VROOM 241 sta andando a ruba

Oggi, nell’avviare le macchine, il sistema UPS e qualche condensatore non ne hanno voluto sapere di riprendere a funzionare… I tecnici erano in trasferta e così abbiamo ripristinato un vecchio sistema UPS in attesa di cambiare le batterie a quello più potente e, saldatore alla mano, ci siamo divertiti a cambiare due condensatori esauriti nell’Hub di rete. Insomma alla fine ce l’abbiamo fatta. È così anche l’anteprima del numero di settembre Vroom 241 è in rete. Sappiate che questo numero, particolarmente ricco di servizi, è stato distribuito in edicola il 24 Agosto… Per chi ancora non lo avesse acquistato: Ecco cosa perde…

Editoriale 241

SCHUMACHER E IL KART

Chi non ricorda la risonanza mediatica che Schumacher creò nell’ultima prova del mondiale FSA a Kerpen nel 2001? Un evento difficile da dimenticare. Un evento straordinario. Come straordinaria fu la partecipazione al mondiale karting di Michael Schumacher, campione del mondo F1 con la Ferrari. Ancora me lo ricordo questo fenomeno che si muoveva dalla tenda alla pista con le guardie del corpo. Che sfilava lentamente durante le prove (esageratamente) almeno per 2 giri come se fosse la prima volta che girasse su quel tracciato, per poi mettere giù il piede e fare la differenza. Un campione non c’è che dire. Ma le sue capacità di pilota e collaudatore non sono in discussione. Da quella volta però Schumacher si fece notare anche per le sue qualità di promotore del karting. Altrochè. Non ricordo un effetto così dilagante. Giornali e televisioni di tutto il mondo dedicarono tanto spazio a quell’evento, la quinta prova del mondiale kart vinto da Liuzzi. E il bello è che nelle dichiarazioni il campione tedesco faceva ben attenzione a risaltare gli aspetti propedeutici del kart, fondamentali per costruirsi un avvenire nel mondo delle corse in auto. Noi kartisti lo sappiamo, ma in quell’occasione grazie a Schumacher in tutto il mondo riecheggiò questa filosofia. Schumacher poi continuò a vincere in F1, con la Ferrari, ma continuò anche la sua collaborazione con la Tonykart, un rapporto sempre più stretto col patron Robazzi. Le manifestazioni si sono susseguite con Schumacher sempre più a contatto col kart anche come collaudatore dei propulsori dell’azienda di Prevalle. E anche dopo aver appeso il casco al chiodo (si fa per dire) Schumacher ha sempre continuato a coltivare la sua passione per il kart impegnandosi insieme all’amico Peter Kaiser a dare vita a un team per piloti promettenti del vivaio tedesco. Ma veniamo a quanto accaduto nei primi giorni di agosto, a Lonato. Schumacher dopo tre anni di assenza dalla F1 ha risposto al richiamo di Montezemolo per prendere il posto lasciato vacante da Massa, protagonista di un incidente incredibile durante le prove del GP dell'Ungheria, in attesa che il brasiliano torni idoneo per guidare una F1. E così l’effetto Schumacher si è ripetuto ancora, non proprio come nel 2001, però l’immagine del tedesco sul Tonykart ha fatto parecchio effetto. E, come sempre, Schumacher ai giornalisti ha ribadito che la pratica in kart lo aiuta a prepararsi per l’impegno con la F1. Una preparazione fisica (braccia soprattutto) e mentale (risposta ai veloci input che il kart provoca durante la guida).

