Aca' toro... Genis non perdona

Al timone della GeniKart, Genis Marcò è il più giovane e promettente team manager, da due anni una realtà grazie anche alla fornitura ufficiale Alonso Kart, di cui è stato in larga parte promotore

"El fenómeno Alonso ha destapado una fiebre por el mundo del motor sin precedentes en nuestro país". Così lo scorso anno Germán Casanova, noto giornalista spagnolo, commentava sul quotidiano catalano "Sport" il debutto nelle principali categorie Formula di Jaime Alguersuari, Dani Clos, Oliver e suo fratello Daniel Campos: tutti piloti - Alonso compreso - passati tra le mani di Genis Marcò.
Un preparatore-fenomeno? Un ottimo telaista? O un uomo che sa capire la psicologia dei propri piloti, per incoraggiarli e portarli al successo, prima mentale poi agonistico? Il team manager spagnolo, alla guida della Alonso Kart, sembra essere tutto questo, soprattutto se si parla di piloti spagnoli: al momento ne segue ben sette. Che sia lui ad avere l'occhio giusto per i piloti più promettenti, o che siano loro a scegliere il miglior team manager? A pensarci bene la vittoria, come sempre, sta nella giusta accoppiata.
Figlio - professionalmente parlando - di Mauro Pozzi, Genis apprende dal "maestro" trucchi e malizie. "Non capivo niente - confessa - e se sono qui è solo grazie a Mauro". Umile, caparbio, determinato e ottimista, lo spagnolo segna la terza generazione di team manager che, nel karting, hanno lasciato un segno. E per Genis è solo l'inizio...

"La mia avventura kartistica inizia nel 1986: ero un giovane pilota spagnolo, alla ricerca come tutti della gloria. Ma in realtà in gara io non correvo... partecipavo! Evidentemente il mio destino era un altro. La mia carriera è durata 8 anni: ne avevo 11 all'inizio e arrivato ai 19 decisi di abbandonare il volante e dedicarmi ai libri, impegnandomi in materie economiche e gestionali. In quel periodo ho vinto due campionati spagnoli, o meglio, me li ha fatti vincere il mio preparatore, una persona speciale a cui devo non solo quello, ma la gran parte di ciò che sono ora: Mauro Pozzi".

Perché hai interrotto la carriera da pilota?
- In Spagna me la cavavo bene. Ma arrivato in Italia, partecipando alle categorie importanti, mi accorsi dei miei limiti. Da me si correva con un sistema diverso, molto meno professionale, e da allora capii che per essere competitivi in ambito internazionale, bisogna essere abituati a gareggiare in ambito internazionale. Se sei un pilota abituato a certi limiti anche regolamentari, come le gomme dure, non ti puoi confrontare con chi utilizza mezzi e gomme di un altro livello. Ora mi accorgo di quanto quel divario potesse pregiudicare le mie aspettative di pilota ma allo stesso tempo, come team manager, essere consapevoli di quella esperienza vissuta sulla propria pelle mi permette ora di giudicare più realisticamente un pilota, ed anche aiutarlo sotto l'aspetto mentale.


Ulteriori dettagli e approfondimenti su Vroom di aprile 2006
(n°212)

 

 

Created by: admin - 27/09/07

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