Jeremy Iglesias, ritorno alle origini

Intervista
Due anni dopo aver conquistato il titolo iridato della KZ a Lonato Jeremy Iglesias si è confermato tra i numeri 1 della categoria salendo sul podio in occasione del KZ Fia Karting World Championship 2022 lo scorso settembre a Le Mans. Il francese, alla sua seconda stagione in CRG, ha dimostrato di andare forte per tutto il weekend e non è riuscito a bissare il successo del 2020 per soli 562 millesimi.

"Ogni volta che entro in pista, imparo qualcosa di nuovo, ed è questo che rafforza la mia passione per il karting".
Jeremy Iglesias


Un podio in un Campionato del Mondo è sempre un grande risultato, anche se fino alla fine sembrava che la prima posizione fosse alla tua portata e invece è scivolata via, sei soddisfatto della terza posizione?
Anche se avevo il potenziale per vincere, alla fine, pensandoci bene, bisogna accontentarsi di un podio, tenendo conto del livello dei piloti e del fatto che si tratta di un Campionato del Mondo. Non sono soddisfatto solo dell'aspetto personale, perché ho sfoderato una prestazione all'altezza della vittoria, ma anche del lavoro svolto durante l'anno con la squadra e di come abbiamo lavorato per avere un materiale che ci ha permesso di vincere in KZ e KZ2.

Sapevi fin dal primo momento che sarebbe stato un Campionato del Mondo in cui potevi dire la tua?
Sì, dopo le qualifiche ho visto che avevo la velocità e il ritmo per essere in corsa per il titolo, anche se sapevo che in finale, partendo quarto all'esterno, sarebbe stato difficile. Ma sono partito bene, sono sfilato terzo dopo il primo giro e poi ho superato Simo Puhakka portandomi così dietro al mio compagno di squadra Viktor Gustavsson, che sapevo avere un buon ritmo. Credo di aver spinto un po' troppo nei primi giri, anche se ho rallentato un po' dal settimo giro in poi, per risparmiare "cartucce" per la fine. Ho ripreso a spingere ancora di più a 10 giri dalla fine.
A quel punto della gara, tutto sembrava andare per il verso giusto, Gustavsson non stava scappando e Milell non stava attaccando.
Credo che Milell sapesse che avevo il passo per prendere Gustavsson e mi lasciava qualche metro, in modo da poterlo prendere entrambi alla fine e giocarci la vittoria.

C’è stato un momento che hai approfittato di una sbavatura di Gustavsson senza però riuscire a superarlo, un attacco che ti è costato il secondo posto. Cosa è successo?
A pochi giri dalla fine, Viktor credo pensasse che lo avrei attaccato, non so, e si è chiuso in una curva. Non avevo intenzione di attaccarlo in quel momento... pensavo che avesse un problema o qualcosa del genere. Quando sono uscito dalla curva ero molto vicino a lui e, per evitare di toccarlo e di ritrovarmi con lo spoiler fuori sede, sono andato largo permettendo così a Milell di infilarsi

Questo ha cambiato tutto?
Alla fine è stato così. A quel punto Noah mi ha superato, ho perso tempo e sono stato raggiunto da Puhakka dietro di me, che mi ha superato a sua volta e ho dovuto ripassarlo.

Nonostante tutto, non ti sei arreso...
Quando ho riguadagnato il terzo posto, Gustavson e Milell avevano guadagnato alcuni metri che sono risultati determinanti in quel frangente, perché nonostante abbia spinto a fondo e recuperato il gap, la gara era ormai finita.

Fino alla fine dei 22 giri di gara, hai mantenuto il ritmo, senza rallentare nonostante lo sforzo, contro piloti più giovani di te. Che importanza dai all'esercizio fisico nella tua preparazione? 
Dal 2020 ho iniziato a lavorare con un personal trainer, mentre fino ad allora lo facevo da solo. Pianifichiamo l'intero anno, con un programma settimanale per essere in forma per ogni gara della stagione, con l'obiettivo finale di arrivare il più in forma possibile al Campionato del Mondo.

Qual è stato il miglioramento?
Nelle mie prestazioni nel corso di un weekend di gare. In passato stavo bene solo il primo giorno, ma nei giorni successivi iniziavo ad accusare qualche dolore qua e là e arrivavo la domenica in condizioni non ottimali. Ora mi sento in forma ogni giorno, anche il giorno delle gare e dopo.

