Galiffa, alzo zero!

- Intervista
Franco Galiffa, uno dei preparatori più titolati di sempre nel mondo del karting, ci ha rilasciato una di quelle interviste che rimarranno negli annali di Vroom e di questo meraviglioso sport. Ha risposto a domande scomode in modo chiaro, preciso e circostanziato, individuando i mali e proponendo delle soluzioni per risollevare le sorti del karting (P. Mancini).

Sparare ad alzo zero, in gergo militare, ha un significato preciso: vuol dire far fuoco a distanza ravvicinata, senza possibilità di errore. Sarà la terza o la quarta volta che intervisto il grande preparatore abruzzese, ma mai come questa volta l’ho sentito determinato nell’affrontare le problematiche del karting, che se nelle gare internazionali risponde alle prerogative del palcoscenico FIA offrendo un’immagine ancora credibile, anche in questo tragico momento di pandemia, a livello nazionale la realtà economica non permette la stessa alternativa, presentando così una situazione a dir poco imbarazzante.

Tu che sei nel mondo del kart da tanti anni, ci spieghi il fenomeno di quei preparatori che, sbucati dal nulla, vincono tutto a man bassa per qualche tempo per poi sparire nuovamente nel nulla, da dove sono venuti? Mi pare che anche in KZ questo fenomeno si verifichi di tanto in tanto…
Purtroppo ne abbiamo visti tanti negli anni. Ad esempio, chi inventò il trucchetto del pistone assottigliato per correre con una compressione più alta, che poi a fine gara tornava al volume giusto con qualche scalata cattiva al punto giusto da deformare il cielo già indebolito, ebbe modo di correre e vincere per anni. Oggi, invece, la verifica del volume della camera di scoppio si fa anche prima della partenza… fosse stato fatto prima, l’albo d’oro del karting mondiale sarebbe diverso.

Chi permette che ciò possa accadere? Sono forse le verifiche a dover essere riviste o riformate?
Le verifiche le fanno e le hanno sempre fatte accuratamente. Il problema è che verificano sempre le stesse cose, tralasciando elementi giudicati secondari ma che, alla fine, fanno la differenza. Così, prima di capire dov’è l’inghippo, questi signori possono fare anche 10 gare e vincere un Campionato del mondo senza difficoltà, passandola liscia.

La categoria più scandalosa, sotto questo punto di vista, oggi è la Minikart…
Nella Minikart fanno veramente di tutto. Basterebbe sostituire l’accensione ai soliti noti prima del via per mettere fine a questo scempio. Col cablaggio semplificato, che funziona solo per l’avviamento, è stato fatto un passo avanti.

In Inghilterra si applica il reato di frode sportiva, per il quale chi viene colto a infrangere i regolamenti in modo doloso scatta anche la galera. Come vedi l’applicazione di questa norma in Italia?
Non si può fare semplicemente perché in Italia a rimetterci sarebbe solo il pilota. I “preparatori” scorretti non pagherebbero mai perché da noi non serve una licenza per esercitare questa professione. Anzi: spesso e volentieri è gente completamente invisibile sotto tutti i punti di vista. Il problema è che la gestione CSAI non risponde alle esigenze del karting. Un preparatore deve prendersi le sue responsabilità e per entrare in pista deve avere una licenza e, ovviamente, una partita IVA…
 

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