Lunga vita all’Endurance (e a questa Ferrari)

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Partecipare alla 100esima edizione della 24 Ore di Le Mans (dopo 50 anni di assenza) e vincerla subito. Questa è storia dello sport. Questa è storia dell'automobilismo. Questa è storia della Ferrari.

Sì, questa Ferrari ci piace molto, ma anche il WEC e le gare Endurance sono tornate a una sorta di età dell’oro. Basti guardare ai marchi partecipanti e al numero degli iscritti. Stesso discorso nella GT, dove in Italia e in tutto il mondo si assiste ad un incremento di giovani ragazzi provenienti dal kart che puntano a farsi le ossa in questa categoria sognando le Hypercar. Già, sognando le Hypercar, e non solo la Formula 1.

Tutti i piloti dei due equipaggi della 499P potrebbero tranquillamente correre in Formula 1 (e il nostro Giovinazzi viene proprio da lì), ma soprattutto ci piace ricordare che tutti i piloti vincitori di questa Le Mans hanno un dignitoso passato kartistico. La Ferrari 499P numero 51 è guidata infatti dall’ingegnere Alessandro Pier Guidi (1983) vincitore di ben tre Trofei delle Industrie in kart (1995-1996-1997) in quello che un tempo era considerato da tutti “l’università del kart”: il kartodromo di Parma. Anche James Calado (1989) vanta una serie di piazzamenti importanti nei Campionati Europei degli anni 2000, vincendone addirittura uno nel 2005 davanti a piloti come Vergne, Buemi e Bianchi. Antonio Giovinazzi (1993) invece mostra nel suo curriculum kartistico un trofeo nazionale classe 60cc e uno europeo nella stessa categoria nel 2006, a dimostrazione che da piccolissimo aveva già un bel piede.

Una pole position di Antonio Fuoco con la Ferrari numero 50 e la vittoria della Ferrari numero 51 erano semplicemente risultati anche difficili da immaginare per una squadra che ha debuttato solo quest’anno al Campionato del mondo Endurance (WEC), considerando anche un rivale dell’altezza di Toyota, vincitrice delle ben cinque ultime 24h di Le Mans. Quello che però a noi piace sottolineare è che le gare Endurance sembrano scoppiare di salute un po’ ovunque, anche nel kart. Come non pensare alla “24 Hours Karting of Italy” organizzata da CRG a Castelletto di Branduzzo, una sorta di appuntamento chiave nel panorama kartistico mondiale dedicato all’Endurance. Quest’anno le squadre partecipanti erano ben 38, con tante nazionalità rappresentate e un numero di iscritti di circa 270 piloti (tra i quali Vitantonio Liuzzi e Ivan Capelli). 

Ad accumunare il successo di questi eventi kartistici a quello di Le Mans (avete visto gli spalti?) secondo noi sono regolamenti che permettono un contenimento dei costi e un conseguente livellamento delle prestazioni, tutti fattori che eccitano il pubblico e mostrano il vero talento dei piloti. Vi immaginate un team nuovo che entra in Formula 1 e vince? No, neanche noi! Nell’Endurance, invece, tutto è possibile, come se fossimo ancora dietro nel tempo e il paddock e il Motorsport fossero ancora rimasti genuini, senza VIP o distanze siderali (anche psicologiche) tra l’appassionato e il Team Principal di turno. 

In questa 24 Ore di Le Mans il distacco tra la Ferrari 499P e la Toyota GR010 è stato di 1’21”793. Pochi considerando una gara per autovetture Hypercar di 24 ore. Nella “24 Hours karting of Italy” il “Pomposa Dream Team” ha vinto con soli 8 secondi (SECONDI!) di vantaggio sull’equipaggio SMO Racing Team. Un distacco da gara sprint. A parte quanto già detto sui costi e prestazioni dei driver, la vera riflessione però è questa: quando capiremo che distacchi del genere equivalgono a meno distacchi tra il pubblico, l’appassionato e il Motorsport? Lunga vita all’Endurance (e a questa Ferrari).
 

Created by: cggiuliano - 12/06/23

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