75 milioni di kartisti (potenzialmente) "persi"

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I numeri potenziali del Karting "popolare" sono impressionanti. Marco Angeletti, Responsabile Marketing & Communication di CRG, ci offre una sua visione molto interessante per quanto riguarda l'applicazione del concetto motoristico 4T al karting, ma anche per tutto il mondo del kart in generale.

«Per spiegare l’importanza delle motorizzazioni 4 tempi nel mercato mondiale del Karting, dobbiamo partire da un principio fondamentale del marketing: quello di saper offrire una soluzione ad una potenziale esigenza del mercato. Premesso questo, dobbiamo fare lo sforzo di analizzare le esigenze e le motivazioni che avvicinano il "potenziale praticante" al Karting e sapergli offrire una soluzione nella quale si possa riconoscere. Il mercato potenziale del Karting è molto ampio, come quello di tanti altri sport. Non possiamo pensare che le motivazioni che spingono la famiglia di un ragazzino di 13 anni a fare Karting negli eventi FIA sognando la F1, siano le stesse che spingono un manager o un impiegato di 50 anni in pista per divertirsi. Oppure che la disponibilità di tempo e denaro di un praticante disposto a fare una gara che dura 4-5 giorni, siano la disponibilità di tutti i nostri potenziali utenti. Al contrario, sono disponibilità di una minoranza. La maggior parte degli appassionati non pensa alla F1, perché non ha più l’età per sperarci, non ha il denaro per provarci e il tempo da dedicarci. La maggioranza degli appassionati desidera solo guidare un kart in pista e sta a noi (operatori di settore e Federazioni) non renderglielo impossibile; ma piuttosto facilitare questo processo».

«Recenti analisi di mercato ci indicano che il Karting gode di una platea di possibili appassionati praticanti superiore ai 75 milioni di utenti. Se pensiamo che le gare FIA e WSK che rappresentano il vertice dell’attività coinvolgono solo poche centinaia di piloti, dobbiamo necessariamente pensare che ci sia qualcosa di enormemente sbagliato nel nostro modo di pensare al Karting come sport. Quantomeno pensiamo in modo limitato rispetto alle potenzialità che il Karting possiede. Anche perché, spesso, diamo etichette di Trofeo o attività promozionale a campionati o categorie che di promozionale non hanno nulla perché necessitano, anch’esse, la presenza in pista di più giorni per ogni evento e importanti budget per via delle loro complessità tecniche che richiedono meccanici specializzati, per via delle gomme e delle tasse di iscrizione agli eventi sempre più alte per compensare (in modo sbagliato) il calo dei piloti. In questo contesto, anche senza essere dei guru del marketing, è facile capire come siano sempre più necessarie reali soluzioni economiche, e semplici, per rispondere alle esigenze di una parte importante del nostro potenziale mercato».

«Un ruolo fondamentale in questo senso lo ricopre il Rental Kart, che consente non solo a tutti di provare un kart in pista, esperienza che spesso si traduce in una sorta di dipendenza positiva, ma anche di confrontarsi nelle prime gare. Io ho vissuto lo sviluppo del mercato Rental in prima persona nei primi anni 2000, promuovendo con Birel il campionato di maggior successo mai organizzato. È stata un’esperienza illuminante, perché mi ha fatto capire realmente come tantissime persone possano praticare questa disciplina, divertendosi e potendo sperimentare in prima persona anche tutte le emozioni e il coinvolgimento delle competizioni. Basta solo offrirgli un contesto agonistico nel quale si possano riconoscere. Le attività Endurance sviluppate dalla Birel hanno fatto da apripista a un modello di business replicato da centinaia di organizzatori e piste Rental, alimentando l’eterno dibattito che tende a voler etichettare queste gare come di "Serie B" per non sminuire l’attività di vertice del nostro sport; senza mai pensare che non si tratta di "Serie A" o "Serie B", ma semplicemente di due mondi che vivono ognuno di luce propria. E tra questi due mondi, l’ultima sfida che ho assunto e sposato è stata quella di inserire un potenziale anello di congiunzione che, in qualche modo li rendesse meno distanti: la Serie Briggs. Questo progetto prende semplicità e contenimento dei costi dalla filosofia Rental, ma consente di avere la proprietà del proprio kart e di partecipare a un campionato coinvolgente. Nella Serie Briggs il telaio è "racing", quindi introduce l’utente in uno step più evoluto rispetto al Rental, aprendogli la sfera più tecnica del set-up».

«Come detto, un ruolo importante in questo scenario lo ricoprono anche le gare perché, in fondo, il Karting è piacere alla guida, ma anche e soprattutto sfida contro altri piloti per replicare i modelli più conosciuti delle corse. Per questo motivo hanno molto successo le gare Endurance più importanti, come la 24 Ore Rental che la nostra azienda organizza ogni anno a Adria, oppure il Campionato Briggs Kart Championship, dove gli appassionati si sfidano con un format agonistico alla portata di tutti grazie agli eventi in giornata unica (arrivi al mattino e alla sera torni a casa) e i costi ridotti della gestione del kart. Personalmente ritengo molto elevate le potenzialità di un progetto come Briggs Kart, perché oggettivamente è al momento l’unica formula veramente promozionale ed economica sul mercato, ma che sa anche rispondere alle esigenze di una platea esigente in termini di servizi. Oggi anche se andiamo in un fast food a fronte di un menù da 8 euro troviamo la possibilità di ordinare con una App, un ristorante curato nel design e servizi informativi evoluti. Ecco, la Briggs Kart Championship rispecchia un po’ questa filosofia, che la si può apprezzare già navigando sul sito ufficiale (www.briggskartchampionship.com) dove ogni pilota ha la sua pagina con le classifiche e le statistiche aggiornate in tempo reale».

«La filiera del Karting, nella quale inserisco anche i circuiti, ha l’assoluto bisogno di guardare al nostro sport con una mentalità più aperta. E le categorie 4 tempi, grazie ai costi contenuti dei motori, l’elevata affidabilità e la semplicità di gestione, sono uno strumento per raggiungere più piloti, quindi solo positivo. Ho citato i circuiti perché sono i player del nostro mondo che più soffrono la mancanza di piloti e che sempre più devono ricorre alle “due ruote” per riempire un vuoto enorme. Ma quando queste piste in un weekend vedono che con la Briggs ci sono in pista 80 piloti che provano, allora capiscono meglio l’importanza anche delle categorie promozionali. Perché il "ticket pista" che vendono a un pilota Briggs ha lo stesso valore di quello che prendono per le prove libere della WSK. Detto questo, ovviamente le categorie promozionali rappresentano la “base della piramide” e devono contribuire a portare nuovi piloti alle categorie superiori che non devono sostituire, ma contribuire ad alimentare».

Created by: scorradengo - 04/11/21

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