Paraurti: una storia infinita

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Prima della regola e delle penalità (e parliamo di 30 anni fa) “fu” il paraurti, prima anteriore e poi posteriore, concepito per aumentare la sicurezza. Le critiche alla discussissima regola sono spesso veri e propri attacchi ad un certo modo di concepire la struttura di protezione del kart. Ciò di cui spesso si tiene poco (o troppo) conto, è che il kart è uno sport ‘di contatto’.

Dal nostro canto ci è sempre piaciuto dare voce alla critica costruttiva e mai come in questo momento, c’è bisogno di guardare a questa regola e alle sue implicazioni con un occhio critico ma realistico, propositivo, e non fine a sé stesso. Nel Magazine bimestrale di Vroom in uscita in questi giorni abbiamo raccolto diversi pareri, così da trasmettere l’idea che esistono diversi punti di vista e la maggior parte di questi è valida, che sia a sostegno della norma o che voglia cancellarla. Applicare le regole non è semplice, ma scriverle lo è ancora meno: non è un lavoro da fare su spinta emotiva e quasi mai è “buona la prima”. C’è bisogno che tutti dicano la loro, con onestà intellettuale e sportiva, pensando non solo a quello che questa regola “gli ha tolto” ma anche in base a quello che “ci ha dato”. Il sistema è chiaramente migliorabile e alcuni stanno lavorando per renderlo più giusto e affidabile. C’è da fare ancora molto, ma tenendo conto di tutte le voci e senza polarizzare il dibattito, siamo sicuri che questa regola può essere migliorata.

Se pensiamo però a come l’introduzione del paraurti posteriore e della regola del ‘pushback bumper’, da molti visto come “il male assoluto”, abbia perlomeno ‘calmierato’ l’aggressività in certe fasi di gara, non saremmo onesti nel non riconoscere che i PRO siano evidenti. Le partenze di prima, specialmente nella junior o categorie equivalenti (all’epoca dell’introduzione di questo elemento c’era la KF3 come categoria FIA giovanile) erano davvero molto aggressive, con tanti piloti che terminavano la gara alla prima curva. Oggi capita sicuramente meno. Per contro, e sia chiaro non parliamo di contatti qui, ma di come lo stile di guida in gara sia cambiato,  il kart ha perso molto in spettacolarità nella bagarre stretta. Oggi i piloti hanno paura della penalità e quindi una bagarre stretta, un sorpasso al limite, diventano molto più difficili.

Come mostra la strada intrapresa da SKUSA, il percorso per migliorare le cose è fatto di prove, analisi dei risultati, aggiustamenti e talvolta qualche passo indietro, per poi riprendere a lavorare nella giusta direzione. Identificando chiaramente però le ragioni di un problema alla sua radice – e in molti, pensando alla soluzione, hanno pensato che questa sia più legata al lavoro dei commissari durante la gara che alla rimozione o meno di carenature dai kart (i tempi sono cambiati, non avrebbe senso) o all’abolizione senza mezzi termini di una regola – siamo sicuri che una soluzione possa essere a portata di mano.

 

Created by: scorradengo - 26/01/22

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