HIGHLIGHTS 2021 - Longhi Campione Europeo da pilota e Team Manager

- Primo Piano
Con il titolo di Campione in tasca, il doppio ruolo di Longhi altro non è che la scommessa (vinta) da Birel Art, ancora sul tetto d’Europa.

Nel motorsport se c’è una cosa che spesso accade ma non è mai scontata quella è ripetersi. Ci sono esempi su esempi di piloti o team che hanno creato vere e proprie ere vincenti facendo sembrare facile il ripetersi anno dopo anno, esercizio invece tutt’altro da poco considerando sforzi, pressioni e inconvenienti disposti a trappola su tutto il cammino da percorrere.

Da quel Campionato del Mondo vinto, anzi dominato, dalla doppietta storica Kremers – Longhi, la casa di Lissone è “uscita allo scoperto” aprendo la propria era vincente in KZ come miglior team sulla piazza. Un dato di fatto confermato da quel momento in poi con le vittorie a profusione di Marjin Kremers, Giuseppe Palomba, ovviamente Riccardo Longhi e tutti i titoli, trofei e riconoscimenti stagionali ottenuti in un modo o nell’altro ma sempre a tinte rosse e bianche o, al massimo, tendenti al blu come nel 2020 quando proprio Kremers, arrivato all’ultimo secondo vinse l’Europeo KZ seppur con i colori Ricciardo Kart.

In tutti questi trionfi, tuttavia, c’è un nome che sostanzialmente è sempre rimasto lì ad aspettare il proprio momento per brillare, prendendosi il bello ma soprattutto il brutto quando la ruota non girava mai del tutto: Riccardo Longhi. Il 2021 del pilota emiliano verrà certamente ricordato per la vittoria del Campionato Europeo 2021, ma soprattutto per il modo e per la strada percorsa per ottenere quel successo che va a coronare una carriera o forse addirittura due.
Facendo un passo indietro dall’inizio effettivo della stagione KZ marchiata FIA Karting, Ronni Sala stupì tutti promuovendo l’allora collaboratore e meccanico di Cristian Bertuca a Team Manager, il tutto dopo il preannunciato saluto di Luca Filini. Un nuovo ruolo per Longhi che a tanti fece pensare all’azzardo o addirittura al ritiro dalle corse per Riccardo. Del resto, l’esempio ancor precedente a Filini era proprio Davide Forè, non del tutto pronto a dire basta. Tante ipotesi da paddock ma nessuna tramutata in “io l’avevo detto”, perché non solo Longhi ha saputo prendere in mano Birel Art cambiando il proprio atteggiamento nel paddock e al parco chiuso, divenendo inevitabilmente ancor più responsabile e autoritario, ma bensì a far coesistere anche il ruolo di pilota di punta.

Risorsa importante, fresca e innovativa quella rappresentata da Longhi e logicamente vista e percepita da Ronni Sala, lo stesso carisma tramutato in quella cattiveria sportiva dimostrata tra Wackersdorf e Adria. Se nella prima tappa tedesca Longhi aveva saputo restare in agguato tra qualifiche e manche per poi dominare la corsa e vincere, nella tappa conclusiva italiana ha dovuto fare i conti con gli imprevisti di cui parlavamo precedentemente: i tanto discussi pneumatici MG.

Già dalle qualifiche, proprio le gomme si sono dimostrate il nemico peggiore per l’italiano e per tutta Birel Art con tempi sul giro inspiegabili rispetto alle prove libere, degrado e soprattutto la 21esima posizione di partenza determinante per il titolo. Tra venerdì sera e sabato durante le manche, soltanto Longhi sa cosa gli sia passato per la testa con i fantasmi del passato pronti a tornare di nuovo in vita. Più di una volta, infatti, Longhi si è trovato a dover dire addio al titolo KZ2 per mancanze non sue o per la troppa sfortuna tutta insieme. La finale di Adria ha dovuto fare i conti con l’inversione di tendenza da parte di Riccardo, determinato per mettere a tacere tutte le critiche e le voci con una rimonta ai limiti della cineteca. Giro dopo giro, rischio dopo rischio come se non ci fosse nulla da perdere per un totale di sette posizioni ottenute, tra cui il capolavoro su Emilien Denner (diretto rivale in classifica) e il sesto posto finale sufficiente per poter vincere e portare a casa il primo Campionato Europeo KZ, sia da pilota che da team manager allo stesso tempo.

“Riccardo Cuor di Leone” così avevamo titolato la copertina di Vroom, un titolo che resterà valido per le prossime stagioni e sicuramente negli annali come una delle vittorie più belle, sofferte, incerte e quasi “boicottate” del 2021. Se Birel Art ha vinto la propria scommessa, i prossimi anni sapranno dire con maggior chiarezza quale sarà la mano di Riccardo Longhi sul team, improntato già sulla cattiveria sportiva e determinazione nei risultati.

Photo Credit: LRN Photo



 

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