Tino Ghidella, il Frank Williams del karting italiano

- Intervista
Siamo stati a Somma Lombardo, sede del negozio e dell’officina, provvista di una bellissima sala prove motori, dove nel 1992 tutto ha avuto inizio. Il Tino ci ha concesso un’intervista per parlare proprio di quegli anni, non per un amarcord fine a se stesso, ma per far riaffiorare nella nostra testa (ma soprattutto nel nostro cuore) un karting diverso da quello che conosciamo oggi (M.Boscariol)

Chissà se quando era in aria con le sue moto da cross negli anni ’70 Agostino Ghidella, per tutti “il Tino” (classe 1957), pensava già a quanti ragazzi del mondo del karting avrebbe (saggiamente) cazziato. Sì perché di piloti sotto le sue mani di meccanico e preparatore ne sono passati e cresciuti veramente tanti. Qualche nome? Edoardo Mortara, Elisa Giordan, Davide Valsecchi, Andrè Lotterer, Johnny Mislievic, Massimiliano Russomando nonché suo figlio, Matteo Ghidella, oggi patron dell’omonimo e storico team (oggi squadra ufficiale Top Kart).

La prima cosa che ci colpisce all’entrata del negozio è vedere una disparità evidente nell’esposizione a favore dei kart a marce rispetto a quelli a Presa diretta, dato che attesta lo shifting che c’è stato nel mondo del top del karting, dove in passato il presa diretta veniva considerato la categoria regina, mentre ora i top driver corrono per la maggior parte nella categoria KZ. Anche Ghidella conferma questa lettura: «il Presa diretta ha subìto una sorta di eclisse dopo l’avvento dell’ex categoria KF».
Lo stesso Tino ci tiene inoltre a sottolineare che secondo lui non ha senso nel 2022 non avere un’accensione manuale nella categoria OK, penalizzando ragazzini che molte volte non hanno la capacità fisica di poter riaccendere da soli il kart in caso di uscite di pista. Alcuni obietteranno che i costi delle frizioni “libere” (quelli ad innesti ad alti giri per intenderci) facevano lievitare parecchio il budget annuale dei piloti nell’ex KF, ma la soluzione che si era trovata poi ultimamente con le frizioni “monotipo” (innesto a 3.500 giri) non era così malvagia secondo il noto meccanico varesino… I costi sono lievitati soprattutto per il passaggio della cilindrata da 100cc a 125cc, cilindrata che comporta un diametro e una velocità del pistone differente rapportata alla cilindrata precedente, fattori che accentuano i costi di manutenzione.

Tino raccontaci come è nato il team negli anni ’90 e cosa ti ricordi di quegli anni
«Quando io sono partito ero consapevole che la strada era lunga per arrivare ad avere una “quotazione” valida per il livello del karting dell’epoca. Ho incominciato i primi anni seguendo dei piloti (anche gratuitamente) cercando di imparare da loro, specialmente da quelli che andavano forte. Io ho smesso nel ’90 di correre e avevo già un bagaglio di esperienza da pilota. A livello meccanico ho sempre lavorato da quando avevo 15 anni nelle auto e nelle moto, la meccanica è semplicemente la mia vita. Ripeto, le nozioni del mio lavoro nel mondo del kart le ho apprese dai piloti bravi. Nel 1992, quando ho aperto la mia attività, avevo come pilota Ferrero, con cui ho vinto il Gran Premio citta di Mentone, una gara cittadina internazionale di alto livello in Francia. L’anno prima avevo svolto la stessa corsa con Simone Rebai (poi arrivato in Formula 3), con cui ancora adesso mi sento perché condividiamo la passione per i kart storici.

Nel 1993 ho iniziato a seguire anche la categoria 125, quella con il cambio per intenderci. Ho fatto da meccanico per piloti come Paolo Barberi, con cui vincevamo tutto nei circuiti piemontesi. Le piste allora non erano tante come adesso in Lombardia-Piemonte: c’era la pista di Borgo Ticino, il circuito di Rezzato, Mantova, Nizza e Viverone, più i circuiti cittadini. Il mio giro di piloti faceva riferimento a queste piste. Sono stati anni anche altalenanti perché non avevo piloti che mi garantivano risultati, però tutto questo mi è servito per fare esperienza. Io continuo a ripeterlo: quando avrò finito di imparare è perché mi chiudono il coperchio della tomba! La svolta c’è stata nel 1994. Ero con Simone Rebai a fare il campionato italiano a Viverone e andavamo fortissimo sul bagnato con un vecchio CRG modificato e saldato personalmente da me la notte prima. Poi purtroppo la pista si è asciugata e non siamo più andati fortissimi, ma siamo riusciti ad entrare in finale (con piloti di livello come Jarno Trulli, Orsini, Pacchioni e Malandrucco).
Proprio osservando Pacchioni ed il suo Tony Kart (che all’epoca era stata da poco rilevata da Robazzi) ci siamo decisi a comprarne uno anche noi. Alla tappa del campionato italiano a Lonato, con il nostro furgone e verandina (non c’erano i TIR come oggi) a un certo punto mi si avvicina una persona e inizia a parlare con me facendomi un po’ di domande. Scoprii solo qualche minuto dopo che era Robazzi in persona! Iniziò a darmi dei consigli per il set-up e il posizionamento del sedile per il nostro Tony e da lì abbiamo stretto amicizia. L’inverno seguente mi chiamò e iniziai a fare il meccanico per il Racing Team della Tony Kart, facendo campionato italiano ed europeo con Carradori (categoria Formula A).

L’anno successivo iniziai a seguire Elisa Giordan (categoria 100 ICA), all’italiano, all’europeo in prova unica e al Trofeo dell’Industrie e al Margutti. Con Elisa siamo arrivati tra i primi cinque nel campionato italiano, una bellissima stagione. Tra l’altro io oltre a fare il meccanico facevo anche i motori (come vedi ho sempre fatto tutte e due le cose)! Quando Elisa è passata in Formula A io gestivo i suoi motori e anche quelli di Russomando. Ho avuto anche una parentesi di due gare con Andrè Lotterer, ma non mi ricordo più se era nel 1994 o nel 1995. Parliamo di anni, quelli di Elisa Giordan, in cui correva gente come Pantano. Nel 1997 poi ho smesso con il Racing Team del Tony Kart perché mio figlio ha iniziato a correre nella Baby e giustamente volevo stare dietro alla sua crescita sportiva. Negli anni 2000 sono poi arrivati i motori ad acqua, ma questo è tutto un altro racconto, con piloti come Bonanomi e Frigerio. Con quest’ultimo siamo arrivati terzi alla Winter Cup, ed eravamo un team privato! Poi vabbè mi ricordo il 2006 e il 2008 perché sono i rispettivi anni in cui mio figlio Matteo ha vinto il campionato italiano 100 ICA e il campionato Open KF2».

Che scorpacciata di storia del karting! Tino secondo te come sono cambiati i mezzi, cioè i telai, i motori e le gomme da allora?
 

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