Le sconfitte che bruciano

- Storie
Nel cuore di ogni pilota ci sono tre ricordi: il primo amore, la prima vittoria e quella sconfitta mai digerita. Per Paolo De Conto quest’ultima corrisponde al Mondiale KZ di Le Mans del 2015, perso a poche curve dalla bandiera a scacchi. di A.Giustini

Le Mans Karting International, 13 settembre 2015. Sarà l’aria “intrisa” di competizione, per via dell’adiacenza al celebre Circuit de la Sarthe teatro delle sfide epocali della 24 Ore di Le Mans, sarà il talento dei piloti coinvolti, sarà il premio in palio. Sono tante le cose che hanno contribuito a rendere la finale del Mondiale KZ 2015 tra le più spettacolari dell’ultimo decennio. Protagonisti d’eccezione Paolo De Conto, Marco Ardigò e Jorrit Pex. 

Facciamo un passo indietro 
E’ il 3 dicembre 2014 quando, attraverso un comunicato stampa, CRG annuncia un ingaggio ormai nell’aria da diversi mesi, quello di Paolo De Conto, talento trevigiano di casa Birel. A Brescia lo sapevano tutti e lo sapeva anche De Conto: il primo anno sarebbe stato di adattamento: nuova struttura, nuovi volti e nuovo materiale. Proprio a tal proposito lo scoglio più difficile, ovvero il passaggio dai propulsori TM a quelli Maxter che presentano un’architettura e delle caratteristiche completamente diverse; più “versatili” i primi, più “delicati” i secondi. E la prima parte di stagione racconta proprio questo, cioè che anche uno dal piede pesante come il trevigiano ha bisogno di tempo per trovare le misure giuste. Al mondiale, però, è lo stesso De Conto a decretarlo: quel tempo è finito, ora è giunto il momento di fare sul serio. 
Detto fatto, in Francia la “punta” di CRG è primo dopo le manche con un ruolino di marcia impressionante e secondo di un soffio dietro a Jorrit Pex in prefinale. Il confronto, preannunciato già dal Warm-Up domenicale, si avvicina all’epilogo: la Finale. 

Ci fosse stato un giro in meno... 
Allo spegnimento dei semafori è Arnaud Kozlinski (Sodi/TM) che beffa tutti e si porta al comando. La strategia del francese è semplice: creare uno strappo nei primi passaggi e prendere margine rispetto al gruppo, sperando che alle sue spalle gli avversari rimangano “imbottigliati” nei duelli. Una speranza destinata a rimanere tale, in quanto già al 3° giro De Conto e Pex rompono gli indugi portandosi in testa. Tra i due inizia una sorta di guerra fredda, combattuta sul cronometro, che si trascina fino all’ultimo giro, nel corso del quale un coriaceo Ardigò si mette in mostra realizzando una rimonta fantastica azzerando il gap rispetto al tandem di testa. Prima lunga sinistra, leggera sterzata a destra, breve allungo e di nuovo piede sul freno per approcciare alla terza staccata. Fin qui tutto da copione, alla curva successiva però De Conto ha un’incertezza e “apre” la traiettoria di pochi millimetri, per l’appunto. Pex aspettava solo questo, un’esitazione. Una delle poche. L’olandese si infila all’interno tra la quarta e la quinta curva. E’ fatta, Pex è il nuovo leader e si tira alle spalle Ardigò, bravo ad approfittare del cambio di fronte. Con gli artigli De Conto si riprende la piazza d’onore ma, transitando sotto alla bandiera a scacchi, tutto vorrebbe fare fuorché scendere dal suo CRG e salire sul secondo gradino del podio. 

Sono passati quasi tre anni da quel giorno e, con il ritorno ai propulsori TM, l’accoppiata De Conto-CRG ha messo in cascina due Mondiali e un Europeo consecutivi. Aspetto Paolo poco fuori dalla tenda CRG, dopo che ci eravamo dati appuntamento qualche ora prima. Non sa cosa gli sto per chiedere, in effetti anche io esito a farlo. Dentro di me penso che tante vittorie cancellano una sconfitta, dolorosa e bruciante che possa essere. Mi sbaglio però, De Conto ancora oggi cambia espressione sul viso quando parla di quella giornata. Anche dopo tre anni. Anche dopo due mondiali e un europeo. 
«Il 2015 è stato un anno un po’ travagliato – ci confida Paolo – Dopo 3 anni in Birel per me si trattava di un’avventura totalmente nuova. Abbiamo faticato un po’ a inizio stagione e al Mondiale non sono arrivato al 100%. Non si trattava di problemi tecnici, anzi, con CRG il feeling già c’era. Purtroppo però mi trovavo in un periodo difficile a livello personale e questo non mi ha permesso di arrivare a Le Mans sereno. Non ero io...». 
«Ho condotto tutta la Finale – continua Paolo – ma sentivo di non riuscire a guidare come volevo, questa cosa mi ha innervosito parecchio. Jorrit si avvicinava sempre di più e io ero convinto che avrebbe replicato la mossa della prefinale. Ho avuto come un flash e ho esitato quel tanto che è bastato a farlo avvicinare per attaccare alla curva immediatamente successiva. Soltanto rivedendo le immagini ho capito che nel punto della prefinale non c’era spazio fisico, ma ci sono arrivato troppo tardi». 

Diciamo che il 2015 è stata una traccia e il biennio 2016 e 2017 il capolavoro... 
«Dopo una sconfitta del genere hai in testa solo una cosa: risalire sul kart e vincere. Così è stato per me, ma posso assicurare che i momenti immediatamente successivi alla Finale di Le Mans sono stati terribili». 

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