Ma è poi così vero che tutta questa pubblicità riesca a coinvolgere davvero le masse alla pratica del kart? Schumacher in kart visto al telegiornale è una "bomba" mediatica incredibile, una promozione di un'efficacia dirompente e che non ha prezzo. Solo che, come dice qualcuno, per tutto il resto c'è Mastercard... e per correre in kart ce ne vuole un bel pacco! Insomma, con una tale pubblicità di portata globale, soprattutto in occasione della prova mondiale di Kerpen, i kartisti praticanti sarebbero dovuti raddoppiare o quasi. Ma ciò non è successo. Perché? I casi sono due, e probabilmente si sono verificati entrambi. Tanto per cominciare, può darsi benissimo che la crisi sarebbe stata ancora (molto) peggiore e che senza l'apporto di chi è arrivato sulla scia delle gesta kartistiche di Kaiser Schumi la crisi sarebbe stata più grave, con ancor meno piloti praticanti, o comunque arrivata prima. Inoltre, mettiamoci nei panni di chi, preso dall'entusiasmo di ciò che gli aveva mostrato il ferrarista, pensa finalmente di poter soddisfare la sua brama di corse automobilistiche vissute in prima persona con qualcosa che non ha i costi delle auto (sennò sarebbe già stato a correre in autodromo, no?) e allo stesso tempo offre adrenalina a litri. Costui si reca in un kartodromo, da un preparatore o presso un karting club ad informarsi: che situazione pensate gli venga prospettata? Costi che non hanno nulla da invidiare a quelli di certe corse automobilistiche, complicazioni a iosa già al momento di scegliere quale licenza fare, necessità di impegnarsi quasi ogni fine settimana per riuscire ad ottenere sia una messa a punto decente del kart (con l'obbligo di un meccanico specializzato) s¡ia un minimo di allenamento ormai indispensabile anche per affrontare la garetta della parrocchia. Pensate che questo novello emulo di Schumacher resti ancora così convinto come era in partenza? E se anche prosegue e decide di acquistare comunque un bel kart – se ha i soldi non è questo il problema – ha passato solo il primo scoglio. Dopo viene il momento di usarlo, questo kart: arrivando sì a scoprire che è una guida esaltante, ma anche che per il portafoglio è un'emorragia continua, che si fa una fatica bestia (lo sapevate che in kart il cuore supera i battiti raggiunti alla guida di una F1?) e che vincere non è proprio così facile. Quest'ultima considerazione dovrebbe in realtà essere positiva, dal punto di vista sportivo e della propedeuticità; non è così, però, quando si scopre che a vincere sono quelli che spendono di più e/o che fanno i furbi. Risultato: un paio di gare per rendersi conto appieno di questa situazione, dopo di che si appende il casco al chiodo. E mentre i signori della Federkart gongolano e si fanno belli con i numeri relativi alle licenze staccate, idem i costruttori per qualche kart venduto in più, in realtà sono state poste le fondamenta per la crisi del nostro sport: gli organizzatori e le piste languono con gare senza partecipanti e soprattutto è stata gettata alle ortiche un'occasione promozionale unica, che non si ripeterà più. Riuscendo anzi a rovinare maggiormente l'immagine del karting agli occhi degli appassionati di motori e a compromettere il serbatoio di quanti avrebbero potuto diventare kartisti stabili se solo avessero trovato un ambiente più favorevole.

Ma allora, penserà qualcuno, il kart fa schifo ed è tutto da buttare? Beh, no, certo che no. Non vogliamo fare del disfattismo, bensì ricordare alcune questioni troppo spesso colpevolmente dimenticate. Anzi, ne approfittiamo per ribadire una cosa ben precisa: il kart in sé e per sé non ha colpe. Tutt'altro: è un mezzo semplice, divertente e gratificante. Il problema è che ci ha messo mano gente che, per interesse o semplice incompetenza, l'ha reso qualcosa di differente; qualcosa di perverso e che non è più un kart nel concetto originale del termine.

