Perché è morto Thomas Knopper?

La colpa è di tutti? La redazione di Vroom chiude per ferie dal 14 al 31 agosto. Nel frattempo è opportuna una presa di posizione da parte di tutti noi. Perché non è stato fatto abbastanza.Se è ormai appurato che ai piani alti non riescono a risolvere problemi così essenziali per il nostro sport è necessario che i kartisti decidano quale strategia adottare per manifestare il proprio dissenso con forza. Chi tace acconsente e attesta l’attuale situazione, quellache infanga l’immagine del kart, la stessa per la quale Thomas Knopper,un kartista di 19 anni, ci ha rimesso la vita.

Io non so quanto possa essere attribuito a fatalità. Perché è facile in queste circostanze avanzare tale giustificazione. Ma perché nel 2009 è morto Thomas Knopper, un kartista di 19 anni?
A 20 anni dalla scomparsa di Andrea Margutti, allora 14enne, non è cambiato nulla. Pardon è cambiato fin troppo, ma in peggio.
E ci tengo a precisare che il povero Andrea, sebbene cappottatosi sul rettilineo della pista di Parma dopo essere decollato sulla gomma posteriore del kart che si è trovato davanti improvvisamente, è morto per un problema al cuore. Comunque il senso non cambia. Da quel momento si comprese che in kart si poteva davvero morire. “Motorsport is dangerous” questo è quanto riportato sui pass di noi giornalisti, per farci intendere che se veniamo falciati in pista l’Organizzatore e la Cik non ne sono responsabili.
E invece chi è responsabile della morte dell’olandese nell’anno 2009? Perché dopo tutte le variazioni regolamentari che hanno appesantito il mezzo di oltre 50 kg non si è riusciti a risolvere il problema del kart che decolla una volta entrato in collisione con un altro kart? Perché invece di giustificare un’azione speculativa che ha prima di tutto appesantito e abbruttito il kart, oggi ci ritroviamo con un mezzo che si cappotta come prima ma con più di 100 kg che ti vengono addosso? La velocità raggiunta dai 125 a marce dei nostri giorni non è da sottovalutare. Ma stiamo trattando di un mezzo da corsa, non è vero? Esclusivamente racing. E quindi è giusto che produca velocità, specialmente a certi livelli. Ma se il kart si è potenziato (non evoluto né migliorato) come possiamo definire il circuito in cui il kart deve competere? La pista di Liedolsheim, in Germania, almeno dalle foto e dalle numerose testimonianze, non è certo da prendere ad esempio come pista modello del nuovo millennio.
Ma la pista è di proprietà di un privato, di una società o di un ente che dovrebbe rispondere a delle norme che ne garantiscano prima di tutto la sicurezza. E chi è che deve accertarsi che siano stati effettuati quei lavori per permettere ai kartisti di correre in sicurezza? In Italia è la Csai, comunque l’Asn in ogni Paese dove si organizzano gare. E quindi se Thomas fosse morto per colpa degli spazi di fuga limitati che presenta la pista tedesca, è giusto che sul banco degli imputati ci finiscano anche coloro (responsabili Asn) che hanno dato il benestare per lo svolgimento della gara.

 

Ma prima di affondare il colpo verso questa struttura sicuramente non idonea ad ospitare gare di kart (eppure su questa pista se ne sono disputate a iosa) quante sono le piste che oggi non possono permettersi di godere di una certa immunità per quanto riguarda l’aspetto sicurezza? Forse non bastano le dita di entrambe le mani per contarle tutte. Perché per essere seriamente critici, evitando accuse gratuite tanto per infangare a piacimento qualsiasi impianto, la riflessione inizia già dalle norme legiferate, anch’esse non più adeguate alle necessità cui la pista di kart oggi dovrebbe far fronte. Un tracciato idoneo è anche quello che evidenzia meglio le caratteristiche di un kart. Voglio dire che a prescindere dalla casualità che può provocare un incidente mortale c’è anche la consapevolezza che il kart di oggi non si sposa con certe direttive che impongono delle prestazioni anomale ai kart. La prerogativa del kart non è la velocità: il bello del kart stava proprio non solo nella sequenza mozzafiato di curve e controcurve che esaltava la guida in tracciati come la Pista d'Oro di Roma, ma anche nella bassa velocità media.
Un'affermazione, quest'ultima, che potrebbe dar fastidio a chi è ormai abituato a piste dove stai giù col gas per dozzine di secondi prima di dover usare anche il freno; oppure sconcertare gli incompetenti, quanti cioè pensano che più la velocità è alta, più sia qualificante. Niente di più alieno al kart, invece. Perché una bassa velocità media significa prima di tutto un aumento esponenziale della sicurezza (e sappiamo di quanto ce ne sia bisogno), poi una valorizzazione della guida e del pilota anziché del telaio e del motore, infine maggiori prestazioni. Una contraddizione? Mica tanto: quando guidate la macchina, vi schiaccia di più al sedile accelerare in seconda marcia o in quinta? Perché gli smanettoni delle macchine protossidate preferiscono la partenza da fermo anziché le tirate in autostrada?
Ecco, lo stesso in kart: piste senza rettilinei sconsiderati permettono di montare rapporti corti, che soprattutto con i monomarcia consentono accelerazioni fulminee e una guida tutta nervi, facendo anche imparare a come usare il gas. Una volta una pista come quella di Parma era considerata già incredibile in quanto a velocità possibili; anzi, pure un po' esagerata e per questo riservata ai più esperti (e quindi anche un punto d'arrivo, una sorta di università del kartista). Da quando decidono gli incompetenti (quelli cioè che parlano di kart senza conoscerlo a fondo in tutte le sue sfaccettature) chissà com'è la tendenza è cambiata, e Parma ora sembra quasi una pista medio-lenta; rimanendo peraltro una delle più formative.


 

La redazione di Vroom chiude per ferie dal 14 al 31 agosto. Nel frattempo oltre a vivere un periodo di necessario riposo è opportuna una presa di posizione da parte di tutti noi. Perché non è stato fatto abbastanza. Se è ormai appurato che ai piani alti non riescono a risolvere problemi così essenziali per il nostro sport è necessario che i kartisti decidano quale strategia adottare per manifestare il proprio dissenso con forza. Chi tace acconsente e attesta l’attuale situazione, quella che infanga l’immagine del kart, la stessa per la quale Thomas Knopper, un kartista di 19 anni, ci ha rimesso la vita.

N.B. Le immagini subito dopo l'incidente sono state pubblicate dal sito www.telegraaf.nl

Created by: admin - 13/08/09

Naviga le Rubriche

RACES

INTERVIEWS

ON THE TECHNICAL SIDE

FROM KART TO F1

SIM - Racing Simulator

OPINION

PROSSIME GARE

Iscriviti alla Newsletter

Rimani aggiornato sulle ultime notizie dal mondo del kart!