L'importanza del casco

- Consigli al Kartista
Da diversi anni a questa parte, complici anche dei regolamenti divenuti sempre più restrittivi, si è aperta per i costruttori un’importante fascia di utenza per i modelli di casco specifici per il kart. di F. Marangon


Si è partiti da modelli chiaramente ispirati all’automobilismo, tanto che si sono sfruttate inizialmente le stesse calotte, per poi progressivamente adattarsi alle caratteristiche della nostra disciplina motoristica (campo visivo più ampio, eliminazione di appendici aerodinamiche, peso). D’altra parte, però, è lecito chiedersi cosa differenzi essenzialmente un casco concepito per il karting rispetto a uno da motociclismo. 
Ebbene le differenze non sono poche, contrariamente a quello che si potrebbe pensare in un primo momento. A spiegarcelo è Paolo Donadei, uno dei responsabili della ricerca e sviluppo di Sparco, azienda storica nel campo dell’abbigliamento tecnico, da diversi anni presente anche nel mercato dei Caschi Racing per auto e kart. 
“Si parte dalla posizione del pilota sul veicolo. Pensando solo alla posizione di guida di un pilota in sella ad una moto da corsa, che è protesa in avanti, è chiaro quasi da subito che nel karting le dinamiche sono completamente diverse: quasi opposte potremmo dire. Una posizione del busto semisdraiata all’indietro – quale di fatto è quella del kart – crea un diverso impatto con l’aria. Per questa ragione il sistema di areazione di un casco da karting è completamente diverso da quello di un casco da moto: una canalizzazione specifica dei flussi d’aria che penetrano all’interno della struttura del casco permette, per esempio, di evitare gli appannamenti della visiera. Un discorso a parte – prosegue Donadei - merita il fissaggio della visiera. In un casco con omologa ECE (da motociclismo) è richiesto un sistema di sgancio rapido della visiera. Come si può vedere anche da molte spettacolari cadute nel motociclismo, in caso di impatto, è frequente che questa si possa sganciare dal casco a seguito anche di urti non diretti. Sebbene esistano costruttori che sull’alta gamma di questi caschi forniscono - come accessorio - delle viti di rinforzo, la maggior parte dei caschi da motociclismo non monta di serie sistemi di fissaggio della visiera. Nel karting, e questa è un’eredità del casco da automobilismo (da cui quelli da karting derivano), la visiera è invece fissata, come da specifiche SNELL, mediante più viti che ne impediscono  il distacco in caso di urto. Pensiamo a quei casi in cui un pilota venga colpito all’altezza del capo – anche frontalmente o di lato – da un altro kart nella casistica piuttosto classica del kart che ‘decolla’ a seguito di un contatto ruota con ruota: in questi casi è fondamentale che non avvenga il distacco della visiera perché il volto del pilota possa essere protetto completamente. In questa stessa area critica del casco, la visiera chiude in una maniera diversa dal casco da motociclismo: se provate a farci caso, la chiusura di una visiera di un casco da moto avviene per gradi – quasi a scatti, uno di seguito all’altro. Nel caso di un casco karting non ci sono scatti intermedi, la visiera chiude in maniera ermetica senza possibilità di posizioni ‘intermedie’ tra l’aperto e il chiuso. 
Va aggiunto inoltre che la forma stessa del casco tiene conto delle dinamiche particolari del nostro sport: pensiamo alla mentoniera. Avendo il pilota una posizione che è frontale al 100% rispetto all’aria che lo colpisce (in sella ad un moto da corsa il pilota ha invece per la maggiorparte del tempo il capo inclinato verso il basso), la mentoniera è più larga, con lo scopo di limitare l’aria che frontalmente arriva al pilota mediante l’apertura frontale.” 