Perché il kart è (o dovrebbe essere) un mezzo semplice ed essenziale. Due qualità che ne portano a rimorchio tante altre. Per cominciare, l'economicità: perché la semplicità limita i costi (quel che non c'è ha costo zero...). E perché se ora come ora in Italia possiamo contare su una base di 4.000 praticanti circa, tutti gli addetti ai lavori sono concordi nel ritenere che la potenzialità sia di almeno quattro volte tanto, se solo il karting fosse reso meno costoso. Poi semplicità significa anche facilità di gestione: un kart “vero” è un mezzo che qualsiasi appassionato è in grado di maneggiare con un minimo di infarinatura meccanica (insomma, saper stringere le viti e poco più) senza bisogno di un meccanico dall'esperienza decennale. La semplicità si tramuta anche in velocità: come abbiamo verificato in varie occasioni e anche su questo stesso numero di Vroom (vedi test col 100 Cadetti) un kart leggero, senza inutili orpelli che l'appesantiscono, ha maggiori prestazioni senza necessità di complicate (e costose) sofisticazioni. Semplicità è pure sinonimo di sicurezza: è più difficile che si verifichi un'avaria mentre guidiamo in pista (ciò che non c'è non si rompe) e in caso di malaugurato incidente un kart più leggero non solo rallenta prima, ma non ti schiaccia se ti cappotti. Semplicità, infine, è divertimento: se il tempo lo passi a guidare in pista, anziché a sistemare il mezzo (va bene la passione per la meccanica e il “metterci le mani”, ma tutto ha un limite), e non sei distrutto dopo 5-6 giri, una giornata con il kart diventa qualcosa di cui non riesci più a fare a meno.

Quindi il kart è un mezzo euforico e positivo; solo che ultimamente la sua filosofia è stata tradita. E non solo dal punto di vista meccanico, arrivando a complicazioni e appesantimenti (e costi) che non hanno ragione d'essere, ma anche da altri punti di vista solo apparentemente collaterali. Come aver cercato di renderlo sport d'elite, quando invece la sua natura e fortuna è quella di poter rappresentare la branca popolare e iperdiffusa dell'automobilismo; dimenticando fra l'altro che per essere realmente d'elite uno sport non serve che sia “per pochi”, deve avere una considerazione e rispettabilità che il karting oggi non ha. Per chiarire questi aspetti potrebbero essere utili paragoni con il golf e il tiro a segno: un'idea per il futuro che farebbe seguito al bel parallelo kart-sci già fatto su queste pagine dalla nostra Elena Lana. Il “tradimento” continua nell'avere trasformato i kartodromi in piccoli autodromi: il bello del kart stava proprio non solo nella sequenza mozzafiato di curve e controcurve che esaltava la guida in tracciati come la Pista d'Oro di Roma, ma anche nella bassa velocità media. Un'affermazione, quest'ultima, che potrebbe dar fastidio a chi è ormai abituato a piste dove stai giù col gas per dozzine di secondi prima di dover usare anche il freno; oppure sconcertare gli incompetenti, quanti cioè pensano che più la velocità è alta, più sia qualificante. Niente di più alieno al kart, invece. Perché una bassa velocità media significa prima di tutto un aumento esponenziale della sicurezza (e sappiamo di quanto ce ne sia bisogno), poi una valorizzazione della guida e del pilota anziché del telaio e del motore, infine maggiori prestazioni. Una contraddizione? Mica tanto: quando guidate la macchina, vi schiaccia di più al sedile accelerare in seconda marcia o in quinta? Perché gli smanettoni delle macchine protossidate preferiscono la partenza da fermo anziché le tirate in autostrada? Ecco, lo stesso in kart: piste senza rettilinei sconsiderati permettono di montare rapporti corti, che soprattutto con i monomarcia consentono accelerazioni fulminee e una guida tutta nervi, facendo anche imparare a come usare il gas. Una volta una pista come quella di Parma era considerata già incredibile in quanto a velocità possibili; anzi, pure un po' esagerata e per questo riservata ai più esperti (e quindi anche un punto d'arrivo, una sorta di università del kartista). Da quando decidono gli incompetenti (quelli cioè che parlano di kart senza conoscerlo a fondo in tutte le sue sfaccettature) chissà com'è la tendenza è cambiata, e Parma ora sembra quasi una pista medio-lenta; rimanendo peraltro una delle più formative.

