Pietro Bagutti: Motorsport come spirito guida

- Intervista
Spesso e volentieri, il nostro sport ci regala storie incredibili da raccontare che non fanno altro che celebrare la passione e il culto del motorsport.

Pietro Bagutti è tra i nuovi talenti della 60 Mini, tra i più giovani in assoluto durante i weekend di gara ma sicuramente tra i primi per passione e dedizione verso la disciplina motoristica. Il giovane italo-inglese ha intrapreso fin da piccolissimo questo percorso che, come sappiamo, è sempre stato costellato e guidato da piloti che hanno fatto della propria passione e del proprio sogno il loro unico obiettivo ovvero quello di diventare piloti da corsa.

Pietro, come i più grandi del motorsport, non ha fatto altro che manifestare il volere di seguire quello “spirito guida” dei motori che senza se e senza ma e soprattutto senza altre spinte o stimoli ulteriori, l’ha portato a prendere parte ai weekend di gara mettendosi in gioco come i propri idoli. Dopo un buon percorso con risultati di rilievo nella categoria Entry Level, il salto in 60 Mini internazionale all’interno di manifestazioni di spicco come le competizioni WSK, ha destato subito interesse all’interno del team e del paddock per un giovane pilota di soli 8 anni già con la mentalità dei grandi. La stessa famiglia Bagutti ci tiene a non fare inutili proclami che troppo spesso hanno portato al nulla, ma anzi incoraggia e segue il piccolo Pietro in quella che non è altro che la sua avventura all’interno del motorsport. Come tutte le generazione di “ragazzi d’oro” che pian piano vediamo all’assalto delle massima categorie, anche Bagutti impressiona per la capacità di apprendimento degna delle nuove generazione sempre più all’avanguardia per approccio al weekend, lavoro con il team, doti innate e il saper agire di squadra leggendo fin da subito uno strumento di vitale importanza come la telemetria.



- Pietro, come è iniziata questa passione per i motori?
«La passione per il Motorsport non mi è stata tramandata dai miei genitori. Mi ricordo che già a tre anni avevo un grande interesse per i camion e i pullman, che ho iniziato a parcheggiare sulle ginocchia del mio papà che per lavoro utilizza questi grandi mezzi nei suoi tour musicali. Il gioco che preferivo (che faccio tutt’ora) era durante i viaggi in autostrada riconoscere i modelli di camion da dietro a circa 100 mt di distanza. Il film che mi ha stregato è “Rush”, il mio primo mezzo su ruote a 3 anni è stato un quad elettrico che mia mamma mi ha poi sequestrato perché ero un po’ spericolato alla guida. Un anno dopo è arrivato il mio primo easy kart che ho inaugurato nel parcheggio della zona industriale di Piacenza su una piccola pista di macchinine telecomandate... da lì la passione per il kart e la F1 è diventata una parte indispensabile delle mie giornate».

- Che cosa ti piace di più dell'essere pilota?
«Guidare prima di tutto, entrare in pista mettendomi alla prova per migliorare sempre i miei tempi. Inseguire i piloti e trovare l’attimo perfetto per sorpassare, l’adrenalina e la velocità mentre guido».

- Come ti sei trovato in una gara impegnativa come quella di Lonato (WSK) e come hai organizzato il tuo weekend?
«Il livello dei piloti è altissimo ed io a 8 anni ho dovuto dare il massimo per stare al loro passo, ma questa determinazione la metto in pratica sempre in ogni gara. I miei tempi durante tutta la settimana di WSK erano allineati con i migliori piloti, certo che l’età, l’esperienza e le tante gare che gli altri concorrenti hanno già fatto in questa categoria fanno differenza».



- Qual è il tuo sogno?
«Senz’altro lavorare nel motosport, il sogno più grande è ovviamente essere un pilota di F1. E poi, da “grande” mi piacerebbe diventare ingegnere in qualche team importante e vivere sempre e comunque a contatto con i motori».

- Hai già imparato a leggere uno strumento importante come la telemetria?
«La telemetria mi incuriosisce tanto, la sto analizzando soprattutto nelle ultime gare che ho fatto. La possibilità di poter capire il motore e i tempi nel dettaglio, la velocità in frenata e l’accelerazione, dettagli che mi hanno già aiutato a capire quali motori sono più performanti e ovviamente dove sbaglia il pilota. Questo sport è molto bello ma impegnativo in tutti i sensi soprattutto per la mia famiglia che mi segue e fa sacrifici per supportare la mia passione. In questi primi 2 anni di agonismo mi hanno affiancato professionisti che mi hanno e mi stanno aiutando a crescere e migliorare, Antonio Renda con cui ho iniziato e il team Revolution di Roberto Di Cioccio che mi ha seguito in queste ultime gare, entrambi con tanta dedizione e professionalità».

Con una passione del genere, strada spianata a Pietro Bagutti, pronto a stupire e fare del proprio sogno una vera e propria realtà.

S.Corradengo


 

Iscriviti alla Newsletter

Rimani aggiornato sulle ultime notizie dal mondo del kart!
Follow Us on Facebook