Ragazze Vincenti: Elisa Giordan

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Elisa è stata una delle kartiste più “toste” negli anni ‘90, arrivando a competere ai livelli più alti di quel karting popolato da campioni. Ha poi vinto anche su ognuna delle auto che ha guidato nelle sue esperienze successive. (F.M)

Come tanti ha cominciato in un piazzale con un 60 minikart: figlia di un meccanico appassionato di motori. «Andavamo alle gare con il furgone di papà, un telaio e due motori. Nelle mie zone si correva molto sui circuiti cittadini e fu in quei circuiti, ricavati con le balle di paglia nelle piazze dei paesi, che gareggiai per le prime volte. Dopo la 60 Minikart passammo prima alla 100 Italia e quindi alla 100 Nazionale, dove arrivarono le prime soddisfazioni. Colsi diversi successi e venni notata da Tonykart, per cui nel biennio 1995-96 fui pilota ufficiale.»
Furono anni in cui sei arrivata vicinissima a vincere qualcosa di importante nel karting: «C’era una concorrenza fortissima: parliamo di Pantano, Button, Davidson, pensa che una volta a Ravier, in Francia all’Europeo nel 96, io ero quarta proprio dietro a questi tre.»

In ogni riferimento al karting di quegli anni nessun accenno al suo ‘essere una ragazza’ in un mondo prettamente maschile, Elisa era semplicemente un* pilota.
«Non è mai stato un problema. Le incavolature che ricordo non sono certo dovute a quello, ma a cose che capitavano in gara. Sempre da pilota ufficiale Tony, in un’occasione – campionato Europeo Saint Amand in Francia, bagnai la candela nel giro di formazione a causa delle astuzie di quelli che partivano davanti a me...in quella stessa gara per un contatto piegai il piantone dello sterzo ma corsi come se niente fosse e alla fine riuscii ad arrivare 11° sui 190 piloti che erano iscritti alla prova. Pensa a come sarebbe finita senza quei due intoppi. In un altro caso, era l’anno prima, il 1994 ed eravamo ancora in 100 ICA (ora OK) io e Jenson Button: al Trofeo Margutti – quanto amavo la pista di Parma! - ero prima, con un rettilineo di vantaggio e cosa va a capitarmi? Si stallona la gomma, per colpa delle viti anti-stallonamento. Mi ero sempre chiesta a cosa servissero quelle viti, e lo scoprii con molto disappunto. In quel periodo il Margutti era una sorta di Mondiale di inizio stagione, ci correvano i piloti migliori al Mondo, fu davvero un peccato perderla così!»

Pensavi che questo sport, l’automobilismo, potesse diventare il tuo mestiere in futuro, magari puntando a traguardi alti come la F1?
«All’epoca mi godevo il momento, sinceramente. Per me quello di correre, semplicemente poter correre, era un sogno che si avverava. Mi sentivo molto apprezzata nell’ambiente ma ho sempre tenuto i piedi per terra. »
Nel 1998, a vent’anni, Elisa fa il suo debutto in monoposto (Formula Campus Renault) e corre la sua miglior gara proprio all’esordio, dimostrando subito di avere il piede pesante. Al secondo anno di Campionato è 6° nell’anno in cui Gimmi Bruni (poi in F1 con Minardi) si laurea campione. Negli anni a seguire, con pochi fondi per proseguire verso la F1, la Giordan sale su qualunque macchina le si proponga di guidare e grazie al supporto di qualche sponsor locale riesce a vincere nel Trofeo Mazda MX5 (siglando nel corso di quegli anni uno storico 1° tempo a Spa-Francorchamps in prova, appena visto il circuito) oltre che, per due anni, nel 2002 e nel 2003, nel Campionato Italiano Prototipi alla guida di un’Osella motorizzata Honda.
«Il mio sogno rimase il DTM, all’epoca un Campionato in cui mi sarebbe piaciuto tantissimo correre, oltre naturalmente alla 24 ore di Le Mans. » I sogni di Elisa sono quelli di un pilota vero, che non corre per un traguardo solo, la “solita F1”, ma che da il massimo al volante di ogni macchina che ha “la fortuna”, come dice lei, di poter guidare in gara.

Fino al 2007 ha potuto gareggiare alla guida di una Ferrari nel Campionato GT Spagnolo dove non sono mancate le soddisfazioni e dove ha condiviso il box con un’altra ragazza da corsa: Maria De Villota.
«Maria secondo me era molto forte e quello che aveva raggiunto se l’era davvero meritato. Aldilà del terribile incidente che ha avuto che le ha impedito di coronare il suo percorso, aveva dimostrato in pista di essere forte. Mi dispiace tantissimo per com’è finita.» (De Villota è mancata nel 2013 a causa delle conseguenze di un grave incidente che aveva posto fine alla sua carriera n.d.r.)

Elisa Giordan è sempre positiva e anche oggi, a diversi anni dalla fine della sua carriera, riconosce quanto questo sport le abbia dato: «Sudarsi le cose fa parte del viaggio e io sono felice così. Le corse in kart prima e in auto poi, l’abitudine alla bagarre, mi hanno lasciato in eredità quello che io chiamo ‘il battito fermo’, la capacità di prendere decisioni senza farsi condizionare dalle emozioni. Niente altro avrebbe potuto darmelo. Oggi svolgo con molta soddisfazione la professione di istruttrice di guida sicura per Porsche e il mio lavoro mi piace tantissimo: sono davvero una ragazza fortunata!»

Photo Credits - Jacky Foulatier ©

 

Created by: scorradengo - 17/12/21

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