazione alla Rok Cup International Final, andata in scena lo scorso  14 ottobre al South Garda Karting di Lonato. Seppure non sia stato in grado di accedere alla Main Final, non si può dire che il giovane Fittipaldi non abbia messo in pratica quanto imparato finora, riuscendo ovviare ad una qualifica storta fino a sfiorare la top10 nel Rok Vortex Trophy, chiudendo 11°, dopo esser scattato dall’8a fila.

Proprio questo è stato il primo argomento toccato nell’incontro che abbiamo avuto con Emerson al termine della manifestazione. La location? Un tavolo e due caffè, proprio come piace a “O Rato” (soprannome con il quale è conosciuto sin dagli inizi della propria carriera). “Sono molto felice che Emmo venga qui in Italia per imparare” ha esordito il due volte iridato F1. “Pur non essendosi qualificato molto bene, ha saputo reagire riuscendo a rimontare.. proprio come un pilota italiano! (ride)”. 

“Proprio come un pilota italiano”. E’ stato lo stesso Fittipaldi ad offrirci lo spunto per introdurre la spinosa domanda riguardante la sua opinione sul Karting moderno. “A mio parere c’è tanta gente che si avvicina al Karting” ha proseguito. “Tanti bambini appassionati  inseguono il sogno che tutti noi abbiamo avuto in tenera età: diventare piloti. Molti di loro sono davvero talentuosi, ma si vedono chiuse le porte da un sistema eccessivamente costoso.  Il nostro compito, pertanto, deve essere quello di rendere il karting più accessibile. E’ un proposito molto difficile da raggiungere visti gli interessi in campo, ma bisogna assolutamente riuscirci per offrire alle generazioni future il prodotto e la formula migliore possibile”.

In quanto a circuiti, l’esperienza dell’ex pilota McLaren e Lotus non è seconda a nessuna. Tanta era la curiosità su quale fosse il suo kartodromo preferito e la risposta potrebbe sorprendere qualche lettore. “L’Adria Karting Raceway è un impianto davvero bellissimo e moderno, sul quale Emmo ha avuto la possibilità di correre per ben due weekend di fila”.

Proprio come al Viverone, nemmeno questa volta i neri occhiali retrò sono riusciti a celare l’attrazione e la passione per questa disciplina che traspaiono dagli occhi di Emerson Fittipaldi, l’uomo che a 70 anni si è innamorato di nuovo del karting.

A.Giustini 

 

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