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La carriera non finisce mai

La carriera non finisce mai
Lettera del giorno

Una richiesta ci dà spunto per parlare di quelle che possono essere le realistiche aspettative di chi inizia con il karting quando ormai non è più un ragazzino né molto snello. di Maurizio Voltini

La richiesta 
Ho 29 anni e vorrei sapere se è troppo tardi per pensare ad una carriera kart, tenendo presente che sono ancora alle prime armi. Quale peso forma dovrei eventualmente raggiungere (ora sono alto 1,78 e sono un po' fuori forma)? Vi chiedo un parere sincero, grazie. 
Luca

Per quanto limitata a poche righe, la richiesta che abbiamo ricevuto per mail e che pubblichiamo a fianco apre in realtà tanti spunti di discussione e approfondimento. Ovviamente è più che comprensibile che chiunque si voglia "gettare" nel mondo del karting quando ormai non è più un ragazzino, voglia capire in anticipo cosa aspettarsi realisticamente. Però la stessa richiesta è vaga in certe definizioni: per esempio, cosa si intende esattamente per "carriera kart", che significato gli si vuol dare? Perché va da sé che la risposta cambia di conseguenza. 
 
SCORDIAMOCI LA FORMULA 1 
Dovrebbe essere abbastanza evidente, ma sempre meglio ribadirlo: se si ha già "una certa età" (e in questo caso già 14 anni potrebbero rientrarvi) scordiamoci una carriera che ci possa portare un giorno a correre in Formula 1. A quel punto nemmeno se fossimo Senna redivivo avremmo una reale chance. Non fosse altro perché, e parliamo dei ragazzini italiani che attualmente corrono in Minikart o Junior, anche per loro quella di poter aspirare un giorno alla massima categoria dell'automobilismo è in realtà una favoletta bella e buona che si racconta solo per istigare i padri a spendere senza ritegno. Se non avete un paparino come Lawrence Stroll (il genitore miliardario - in dollari - di Lance, che ha comprato due team F1) la possibilità di arrivare a correre in F1 è la classica 1 su 1 milione. E siccome i kartisti non sono così tanti, ecco che la matematica ci toglie quasi tutte le speranze. Del resto, quanti sono i piloti italiani arrivati a gareggiare con le monoposto "top" dopo il 2011? Uno solo, Antonio Giovinazzi, e non è che gli stiano propriamente agevolando la vita nonostante le sue doti. 
Il discorso però cambia parecchio se anziché alla Formula 1, guardiamo alla carriera in automobilismo con altre categorie. Parliamo di quelle cosiddette "a ruote coperte", cioè diverse dalle monoposto Formula. Le gare Endurance con i Prototipi LMP, nonostante una certa flessione del Mondiale WEC, sono molto popolari. Ancor di più lo sono le gare (non solo di durata) con le splendide vetture GT. Si tratta di serie ormai diffuse in tutto il globo e con team molto professionali, per cui un bravo pilota può davvero trovarvi interessanti sbocchi di carriera. In questo caso l'esperienza kartistica iniziale può essere utilissima e non è più così indispensabile aver iniziato da giovanissimi, per quanto "prima è, meglio è". 
 
IN KART LE COSE RESTANO DIFFICILI  
Tuttavia non è detto (anzi!) che la carriera di un kartista debba per forza sfociare nell'automobilismo. Si può restare nel karting, ma non per questo dobbiamo pensare che sia in qualche modo "più facile": il nostro è uno sport estremo, molto impegnativo e molto competitivo, quindi difficilissimo. Arrivare a essere in lizza per vincere un campionato italiano (non parliamo poi di europei e mondiali) richiede impegno, allenamento e una dose non comune di talento, di capacità di guida. Questo giusto per mettere in chiaro che si tratta pur sempre di uno sport come tanti altri, in cui solo chi ha "qualcosa di più" (in termini sia di doti personali che di impegno e applicazione) riesce ad emergere. 
Fra le altre cose, va detto che nell'ottica di un impegno concentrato al karting, l'età rende le cose più difficili da un doppio punto di vista. Da un lato, infatti, è comprensibile che vengano meno certe capacità psicofisiche, come la resistenza alla fatica (il kart è faticoso, sappiatelo, forse anche troppo) oppure come la reattività a certe situazioni. Dall'altro lato, vi è un altro aspetto troppo spesso sottovalutato: quando si supera una certa età minima e quindi si va a correre nelle categorie "senior", ci si trova a competere contro piloti di notevoli esperienza e capacità. Quindi non è facile, ma c'è comunque una contropartita positiva: essere in gara contro questi piloti fa capire meglio e prima come si corre nel modo giusto, perché da loro si impara davvero. Un fattore che molti dovrebbero considerare compiutamente, soprattutto chi crede di essere "arrivato" perché ha vinto in una classe "junior": lì i rivali sono tutti inesperti, ma salendo di categoria le cose cambiano, e parecchio. 
 
