Paraurti: una norma da rivedere (ancora)?

- Opinioni
Che la gara migliore della carriera di un pilota, che la guida più pulita in pista in condizioni difficili e la supremazia più schiacciante in un Campionato del Mondo siano state vanificate dal regolamento una volta tagliato il traguardo, fa ancora una volta pensare (f.m)

Se da un lato la norma che punisce il non corretto posizionamento del paraurti anteriore a fine gara – oggetto di numerose revisioni, test e modifiche nel corso degli anni – ha disincentivato la lotta senza esclusione di colpi e migliorato (si fa per dire) la sicurezza in pista, dall’altro ha spesso condizionato in maniera pesante e, diciamolo, ingiusta, la sorte di moltissime gare.
Le regole sono regole e lo sport è fatto anche di queste cose, ma non esistono regole perfette. Esiste una realtà di riferimento ed una situazione generale che l’applicazione, negli scorsi 5 anni, di questa regola ha fatto sperimentare a piloti, team e commissari di gara.
Ad oggi ci sono l’esperienza, ci sono i numeri e i precedenti perché ci si rimetta al lavoro su una regola che così com’è ha fatto il suo corso.
Chi ha visto l’ultimo giro di gara a Campillos, iniziato da Freddie Slater con 4.9 secondi di vantaggio sull’immediato inseguitore ha sperato che quei secondi fossero più di 5 il giro dopo, senza nulla togliere a Nakamura (con il quale ci congratuliamo!) perché il giovanissimo inglese e Campione in carica ha dato letteralmente spettacolo in una gara dove non partiva da favorito ed è un peccato, davvero un peccato, che questo ragazzo e il suo enorme talento non siano bi-campioni del Mondo oggi, soprattutto perché lo spostamento dello spoiler non è stato dovuto ad evidenti scorrettezze nei confronti di nessuno.
E’ stato più volte detto che una maggiore discrezionalità dei commissari in relazione agli episodi che portano allo spostamento del paraurti potrebbe essere un modo di rendere questa regola più significativa e meno condizionante.
Anche noi siamo di questo avviso: che in presenza di una segnalazione da parte di un Commissario di gara o un ricorso di altri piloti a seguito di palesi episodi di scorrettezza, la posizione del paraurti possa costituire una “prova” del reato può starci – e qui si potrebbe lavorare di cesello per raffinare la norma.
Che, a prescindere da qualunque cosa sia successa (o non successa) in gara, una semplice occhiata ad un paraurti “storto” possa vanificare competizioni del massimo livello ci pare sinceramente un eccesso.
 

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