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Avviamento pre-gara: sì o no?

Avviamento pre-gara: sì o no?
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Tra le nuove norme internazionali Cik Fia per la stagione 2019, ce n'è una che ha allarmato i motoristi: non si potranno più avviare i kart nel paddock. Analizziamo i pro e i contro di questa direttiva. di M. Voltini

Sembra proprio che quando Felipe Massa – vale a dire il presidente della Cik-Fia – si è fatto vedere a Genk in occasione del campionato mondiale dei 125 KZ a marce, a colpirlo di più non sia stata la competizione in sé o la vittoria di Patrik Hajek davanti a 5 migliaia di spettatori, bensì un altro aspetto "collaterale". Parliamo dell'inveterata abitudine dei tecnici motoristi di avviare i motori e continuare a "sgassare" appena fuori dai propri tendoni, con i kart sui carrellini. Un'abitudine alla quale nel 2019 dovranno rinunciare. Infatti nell'ultima riunione del World MotorSport Council della Fia, quella dello scorso 5 dicembre a San Pietroburgo, tra le altre decisioni che riguardano il karting (calendari internazionali e così via) è stato ratificato il divieto assoluto di avviare e/o scaldare i motori nel paddock o in qualsiasi altra zona. Un divieto che è stato introdotto direttamente in sede di Consiglio e senza passare per altre Commissioni, né chiedendo un parere agli esperti del settore. 
 
IN NOME DELLA SICUREZZA 
Si tratta di una modifica all'articolo 2.14 delle Prescrizioni Generali, in particolare al punto Q dove si parla del comportamento nel paddock. Va detto che tale regolamento impediva già in passato, almeno teoricamente, di avviare i motori nei vialetti e nelle corsie del paddock. Allo stesso tempo però demandava agli organizzatori la definizione di aree nelle quali poter operare in sicurezza a motori in moto. Ci risulta che ciò sia successo solo in occasione di manifestazioni negli Usa o nei Paesi Scandinavi, dove sono più attenti a queste problematiche. In tutti gli altri casi, le "sgassate" in mezzo alla folla nel paddock erano la "regola". Un comportamento che ha appunto portato a questa decisione di impedire del tutto tale abitudine, che riportiamo così come è stata scritta nel comunicato seguente al WMSC della Fia. In cui si evince una certa severità nel voler far rispettare questa decisione, che riguarda la sicurezza generale, tanto da arrivare alla squalifica senza nemmeno la possibilità di correre "sotto appello". 
 
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General Prescriptions - 2.14 General Safety
L'articolo Q è stato modificato. L'avvio, il rodaggio, il riscaldamento o il collaudo dei motori dei kart nel paddock e nelle aree riservate è severamente vietato. I trasgressori saranno multati di almeno € 250 e potrebbero essere squalificati in caso di ripetizione, una sanzione in cui un eventuale ricorso non sarà sospensivo. Applicazione dal 1 gennaio 2019.
 
Cosa diceva finora l'art. 2.14 comma Q 
È vietato circolare con moto, scooter o altri dispositivi motorizzati nel paddock. L'avvio, il rodaggio, il riscaldamento o il collaudo dei motori dei kart nel paddock devono essere controllati. Queste operazioni non possono in nessun caso essere svolte nelle corsie del paddock; possono essere effettuate solo in un'area protetta all'interno del perimetro dell'unità assegnata al concorrente interessato o all'interno di un recinto fornito dall'organizzatore a tale scopo. Inoltre, il programma orario può prevedere il rispetto imperativo di periodi di silenzio.
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FINALMENTE UN PO' DI QUIETE 
Abbiamo chiesto qualche parere su questa nuova disposizione, e abbiamo trovato due linee di pensiero abbastanza nette e contrapposte. Da un lato i motoristi – in particolare quelli dei 125 KZ – sono quasi scandalizzati da una norma che, a loro dire, impedisce di lavorare in modo appropriato. Dall'altro una schiera di addetti (anche tra i costruttori di telai) il cui pensiero si può raccogliere nella seguente affermazione: «Finalmente! Non se ne poteva più di tutto quel casino, tra rumore e gas di scarico!». 
Ovviamente non si può disconoscere come, quando tutti i partecipanti si sentono liberi di avviare il proprio kart (anche più di una volta) nel paddock, questo diventi un problema. Al di là di alcune esagerazioni specifiche, il rumore e i gas di scarico prodotti nell'operazione sono un vero e proprio fastidio, ma non solo: c'è pure un importante fattore di sicurezza violata. Non parliamo solo dell'intossicazione dei fumi di scarico, pieni di incombusti cancerogeni, ma anche del fatto stesso di avere elementi in movimento (il motore in sé ma spesso pure l'assale e le ruote) in mezzo alla gente che circola nel paddock. Per non parlare di quando a "frullare" sono i mozzi scoperti, magari con i dadi appena "imbastiti" su prigionieri, che possono trasformarsi in proiettili. Insomma, la situazione era ormai diventata intollerabile, da vari punti di vista. 
 
