1 maggio ’94, il nostro Ayrton

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Per gli appassionati del motorsport, il 1° maggio non è una data come le altre.

Ogni anno torniamo un po' indietro nel tempo, per chi era presente, e torniamo a pensare a che cosa ha rappresentato Ayrton Senna per il mondo dei motori. Dopo 26 anni dal quel tragico weekend che, oltre ad Ayrton, porto via anche Roland Ratzemberger, come ogni anno troviamo giusto ricordare il pilota che fece innamorare tutti di quella Formula 1 d’oro, dell’epoca dove l’uomo contava di più della macchina e spesso faceva i conti con la politica dello sport. Ayrton Senna ha segnato generazioni ed epoche, lasciando qualcosa in tutti quelli che, anche se non sono nati con il suo mito, hanno tratto ispirazione dall’uomo prima ancora del pilota.

Per quest’anno abbiamo deciso di raccontare Ayrton a modo nostro, scrivendo qualche ricordo, qualche pensiero che torna alla mente ripensando a Senna. Ecco alcune parole della nostra redazione.

Simone Corradengo
Sono nato nel 1996 e, purtroppo, ho perso interamente l’epoca di Ayrton. Questa “assenza giustificata”, tuttavia mi ha permesso lo stesso di appassionarmi a questo mondo che, attualmente, rappresenta la costante della mia vita. Sono cresciuto con Michael Schumacher ma negli anni, documentandomi e appassionandomi, ho scoperto e capito chi fosse Ayrton e cosa ha rappresentato per il motorsport. L’ho sempre trovato misterioso, con una personalità sua che non lasciava mai trasparire a caso e per questo è riuscito ad entrare nel cuore e nella mente di tanti. La prima volta che vidi un suon on-board faceva riferimento alla pole position di Montecarlo 1991, l’ho sempre definito come il giro perfetto, non avevo mai provato un senso di rischio e di velocità come quello soltanto attraverso uno schermo, non era la mia Formula 1, non era quella del cambio al volante… qualcosa di incredibile che spesso riguardo. Ci sono poi quelle frasi, aforismi e momenti storici che da sempre mi hanno ispirato e per questo sono contento, lo stesso.

Fabio Marangon
Non ero suo tifoso e probabilmente non lo sarei diventato mai, ma se è per questo ho sempre tifato per perdenti e scorbutici col volante tipo Alesi, Irvine o De Cesaris. Senna ha iniziato a vivere in maniera indelebile da quel 1 Maggio, un po' come quando scopri che è morto un parente lontano e siccome l'eredità è pesante, allora decidi di andare ad informarti per conoscerlo meglio. Da quell'archivio infinito che è stata la sua vita in soli 34 anni, è venuto fuori qualcosa di unico ed è stato bello condividere questa eredità con i milioni di persone che da allora hanno iniziato ad amarlo. Anche mia zia settantacinquenne, quella che non segue lo sport.
 


Andrea Saccucci
La prima volta che ho visto Ayrton Senna era il 1988 a Imola ero però troppo piccolo per capire, in mezzo al frastuono dei motori turbo, l'uomo oltre il pilota. Nel 1995 durante una esibizione di auto da competizione c’era una vettura tutta blu e bianca, una Formula 1... era la FW16 con il numero 2 sul musetto. Sebbene fosse solo una showcar rimasi a guardarla a debita distanza, intimorito dal numero e dal nome scritti sull'abitacolo. Aspettai il tardo pomeriggio, quando alla chiusura la coprirono con un telo per sgattaiolare dentro l'abitacolo e afferrare il volante e i paddle dietro di esso.... non ricordo quanto tempo  restai dentro quell'abitacolo fermo, immobile ma ricordo bene di aver sentito una energia particolare, avevo 11 anni.

Alberto Rondelli
Il mio ricordo del 1° maggio non è tanto riferito al Gran Premio, quanto piuttosto a quando mi recai nel pomeriggio in redazione, per chiudere il numero di Autosprint. Entrato in ufficio fui accolto da un silenzio incredibile, ma soprattutto dalle facce angosciante dei miei colleghi giornalisti, molti dei quali erano amici fraterni di Senna: il fotografo Angelo Orsi, il direttore Carlo Cavicchi, e ricordo molto bene un altro mio collega che mi accolse con le lacrime agli occhi. Pur essendo 4 anni che lavoravo al giornale, mi resi conto solo allora di quanto Ayrton fosse “vicino” a queste persone. Poi ho ancora in mente il momento nel quale arrivarono in redazione i fotocolor dell’incidente, con gli scatti che aveva fatto Orsi, e ricordo anche quando presero la decisione di non pubblicarli perché troppo crudi, rinunciando ad uno scoop sicuramente mondiale. Poi nelle settimane successive la “lotta” che il giornale fece con servizi, copertine, speciali, per far uscire la verità del piantone. Insomma il mio ricordo di Senna è legato alla rivista nella quale ho trascorso 30 anni della mia vita. Una seconda casa insomma, dove essere sfrattati all’improvviso, fa ancora più male.
 


Luigi Monteferrante
Ayrton è in realtà quello che chiamerei il mio amico Donatello. Era un grande fan di Senna, mentre ero più un fan di Prost per qualche strana ragione - forse perché sono nato e cresciuto in Quebec, in vacanza in Italia dove avrei trascorso caldi pomeriggi estivi guardando la gara di F1 tutto da solo su una TV in bianco e nero. Comunque, io e Donatello, e una manciata di altri ragazzi, eravamo appassionati di windsurf. Inizieremo a metà marzo. Avevamo una tavola, una vela e ci occupavamo del freddo indossando un paio di maglioni di lana e un K-Way. Tranne Donatello, che avevamo soprannominato Ayrton perché era così veloce e molto interessato alle caratteristiche tecniche e agli aspetti del windsurf. Guardavamo tutti Donatello, come se guardassimo Senna in TV al beach club quando non facevamo windsurf, e rimanevamo zittiti dalle sue capacità, dalla sua grazia e dalla sua velocità illimitata - guardavamo in silenzio, umiliati. Come il grande Senna. Sì, potremmo vantarci e vantarci tutti e convincerci di essere migliori dell'altro ragazzo, ma quando il nostro Ayrton era li - silenzio, le nostre teste si inchinavano, ma con un occhio che sbirciava per vedere come facesse! Anni dopo, ci siamo visti di nuovo, sempre per la velocità. Moto. La nostra ultima corsa insieme, abbiamo pranzato in una stazione sciistica - era inverno, e lui era caldo e gentile, un cuore d'oro, con gli occhi che brillavano come quando parlava del giro di qualificazione di Senna, e abbiamo parlato di destinazioni future, ma ce n'era una che non avevamo immaginato. Donatello morì poche settimane dopo. Stava guidando la sua moto, tornando a casa, quando un piccolo imbroglione noto per le sue buffonate in auto arrivò di corsa verso il mio buon vecchio amico. Era difficile da credere, ma quando l'ho visto sdraiato all'obitorio, mi sono precipitato in lacrime. Questo è successo molti anni fa e alcune persone ti sfuggono di mente, mentre altre sono insostituibili, è vero. Il mio Ayrton, tanto quanto il tuo. Posso vederli entrambi lassù in quel Big Track in the Sky e vanno via, fianco a fianco, nella prima curva attorno a Cloud Nine...

Redazione Vroom
Credits: Tumblr -  fabforgottennobility (Ercole Colombo) / Archivio Vroom

Created by: scorradengo - 01/05/20

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