Parole (sante)?

- Opinioni
La FIA vuole ampliare le basi della piramide del Motorsport e sceglie il karting, bene. La sfida per decidere come farlo, tuttavia, si presenta ardua (f.m. – photo KSP)

"Iniziativa di inclusione di massa". Non vi fa paura al solo pensiero? Scherzi a parte, le parole di FIA in merito alla promozione che si intende mettere in atto per il nostro sport a livello “regional” (quindi locale, a livello di singoli paesi in base a protocolli comuni) creano una grande aspettativa. 
Perché arrivano così, nel mezzo di una tranquilla e piatta (noiosa?) stagione di gare, di una pandemia e di una crisi economica di cui non si vede ancora bene l’uscita e ahinoi, in un momento di relativa “stasi” delle attività promozionali, per forza di cose rallentate – in alcuni casi azzerate – dall’emergenza sanitaria degli ultimi 18 mesi. 

Perché se da un lato si è corso, si è venduto, si è fatturato e tutto sembra essere continuato senza grossi scossoni (chiedere alle case costruttrici e ai BIG del karting) dall’altro non si è potuto non riscontrare che la crisi si è fatta sentire eccome, che tante piste sono in grossa crisi per non parlare di tutto il comparto Rental e della fortissima contrazione che si riscontra nel mondo degli amatori. Quindi forse non è “il miglior momento di sempre” del karting, quanto un momento chiave per capire cosa questo sport voglia fare da grande. Perché le cose ormai stanno sempre o in un modo (il karting patinato dei 25 kart sotto al tendone e lo struscio di talent scout della F1 nel paddock in cerca di piloti col ciucciotto in bocca a cui far firmare un contratto per la F1 del 2035) o nell’altro (la desolazione di uno sport che non ha più una base vera e propria di praticanti). 

Una forbice così ampia tra l’apice e la base – che come detto ormai non è più nemmeno chiaramente identificabile – non può essere una condizione di partenza, perché qualunque soluzione si pensi di proporre non ha margine di riuscita, in quanto si tratterebbe di mettere le mani su equilibri fin troppo precari. 

Quando parliamo di correre con gli OK “in accordo con le ASN” di cosa stiamo parlando, esattamente? 
Pensiamo alla nostra realtà, perché l’Italia, oltre al paese che amiamo è il paese in cui corriamo: in che contesto la FIA sta sganciando la bomba? Siamo onesti: chi dovrebbero essere i piloti di questa fantomatica classe monotipo? Dove sono adesso? Quanti anni hanno? 
Perché va detto che oggi, in Italia, per correre una stagione in un monomarca – un monomarca!!! - si spendono cifre da ipoteca sulla casa (chiedere al papà di Hamilton e che alla fine di ogni anno assistiamo alla fioritura dei Campioni del Mondo di “coppe del Nonno” – come già ci siamo stufati di dire mille volte. 
Nell’ipotesi quindi di un “kart monotipo” approvato dalle ASN, che ovviamente sarebbe motorizzato OK, che si fa con i Trofei di Marca? Chi lo dice a chi di queste categorie ha fatto la propria gallina dalle uova d’oro? 

Uno. Se vogliamo affondare la lama, pensiamo infine ad un altro aspetto: si è prefigurato in quadro Mini-OKJ-OK, che di fatto “obbliga” a cominciare un ipotetico percorso che parte dalla Mini e che parte dai 7-8 anni: per svariati motivi che molte volte abbiamo qui trattato, non è sempre detto che “prima cominci, meglio è” anzi, molti genitori hanno provato in prima persona esattamente il contrario e comunque non si può parlare di inclusione dove per un ragazzino di 11-12 anni sia già “troppo tardi” per mettersi su un gokart.
Se proprio siamo alla ricerca di “talenti” e se vogliamo pescare davvero nella “massa” dobbiamo (devono) decidere da dove farlo e a questo punto ci si deve sentire tranquilli a cominciare un percorso nel kart anche oltre i 10/12 anni.
Se davvero FIA vuole riequilibrare il Motorsport a partire dal karting e se vuole farlo seriamente, e se vuole farlo menzionando concetti come l’inclusione, lavori anche e soprattutto sull’apice della piramide, dove si debutta in F1 a 17 anni e ci si ritrova disoccupati perché “non vincenti un Mondiale” a 21, con alle spalle 15 anni di corse.

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