La fondazione SNELL
Snell è una fondazione «super partes» nata in USA nel 1957 che prende il nome da William ‘Pete’ Snell, un pilota amatore di auto da corsa tragicamente scomparso l’anno prima in un incidente nell’ambito del quale (l’auto da corsa si cappottò) il suo casco si era rivelato inadeguato. La Fondazione nata nel suo nome ha da subito e sempre mantenuto la neutralità rispetto ai costruttori in funzione della finalità che i suoi standard perseguono: la sicurezza di chiunque si sieda al volante di un auto da corsa o alla guida di una motocicletta (SNELL stabilisce gli standard anche per altre tipologie di caschi protettivi, visitate il sito: www.smf.org per una visione generale). 
La strada per la Certificazione di un casco da parte di Snell non è breve per il costruttore: si parte dall’invio di uno o più prototipi che vengono sottoposti ai diversi test prima della messa sul mercato. A questi test, che precedono la promozione e la messa in vendita dei caschi stessi, ne seguono alcuni eseguiti con la modalità “a campione” ovvero prelevando dei campioni di casco dai rispettivi magazzini dei fabbricanti quando questi sono già in commercio. Il numero dei caschi utilizzati per questo secondo test è determinato dal numero totale dei caschi prodotti e immessi sul mercato (per essere certi della fedeltà dei test, spesso i caschi vengono acquistati a insaputa dei costruttori nei negozi stessi). Nel caso i risultati dei test a campione rivelassero qualcosa di differente rispetto a quando è stata rilasciata l’omologa, Snell ritirerebbe istantaneamente l’omologa del modello in questione chiedendo al costruttore, laddove non fosse possibile risolvere il problema rilevato, la restituzione delle ‘etichette’ certificanti l’omologa.




Il disegno mostra i diversi ‘strati’ che compongono un casco da karting: la calotta interna, generalmente formata da polistirolo espanso (EPS) e quella esterna, in cui spesso si alternano strati di fibra composita e/o fibra di carbonio. Senza dimenticare che un grande lavoro di protezione passiva è svolto dall’imbottitura del casco, quella a contatto con il cranio: un dettaglio che è sempre bene valutare con attenzione in fase di acquisto.

I TEST  
La linea guida di Snell è quella di proteggere il cervello. Di fatto, un casco riproduce qualcosa di già presente in natura: la scatola cranica. Pensate quindi alla vostra testa (o meglio alla merce ‘preziosa’ da proteggere al suo interno, il vostro cervello) come ad una Matrioska – le bamboline russe – delle quali la più piccola è il cervello e la più grande è il casco che state indossando. I test fatti in laboratorio si articolano in diverse prove: il test di impatto durante il quale il casco viene lasciato cadere liberamente da un’altezza di circa 3 metri e mezzo velocità contro una sorta di incudine, che può avere diverse forme e angoli, prevede diverse velocità di caduta che simulano le forti decelerazioni (in questo caso oltre 200 G) che si potrebbero verificare nell’ambito di un incidente in pista. 
La prova di sfilamento (Roll-Off test) viene effettuata applicando un carico di rotazione ‘in avanti’ al casco dopo averlo fissato sulla testa di un manichino – una finta testa del peso di circa 6 kg - mediante l’allacciatura. Questo test permette di stabilire una soglia entro la quale il casco può muoversi, ma oltre la quale non si deve sfilare in modo che il pilota lo perda. 
Un altro test importante in questo senso è quello di ritenzione dinamica, che vede applicare un peso di 23 chili ad una finta ‘mandibola’. Anche in questo caso, il perdurare di questa forza che ‘tira’ verso il basso, permette di stabilire un severo standard di sicurezza in caso di incidente e delle pressioni anomale sulla testa che può generare. 
Il test della mentoniera (un carico di 5 Kg viene proiettato a grande velocità frontalmente contro la mentoniera del casco) e quello di penetrazione della visiera (un proiettile sparato frontalmente da un fucile ad aria compressa in tre diversi punti della visiera ad una velocità di 500 Km/h - 138 metri al secondo) terminano la trafila di test che permette anche a un casco da karting di ottenere l’omologa Snell. Quella scaduta il 31 dicembre 2018, ricordatevi, è la Snell K2005 e la Snell SA2005. In corso di validità rimangono la Snell-K2010 (fino al 31 Dicembre 2023) e la più recente Snell-K2015, oltre alle Snell CMR (2007 e 2016).

Omologazione CMR: di che si tratta?
Negli ultimi anni, data l’estesa presenza di piloti adolescenti e giovanissimi nel karting, è stato introdotto un nuovo criterio di omologa, dedicato proprio a loro. Fino a qualche anno fa infatti i caschi erano studiati, sviluppati e testati solo per l’uso da parte di adulti. I caschi per adulti però tendono ad essere troppo grandi e pesanti per i più piccoli ed è così che Fia e Snell hanno sviluppato una nuova omologa in cui si sono studiate nuove misure e calzate per piloti a partire dai 6 anni. I caschi marchiati da omologhe CMR (acronimo di Children’s Motor Sports) sono quindi studiati appositamente per i ragazzi fino a 15 anni di età e sono i soli utilizzabili in gara – ma consigliabili anche a chi non gareggia e inizia a cimentarsi con i kart 50 o 60 cc – dai piloti più giovani e giovanissimi.

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