CARBURAZIONE NON MODIFICABILE 
Tuttavia, non è che i motoristi abbiano finora adottato questo comportamento solo per il "gusto" di sentire il motore in moto e di causare pericolo e fastidio agli altri, ovviamente. Il problema non è nemmeno quello di scaldare i motori prima della gara, almeno quando le temperature ambientali non sono troppo rigide: tanto tra l'ingresso in parco chiuso, le varie operazioni (ritiro e montaggio gomme, per esempio) e l'attesa di entrare in pista alla fine della gara precedente, passa un tempo tale da raffreddare di nuovo il tutto. Inoltre si è visto come basti il giro di allineamento al via per portare i motori a una temperatura accettabile, per chi ha un impianto di raffreddamento ben realizzato con il giusto termostato. 
Piuttosto, a spaventare i motoristi è la mancanza di possibilità di verificare la carburazione poco prima della gara. Questa preoccupazione riguarda i tecnici della classe KZ e non quelli delle categorie monomarcia, proprio perché i motori 125 a marce si ritrovano con una regolazione "fissa" dovuta all'impiego dei carburatori a vaschetta. Infatti i piloti dei monomarcia con i carburatori a membrana possono (o almeno dovrebbero) agire sulle viti di regolazione "a mano" per aggiustare la carburazione al variare delle condizioni meteo, anzi pure già tra giro di lancio, inizio gara e ultimi giri. Va da sé che in queste condizioni la regolazione di base prima della partenza non sia così determinante. 
 
PICCOLA VERIFICA PREVENTIVA
L'opposto avviene invece con i motori a marce e i loro carburatori con getti fissi e comunque una serie di regolazioni sulle quali il pilota non può intervenire una volta in gara. «Quando ti giochi la vittoria in una competizione titolata per una tacca di spillo, la possibilità di verificare che tutto sia a posto poco prima dell'ingresso in pista è fondamentale», è in sintesi l'opinione generale dei tecnici. Anche perché se la gara è al pomeriggio e l'ultima volta che si è andati in pista è stata in mattinata, naturalmente le condizioni atmosferiche sono cambiate, e di conseguenza anche la carburazione. Certamente non esisterà mai la precisione assoluta, ma una piccola verifica che tutto funzioni e che le modifiche alla carburazione fatte "a istinto" siano adeguate, sembra auspicabile quando in gioco c'è una competizione internazionale. Specialmente con settaggi così "tirati" e tendenzialmente magri come si adottano negli ultimi tempi. Uno può certamente stare "in sicurezza" con una regolazione più grassa, ma quando ci si gioca una vittoria sul filo dei centesimi, è un po' come dire che è meglio rinunciare a tutto per non prendersi rischi… 
 
SI TORNERÀ INDIETRO? 
Cosa succederà ora? I tecnici motoristi riusciranno a sopperire a questa difficoltà? I più esperti forse sì, ma ciò non farebbe che aumentare il divario tra i team più forti/professionali e gli altri. E comunque si aggiungerà un fattore di azzardo di cui avrebbero fatto volentieri a meno. C'è chi pensa che prevarrà il buon senso e si tornerà un passo indietro, magari istituendo zone controllate dove poter avviare i motori prima di entrare in parco chiuso (una sorta di "pre-parco"). 
In realtà sembra che la Federazione non sia poi così malleabile sul tema. Questo perché si tratta di una norma introdotta per questioni di sicurezza, un argomento sul quale la Fia è piuttosto intransigente. Inoltre le difficoltà varrebbero per tutti. Anche l'ipotesi di "zone controllate", che pure avrebbe molto senso, può cadere per il fatto che queste erano già previste, ma di fatto disattese. 
Probabilmente sarebbe bastato riunirsi per analizzare meglio la situazione, con un piccolo avvertimento preventivo e chiarendo che si era arrivati a una situazione esagerata e non più tollerabile, prima di arrivare agli estremismi dell'ultima regolamentazione. Invece, una volta di più, non si capisce perché ciò non sia stato fatto e si sia preferito agire in modo secco e unilaterale. Anche perché, dopotutto, non possiamo fare a meno di ignorare che in tutti gli altri sport motoristici è permesso avviare i motori prima del momento di entrare in pista, per motivi ben comprensibili. 

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