Quattro mesi possono bastare...

Ecco una delle tante lettere che arrivano in redazione che si sommano alle altrettante che ci giungono via internet. Il leit motiv è sempre lo stesso: i costi eccessivi per praticare il kart. Quella che pubblichiamo è solo la prima parte della lettera che abbiamo preso ad esempio per intavolare una discussione che verrà sviluppata e approfondita anche sul prossimo Vroom di ottobre, il numero 242 in edicola a fine settembre.

Ringraziamo Paolo, il nostro lettore, per aver centrato ed espresso in maniera chiara l'argomento sul quale da un po' di tempo dibattiamo. E soprattutto per aver lanciato un nuovo quesito come mai forse era stato così bene evidenziato: come si colloca nel panorama della nostra disciplina motoristica il kartista della domenica? Quello di primo pelo, che si rende conto dopo solo qualche mese che il kart non è poi quello che aveva immaginato. E la disamina di Paolo è ficcante perché vera e ci tocca tutti.
C'è più di qualcuno, e non parlo solo della Fik o della Csai... che sta lavorando per distruggere il kart della domenica, quello che faceva divertire e che contava migliaia di praticanti che si misuravano nelle piste di tutta Italia. Al solo scopo di caldeggiare certi disegni per niente promozionali, anzi controproducenti perché accentratori di potere, finalizzati a creare business esagerati ma solo per pochi, mirando così a fare tabula rasa del movimento kartistico nazionale e dei “poveracci” che lo costituiscono ma che hanno finora tenuto in piedi tutto l'ambiente.
Fortunatamente sono ancora tanti i kartisti che non cedono davanti a certe provocazioni. Ma quello di Paolo che appende il casco al chiodo dopo soli 4 mesi è un monito comunque sufficiente per farci riflettere.
Partecipate tutti al dibattito e non perdetevi il prossimo numero: verrete a conoscenza del risultato del sondaggio "Come ti Vorrei" che ci permetterà di comprendere quale kart vuole la maggioranza degli italiani...


"Ho letto il vostro editoriale di settembre n. 241, mi volevo complimentare con voi per quanto scritto. Finalmente qualcuno del settore che inquadra con chiarezza il problema di questo sport: i costi. Chi vi scrive ha 35 anni ed è un kartista da soli 4 mesi. Anni a noleggiare i kart nelle piste di tutto il meridione e poi, finalmente, l’acquisto di un kart (usato ovviamente). Non vi sto a raccontare quanti problemi ho dovuto affrontare sin dalla scelta di quale kart comprare: ci sono tante categorie e specie che c’è veramente da impazzire!!! Alla fine ho optato per un kart semplice ed economico: un Easykart 125cc.
Il nome mi trasmetteva quella tranquillità e quella sicurezza che solo un kart semplice ti può dare, e, in effetti, non è tanto difficile da gestire. I problemi però (come avete scritto voi) non finiscono con l’acquisto. Abito in Campania, vicinissimo alla pista di Sarno, quindi è lì che vado a girare solitamente e, per economizzare, spingo con il carrellino il mio kart fino alla pista. Niente costi di trasporto per fortuna ma in pista non c’è spazio per l’improvvisazione: camion, furgoni, tende, team, meccanici e tanti piloti agguerriti con kart e attrezzature all’ultimo grido. In questo ambiente così professionale mi sento un po’ un pesce fuor d’acqua ma non mi lascio certo intimorire e corro insieme a loro. Corro da solo, senza meccanico, senza l’amico che mi spinge, senza furgone, senza niente di niente. Io e il mio kart!! Mi diverto, per me è questo quel che conta o almeno è questo che dovrebbe importante a tutti coloro che praticano questo sport, ma purtroppo non la pensano tutti allo stesso modo. La prevalenza dei piloti che corre si allena tantissimo e spende altrettanto. Tra dotazione, manutenzioni, “preparazione motori” e giorni in pista, i kartisti spendono migliaia di euro l’anno. Vi chiederete: stai parlando di piloti professionisti? No, io parlo di persone che fanno al massimo le MTL. Allora io vi domando: se queste sono le premesse, se questi sono gli “hobbisti”, in che categoria si possono inquadrare le persone come me? Mi domando, perché spendere decine di migliaia di euro l’anno solo per praticare uno sport a livello amatoriale? Che senso ha? La risposta sta forse nel fatto che, non essendoci alcuna alternativa possibile (tranne che girare da soli), per correre, indipendentemente dalla categoria, la regola generale è una soltanto: o spendi o molli subito..." (continua su Vroom N. 242, in edicola a fine settembre).

Paolo, via internet


Created by: admin - 16/09/09

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