FATHER AND SON

- Speciale
Padre e figlio: un rapporto che è spesso il cuore dell'attività in pista, ma che negli ultimi 30 anni è mutato. Padri sempre meno "meccanici" e sempre più "manager", quando non sono vere e proprie spine nel fianco dei reparti corse. Come è cambiato il rapporto tra padre e figlio in pista? (F. Marangon)

Leggende metropolitane recenti raccontano di ragazzi chiusi nel furgone al buio in mezzo ai telai dal papà, per punizione al rientro da una gara andata male. Quelle più datate di gran risse nel paddock con i papà che scazzottano nel parco chiuso. Di certo c’è che la passione dei padri è spesso la scintilla iniziale nel percorso racing di ogni pilota, che questi divenga professionista negli anni o anche quando la pista rimanga l’hobby della domenica. I padri e figli celebri con cui ne abbiamo parlato confermano questo binomio speciale, anche se intorno alla coppia oggi ruotano sempre più fattori – specie quando c’è una carriera a cui puntare. 

«I piloti di oggi, anche se solo 14enni, vivono un ambiente molto professionale. Sotto alle grandi tende c’è il telemetrista, il fisioterapista, tutto è impostato già come nelle Formule e lo spazio per i papà, anche quando sono ex piloti, è ridotto.» ci racconta Riccardo Patrese, celeberrimo ex pilota di F1 e papà di Lorenzo, oggi pilota in OK che si appresta al passaggio in F4 al termine della stagione in corso.
«Io sono felice del rapporto che ho avuto nei primi anni ‘70 con mio padre in pista – continua Patrese – quando si caricava il kart sopra al tetto della macchina e si lavorava insieme sul telaio prima delle gare. Anche se negli ultimi due anni, quando corsi con Baroni e poi con Birel il Mondiale, il contesto cambiò leggermente, lui era sempre presente. Al 95% il ruolo dei padri in pista è cambiato, anche perché questo mondo è oggi molto più professionale e non è nemmeno immaginabile l’idea di poter vedere un padre che spinge il kart del figlio ad un Mondiale, cosa invece comune ai tempi che furono. In qualche misura questo è negativo, perché prima c’era  modo, per il pilota, di crescere e maturare più gradualmente in presenza delle figure per lui di riferimento. Anche all’eventuale arrivo in Formula 1 (Patrese ci arrivò a 24 anni, n.d.r.) nessuno pretendeva che si fosse vincenti da subito. Questo perché al ragazzo era lasciato il tempo di diventare uomo oltre che professionista e quindi un atleta completo. Oggi se a 20 anni non hai ancora vinto un Mondiale di F1 le cose si complicano. Ma il mondo è cambiato nel suo insieme, quindi è chiaro che non si può tornare del tutto indietro.»

Si tende a pensare che spesso i padri possano forzare la scelta di correre in kart, imponendo ai figli quella che è in realtà una loro passione. Se forse è vero che questo può succedere in giovanissima età, quando invece i ragazzi decidono di continuare oltre la Minikart, sono loro ad amare realmente questa disciplina. 
«Mio papà è stato fondamentale all’inizio ovviamente, anche se sono stato io a chiedere di iniziare a correre. Di certo non me lo ha imposto lui di correre» ci confida Lorenzo Patrese a proposito degli inizi della sua carriera. 

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