MEGLIO PENSARE A DIVERTIRSI 
Insomma, per chi inizia a una certa età (diciamo i maggiorenni) arrivare ad emergere non è per nulla semplice. Però non è nemmeno obbligatorio, almeno non subito: come spesso si sente dire, "nessuno nasce imparato" e questo vale anche nel karting. Un periodo più o meno lungo di apprendistato è in qualche modo obbligatorio, se non altro per capire come "funziona" il tutto e abituarsi ad approcciare correttamente le gare, non soltanto per fare propri i "fondamentali" della guida racing (credeteci, saper guidare nel traffico cittadino non ha nulla a che vedere). 
Dunque il modo migliore per iniziare è quello di pensare a divertirsi (cosa che il kart permette senza difficoltà) senza assurde aspettative o pretese. E senza spendere più del necessario: in questa fase diventa spesso inutile. Una volta imparate le prime cose e capito cosa serve realmente e a quali persone ci si può affidare con fiducia, ma soprattutto una volta capite quali sono le nostre reali capacità, allora potremo spendere qualcosa di più e a ragion veduta. L'esperienza è fatta anche di questo. Meglio iniziare un passo alla volta, dunque, con umiltà e curiosità: in questo modo, oltretutto, è anche più facile imparare, migliorandosi spesso in misura molto maggiore rispetto a chi pensa solo a vincere subito a tutti i costi. Ricordiamoci che si impara molto di più facendo il doppio delle gare e spendendo la metà, che non viceversa. 
 
LE CATEGORIE GIUSTE 
Fatte tutte queste puntualizzazioni, è comunque fondamentale riuscire a scegliere anche la categoria giusta per iniziare, specie se si è avanti con l'età e si è magari un po' sovrappeso. Da questo punto di vista le categorie nazionali sono probabilmente un po' troppo "estremiste" nel rivolgersi solo a veri e propri atleti. Anche una categoria "popolare" come la KZ3, con i suoi 175 kg di peso minimo (ricordiamo: pilota + kart assieme) che passano a 180 kg solo per chi ha 40 anni e più, non aiuta: chi supera i 70 e i 75 kg nei due casi sarà quasi sicuramente "fuori peso" (dipende anche da kart a kart) e quindi penalizzato nelle prestazioni. Per quanto sia vero che all'inizio non saranno quei pochi decimi al giro a fare davvero la differenza, però una volta che la competizione sarà più serrata (e in KZ3 lo è) tali differenze saranno via via più sensibili. In certe zone vi sono peraltro categorie "alternative" più favorevoli da questo punto di vista, come la No Driver in Emilia Romagna. 
Comunque crediamo che, soprattutto nell'ottica di chi vuole iniziare con il piede giusto e imparare correttamente, sia meglio rivolgersi ai Trofei di Marca. Questo per una serie di motivi: intanto è l'ambiente migliore dove iniziare a capire cos'è il kart; poi solitamente si riescono a contenere le spese senza difficoltà o, variando il punto di vista, a spendere in modo più proficuo; infine, spesso vi sono categorie che non penalizzano chi è più su di età e peso, quando addirittura non sono riservate. In tutti i principali "monomarca" che si corrono in Italia, infatti, sono previste categorie destinate proprio ai piloti di questo tipo. 

 
LIMITI D'ETÀ E PESI MAGGIORATI 
Per esempio, nella Rok Cup sono previste le classi Expert (da 32 anni) ed Expert Plus (da 40 anni), in cui i piloti di oltre 85 kg possono partecipare già a partire di 14 anni. Rispetto alla Senior Rok "normale" i pesi minimi sono aumentati di 10 kg. Similmente, nel Rotax Max Challenge c'è la classe Over per chi ha almeno 32 anni, con un "bonus" in peso di 8 kg. Come a sua volta la X30 della Iame prevede la categoria Master (da 30 anni) con 9 kg in più rispetto alla Senior. 
Va detto inoltre che tutte e tre le serie citate prevedono pure una classe con il cambio, con pesi minimi più favorevoli ai piloti "abbondanti" rispetto alle KZ nazionali. Infine una categoria "per iniziare" molto interessante (anche per i costi ridottissimi) è la Briggs & Stratton, promossa dalla CRG: in questo caso la categoria "pesante" (la Master) prevede addirittura 15 kg in più rispetto alla Senior, per cui anche piloti di 85 kg possono sfiorare il peso minimo. Fermo restando che in tutti i casi è sempre bene avere un po' di margine rispetto al minimo regolamentare (1 kg in più per sicurezza) e che se si "sfora" di un altro paio di chilogrammi non significa che non si possa competere ugualmente con soddisfazione. 

Un'ultima precisazione, una sorta di post-scriptum: se nelle lettere e richieste specificaste la vostra zona, potremmo riuscire ad essere più dettagliati nel segnalare quali sono le categorie più adatte (non tutte corrono dappertutto) e soprattutto nell'indicare una pista dove poter trovare altre informazioni e riferimenti, oltre ad altri appassionati che potranno fornirvi qualche "dritta" in più direttamente sul campo. 

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