L’allenamento dei riflessi del pilota

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Siccome abbiamo trattato la preparazione atletica dei piloti ci sembra giusto parlare anche dell’allenamento della parte mentale, in particolare della cosa più importante per un pilota: i riflessi.

Episodio Precedente: Preparazione Atletica (CLIK QUI)
 
Abbiamo intervistato Matteo Cantella, preparatore psico-fisico di piloti di Undertraining Sagl, società svizzera di personal training a Morbio Inferiore (Chiasso). Matteo segue piloti GT, GT3 e del Lamborghini Super Trofeo.

Matteo, che tipo di lavori si possono fare con i piloti dal punto di vista dei riflessi?
Ci sono quattro aree principali: la velocità di reazione, il miglioramento della visuale periferica, la riduzione del tempo di focus e la coordinazione oculo manuale. Su queste aree si possono sviluppare esercizi diversi legati uno all’altro e che permettono un miglioramento reale della prestazione del pilota.


Spiegaci come allenare la velocità di reazione!
La velocità di reazione è il tempo che il cervello umano impiega a percepire un determinato stimolo (sensoriale, visivo, tattile etc.) e ad elaborarne una reazione. Se si riesce a sviluppare questo aspetto nell’atleta passa meno tempo dall’input al momento della reazione fisica all’impulso stesso. La velocità di reazione si sviluppa in millisecondi ed è il tempo più basso che un atleta può rispondere a un determinato stimolo. Per migliorarlo si utilizzano maggiormente le reflex lights, le luci ad accensione programmata che permettono di lavorare prima di tutto su vari ambiti: non solo mano occhio, ma anche gamba-occhio o coordinazione tra braccia e mani. Queste luci forniscono una statistica a fine sessione con un grafico con medie dei tempi di reazione. In questa maniera si può valutare il miglioramento del pilota nel corso delle lezioni. Dalla prima settimana alla quinta/sesta si nota un miglioramento di solito di 20 millisecondi, indicatore che si va verso la strada giusta. L’esercizio consiste semplicemente di spegnere la luce nel minor tempo possibile. Chiaramente ci sono persone più portate per tipo di esercizio e altri di meno. L’importante è capire il livello iniziale per capire come migliorarsi.


Invece come si migliora la visuale periferica?
La visuale periferica è utile in tutti gli sport in cui l’atleta si muove velocemente all’interno di un circuito, come nel mondo del motorsport, o in uno spazio in cui gli oggetti si muovono molto velocemente (hockey, calcio, etc.). Nel motorsport è utile migliorare questa caratteristica prima di tutto per la sicurezza propria e degli altri, perché migliorando la visuale periferica l’atleta è in grado di rimanere concentrato sul focus visivo nella direzione in cui si sta dirigendo. Per esempio nel kart su un rettilineo in cui si va a 120 kmh, circa 33 metri al secondo, a livello di vista periferica (se allenata) possiamo avere l’idea di quello che ci succede attorno senza perdere attenzione sulla direzione di guida. Se abbiamo un avversario all’interno prima della staccata successiva, si può monitorare senza perdere il punto visivo del punto di staccata o dell’avversario che abbiamo davanti (con rischio di tamponamento). Una vista periferica garantisce sicurezza e performance. Come esercizio si possono utilizzare le luci, disponendo l’atleta in una posizione fissa e disponendo le luci un paio a distanza ravvicinata e un paio molto distanti, sia lateralmente che in profondità. Facendole accendere con una sequenza combinata “vicine-lontane” riesci a ottenere un allenamento completo.

Parlaci della riduzione del tempo di focus!
Questo va di pari passo con il discorso della vista periferica perché si possono allenare insieme. La velocità di focus è la velocità con cui l’occhio si adatta a guardare una cosa vicina e una lontana nel minor tempo possibile. Una persona allenata riesce ad avere un focus di 15-20 millesimi di secondo con un oggetto a 2 metri di visuale e un cordolo a 40-50 metri. Questo è un grosso vantaggio, perché rende più precisi nella guida e permette una visuale migliore. La nitidezza di quello che si vede aumenta, con vantaggi in caso di sorpasso di entrare in un pertugio che l’avversario ha creato senza finire sull’erba. Per questa funzione ci sono esercizi dinamici e statici. Dinamici sono le palline da tennis e le palline asimmetriche in gomma con delle cuspidi che rimbalzano a terra in modo irregolare, ottimo allenamento di adattamento! Ci sono poi esercizi statici con le luci in cui si cerca di spegnere la luce nel miglior tempo possibile (simulando la partenza). Ci sono anche dei “blind excercices” in cui l’atleta è fronte muro, con l’allenatore alle sue spalle che lancia una pallina contro il muro: la pallina entra nel campo visivo del pilota, rimbalza sul muro e lui deve cercare di prenderla prima che cada per terra! Ottimo per stimolare il sistema vestibolare e il sistema nervoso centrale. Esercizi fatti anche da pallavolisti e portieri. Nel motorsport si è soliti far allenare gli atleti nella stessa posizione che assumerà in gara, ovvero una posizione abbastanza scomoda. Questi limiti ricreano la situazione in pista.


Parlaci della coordinazione oculo-manuale!
Con questo aspetto si intende il rapportare e rendere il più efficiente possibile la connessione tra cervello e muscoli. Ipotizziamo una situazione tipica di una gara: 20-25 kart in pista, con avversari in partenza a destra e sinistra alla prima staccata. Il cervello deve continuare a correggere e reagire agli stimoli esterni. La situazione può cambiare in millesimi di secondo e dunque per gestirla al meglio c’è bisogno di una coordinazione tra la centralina del nostro corpo (il cervello) e il motore (i muscoli) nel modo più veloce possibile. Per svilupparlo bisogna fare dei lavori con un tempo di reazione basso uniti a un movimento associato con gambe, braccia o entrambi. In pratica si simula una situazione di stress, come la partenza e il sorpasso. Bisogna prevedere quello che fanno gli altri, che è la cosa più difficile. L’esercizio per la coordinazione oculo-manuale è lavorare su un impulso visivo e far lavorare il corpo separatamente con braccia e gambe. Per esempio si possono far attivare dei colori sulle gambe e altri sulle braccia. Questo continuo scambio di attivazione di parte alta e bassa del corpo permette al cervello di sviluppare una capacità di indipendenza delle zone corporee. Un po’ come gli occhi del camaleonte! Si può ovviamente fare questi esercizi o a inizio allenamento o a fine allenamento da stanchi, per simulare la fatica della gara. I riflessi non servono solo in qualifica, ma soprattutto quando si è a fine gara e stanchi!

Buon allenamento…questa volta dei riflessi!

Created by: scorradengo - 31/03/22

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