Il kart sul tetto che… scotta

- Opinioni
È un'affermazione ricorrente: "Non c'è più nessuno che arriva in pista con il kart sul tetto della macchina!". Ma siamo sicuri che sia davvero così e, soprattutto, che sia colpa dei kartisti? (m.v.)

Discutendo della situazione di emergenza da Covid-19 e i suoi riflessi sull'attività kartistica con altri addetti ai lavori, ad un certo punto si parlava del fatto che le prove libere ripartissero a "numero chiuso" e dell'opportunità (o meno) di favorire i piloti "professionisti" rispetto invece a quelli più amatoriali se non addirittura i domenicali che vanno a girare solo nei weekend. Quello che mi preme sottolineare, al di là dell'argomento citato, è che ad un certo punto è saltata fuori una frase che ormai è più di un luogo comune per chi frequenta certi ambienti. Puntuale come la legge di Godwin per i social – quella per cui più una discussione su internet si prolunga, più aumenta la probabilità di un paragone con i nazisti o Hitler – alla fine è saltata fuori quella frase che sembra non possa mai mancare quando si parla dei kartisti più ruspanti: "Non c'è più nessuno che arriva in pista con il kart sul tetto della sua macchina". 

Una frase che, al di là della sua maggiore o minore veridicità, mi infastidisce abbastanza. Perché solitamente con questa si vogliono sottintendere diversi altri discorsi. E proprio per questo mi soffermerei per un'analisi più approfondita dell'affermazione in questione, in queste pagine che permettono di disquisire abbastanza liberamente su vari aspetti del karting, da quelli più seri a quelli più leggeri. Fra l'altro, nemmeno a farlo apposta, a confermare come non sia un discorso ormai passato di attualità sta pure l'intervista a Masotto pubblicata sullo scorso Vroom di gennaio, in cui Gianpaolo ha ricordato di quando Stefano Modena e suo padre venivano in pista con il kart sul tetto della macchina, appunto, e vincevano lo stesso. Nel suo caso serviva a far capire come per un pilota conti quello che dimostra in pista, e noi ai box (o sui social, per estendere il discorso ai tempi odierni). Ma non è certamente tutto qui. 

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