Che consiglio daresti ai giovani che iniziano a gareggiare ai massimi livelli del karting?
Prima di tutto correre per divertirsi, è importante. Direi loro di non prenderlo come un gioco, ma come un divertimento. Non credo che si debba andare a un campionato del mondo pensando che sia la gara più importante e che si debba vincere a tutti i costi, perché non funzionerà così. Se quello che fate vi piace, è più facile che qualcosa funzioni bene. È anche molto importante scegliere bene le persone che vi circondano, il meccanico, il team e il pilota, persone di cui vi fidate e viceversa.

Quest'anno è stata una sorpresa vederti gareggiare in Spagna, dove hai iniziato la tua carriera karting. Come è nata questa idea?
Dimitri Rizopoulos, responsabile del team Jamkart, ha parlato con CRG della possibilità di avere un pilota ufficiale. Il team cercava una persona di riferimento per guidare i piloti più giovani e che conoscesse il materiale e le novità del campionato spagnolo. Giancarlo Tinini mi ha chiesto se ero interessato e io ho risposto di sì, visto che ho iniziato la mia carriera nel karting quando ero bambino in Spagna e mi piaceva l'idea. Inoltre, conoscevo già Dimitri, sapevo che il team era professionale e composto da brave persone e ho accettato con piacere

Sappiamo delle sue origini spagnole da parte di padre, ma come mai hai iniziato a gareggiare nel Paese iberico e non in Francia?
Mio fratello maggiore era un pilota ufficiale di TBkart e io lo accompagnavo con mio padre alle gare internazionali, dove incontravamo Pere Vila, che era un suo amico e aveva una squadra in Spagna. Sapeva quanto mi piacesse il karting e le corse, ma avevo 7 anni e a quel tempo in Francia non si poteva correre in kart fino a 10 anni. Ci propose di correre nel Campionato catalano, dove si poteva correre dall'età di 7 anni, ed è lì che ho fatto le mie prime gare nel 1996, avevo 9 anni. Ho gareggiato in Spagna nella Cadetti fino all'età di 14 anni, per poi passare alla Junior a livello internazionale.

E com'è stato tornare dopo tanti anni a gareggiare dove ha iniziato la tua carriera?
Dico a tutti la stessa cosa, che il campionato più bello che sto facendo quest'anno è quello spagnolo, perché le piste su cui corriamo sono tra le migliori d'Europa in tutti i sensi. Conoscevo solo il circuito di Zuera, e anche un po' Campillos, ma non conoscevo il Motorland di Alcañiz, né quello di Chiva a Valencia, su cui mi sono divertito molto a correre. Anche l'organizzazione è stata molto buona, non mi aspettavo niente di meno, ed è stato anche molto bello rivedere persone che ho conosciuto ai miei inizi nel karting.

Qual è la motivazione principale che ti spinge a questo punto della tua carriera nel karting? 
La parte tecnica mi piace molto. Si potrebbe pensare che dopo tanti anni si sappia tutto e che non ci sia nulla di nuovo da scoprire, ma non è così. Mi piace davvero sviluppare il materiale, arrivare a comprenderlo. Ogni volta che scendo in pista imparo qualcosa di nuovo, è questo che mantiene viva la mia passione per il karting.

Hai già deciso cosa farai il prossimo anno? 
Non al momento. Alla fine dell'anno termina il mio contratto con CRG, ma vorrei rimanere con loro e dove sono.

Che intenzioni hai per il futuro?
Ho sempre pensato che quando avrei raggiunto l'età che ho adesso, 35 anni, mi sarei chiesto se volevo continuare a gareggiare ancora per molti anni. Ma no, non è questa la mia intenzione, vorrei gareggiare ancora per un paio d'anni.

E dopo?
Continuerò a essere coinvolto nel karting, ma non so ancora come. Forse avrò un mio team, mio fratello ne ha già uno in Francia, dove abbiamo una pista, potrei fare qualcosa con lui, o lavorare in un team ufficiale di una casa costruttrice, per aiutare i piloti più giovani. Non so ancora in che modo, ma di sicuro continuerò a essere legato al karting.

di José Omedas