Insomma, il kart è e rimane il miglior “produttore di adrenalina” per gli appassionati di motori e di quattro ruote, ma dobbiamo difenderlo da chi lo vuol far diventare qualcosa di diverso da quella che è la sua natura. Se tanta gente va a divertirsi girando con il kart la domenica e diserta le gare, se un centista come Schumacher adesso preferisce un 125 a marce (e lo stesso hanno fatto Kubica e Alonso), un motivo ci sarà. E occorre che qualcuno cominci a rifletterci sopra.

Giuliano Ciucci Giuliani - Maurizio Voltini



 




SOMMARIO ANALITICO VROOM 241




 

COPERTINA



TEST COMPARATIVO: TRE SCUOLE A CONFRONTO

100 Cadetti, 100 Junior, KF3. Le tre categorie che hanno formato generazioni di kartisti

Chiude la trilogia delle prove comparative tra kart del passato e attuali questo interessante confronto tra le categorie “entry level” della classe monomarcia. Qual è la più formativa delle tre per un giovane aspirante pilota? Giudice d’eccezione per questo nuovo incredibile test Vincenzo Sospiri!


 

SPECIALE – VROOM NEL MONDO

Ci è sembrato corretto nei confronti dei lettori italiani informarli della celebrazione del numero 100 di Vroom International, quello redatto in lingua inglese e distribuito in oltre 80 Paesi. Ecco i motivi di un successo che si sta consolidando nel tempo e cosa dicono di Vroom all’estero alcuni esponenti di spicco del karting internazionale.

 

 

INTERVISTA – RICCARDO PICCOLI

Sale alla ribalta in pochissimo tempo. E forse neanche lui si aspettava un tale risultato.Comunque meritato. Ecco cosa confida a Max Di Falco il neo campione italiano Riccardo Piccoli…



 

IL PERSONAGGIO DEL MESE – GIANNI BALEN, IL RE DEL BICILINDRICO

Gianni Balen è un personaggio eccezionale. Nonostante abbia vinto 3 campionati del mondo nella leggendaria 125 Formula C, nonostante abbia sempre realizzato dei motori eccezionali, è misconosciuto ai kartisti. Ecco chi è e cosa ha fatto…

 

 

PRIMO PIANO – RKS RACING SYSTEM

È il sistema di acquisizione dati di Danilo Rossi. Ecco come il noto team manager si è messo in discussione in un settore così inflazionato. Vroom si è affrettato a testare questo nuovissimo dispositivo direttamente sul tracciato di Arce, pista di collaudo della DR.

 

ANTEPRIMA – CHI VINCERA’ IL MONDIALE JOE?

A pochi giorni dal mondiale di Sarno, Joe Romano ci dice chi, per lui, è il favorito per la vittoria al mondiale KZ tra i motoristi…


VINTAGE – RESTAURO DAP 100 1989 - II parte

Abbiamo finito di smontare il “nostro” DAP. Abbiamo catalogato i pezzi e abbiamo visto cosa manca e cosa non manca per poterlo rimontare…



 

GARAGE – LE COSE DA SAPERE

Ci sono tanti accorgimenti, tante operazioni che per gli appassionati del karting di lunga data vengono fatte quasi in automatico, senza pensarci, talmente sono considerate scontate. Ma non lo sono per i neofiti, per quelli che si avvicinano a questo fantastico ma insidioso mondo. Vediamo di dare qualche consiglio affinché la prima volta non sia neanche… l’ultima.


 

 

GARE

EUROPEO SKF/KF2 – ESSAY (F)

Vainio di forza, Chamberlain di testa


OPEN MASTERS - SARNO

Piccoli Campione


REGIONALI E TROFEI

Molise, Sardegna, Piemonte, Abruzzo, Nord Est.


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Created by: admin - 01/09/09

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