Enzo Trulli: in Giappone per crescere (e vincere)

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Il 18enne Pescarese ha ottenuto la sua prima doppietta in Super Formula Lights al Fuji lo scorso weekend. Presenza stabile della Top 5, Enzo ha trovato un ottimo feeling con la Dallara 320 e punta a diventare un professionista in Giappone: ci ha parlato della sua esperienza così lontano da casa in questa intervista esclusiva. (fm)

Innanzitutto raccontaci l’ultimo weekend, com’è andata al Fuji?
«La prima qualifica è andata molto bene, abbiamo solo 2 al massimo 3 giri a disposizione per fare il tempo in 10 minuti ma appena entrato ho capito di avere un buon feeling con la macchina e sono rimasto tranquillo. Ho cercato di mettere a segno un buon giro e grazie a quello sono riuscito a prendere la pole per la gara 1, qualifica due ho cambiato l’assetto ma non è stata una buona idea, la macchina era molto nervosa e sono riuscito solo ad ottenere il 5 tempo. La Gara 1 è stata fantastica: dopo una buona partenza, non ho spinto troppo i primi giri ma appena ho visto che l’avversario dietro stava perdendo un po’, ho subito spinto due giri per mettere un gap e ce l’ho fatta, la macchina era molto buona ed il passo era fantastico tanto che sono riuscito addirittura a fare il giro veloce all’ultimo giro (il 21esimo) Gara 2, dove partivo con 5° tempo fatto registrare nella qualifica 2,  sono partito 5 e ho subito guadagnato due posizioni, sapevo di non avere molta chance di combattere con i primi due perché avevo le gomme di gara 1 contro gli altri che avevamo gomme più fresche, però ho fatto la mia gara ed il passo era buono. Gara 3 l’ho vinta: è andata molto bene, sapevo di avere un piccolo vantaggio nei primi 5 giri infatti anche lì ho subito cercato di creare un gap con chi mi inseguiva e poi ho tenuto il mio passo senza fare errori. Un bel weekend davvero e spero di averne altri così!»

Che cosa ti ha portato in Giappone optando per la Super Formula Lights. Super Formula Lights e Super Formula sono in tutto e per tutto le omologhe delle F3 e F2 che abbiamo qui in Europa? Quali sono le differenze?
«Il Giappone per il motorsport è sempre stato un polo molto importante con la presenza di grandissime case costruttrici, inoltre, negli ultimi anni in Europa il motorsport è diventato sempre più un business mentre in Giappone mentalità è quella di creare una squadra vincente: per questo siamo venuti qui perché c’è più possibilità di diventare professionista e le gare sono fantastiche oltretutto.»

Nel 2022 hai corso in F3 con Carlin, soffrendo probabilmente il fatto che sia una categoria dove non si fanno molti test: che idea ti sei fatto della Formula 3 e soprattutto cosa ti sarebbe piaciuto trovare che invece non hai trovato in quel Campionato che di fatto dovrebbe essere lo spartiacque tra il semplice “essere passati dal kart alla macchina” e il “fare sul serio”?
«L’anno scorso è stato terribile per me, sono stato chiamato all’ultimo per correre in FIA F3 e inoltre, prima della prima gara avevo fatto solo 4 giorni di test di cui due in condizioni meteo non ottimali. Poi,  penso che la FIA F3 sia una categoria dove vale la pena correre solo con i migliori team, preparati e devi fare giorni di test prima e durante la stagione come fanno tutti quindi se ti ritrovi a non avere il budget per farlo, quasi non ha senso farla la F3 perché il tempo in pista è quasi zero. Arrivi, fai 45 minuti di prova in condizioni di pista diverse da quelle che avrai in qualifica quindi devi per forza essere preparato.  Penso appunto che una cosa che manca in quel campionato sia il tempo in pista, se guardi la F1 loro hanno tre prove libere da un’ora prima della qualifica, nelle categorie minori solo una da 45 minuti. »

Parlando delle opzioni che si trova davanti un 15enne oggi: tu che ci sei passato, cosa pensi della F4 e della Regional? Per quello che hai visto e vissuto nella categoria, quanto la ritieni formativa?
«Penso che un po’ di F4 sia necessaria perché comunque ti da la base per le categorie superiori ma penso anche che non si debba concentrarsi troppo tempo perché è abbastanza diversa dalle vere macchine. Per la Regional non mi trovo nella situazione da giudicare perché non è ho mai guidata una quindi non saprei ma a guardare i tempi e la differenza anche con l’Euroformula penso sia una macchina simile alla formula 4, solo un po’ più grande e un po’ più pesante.  Per l’esperienza fatta, penso che la Dallara 320 sia la miglior macchina in questo momento per imparare a guidare ma soprattutto anche per imparare il set up perché ha un’aereodinamica potentissima e fare un set up meccanico ed aerodinamico di questa macchina non è semplice, nell’ultimo anno ho migliorato davvero tanto e ho capito veramente come funziona una vera macchina da corsa e questo mi ha aiutato a migliorare le mie decisioni e prestazioni.  Inoltre, non è facile da guidare e trovare il limite non è semplice, perché la velocità che puoi portare in curva è impressionante e superiore a molte categorie, grazie anche al peso. E’ una macchina molto leggera e non ha tanti cavalli quindi, la velocità in curva è impressionante »

Impossibile non parlare di sicurezza, dati alcuni tragici fatti recenti (incidente di Van’t Hoff  a SPA), ma più in generale pensando al fatto che molto spesso in F4 si fa letteralmente a sportellate e gli incidenti non mancano: il kart è sufficientemente formativo a tuo parere? O, allargando il tema: quale pensi sia l’età – senza pensare ai regolamenti - in cui un ragazzo ha la maturità sufficiente per guidare un auto da 260 all’ora?
«Questo sport purtroppo può darci tragiche notizie come quella di Dilano qualche settimana fa. Sinceramente quando ho visto la notizia per me è stato uno shock, non ci credevo perché mi ricordo il campionato di Formula 4 passato assieme e mi sembrava quasi impossibile che un ragazzo poco più grande di me, con cui ho corso assieme non ci sia più, in questo modo, e mi ci è voluto un po’ prima che digerissi questa cosa e mando delle sincere condoglianze alla sua famiglia e cari.  Penso che il kart non sia il problema, e che ti insegni abbastanza su come prendere rischi, correre ruota a ruota. Penso sia una delle cose più belle che ci sia e che fa emozionare tutti, specialmente se viene fatto da due piloti che sanno correre e che sanno quando prendere rischi e quando no, ma spesso succedono degli incidenti perché magari qualcuno esagera e perde la testa e prova a buttarsi in posti dove non c’è spazio ma fa parte del gioco.  Altri incidenti, come quello di qualche settimana fa a Spa invece, succedono perché si prendono decisioni sbagliate, correre in quelle condizioni con più di 30 macchine era solo una cosa assurda, quando piove e c’è tanta acqua non si vede niente davanti, letteralmente, e spesso vedi la macchina quando ormai è troppo tardi. Per me è stato un grandissimo errore continuare la corsa e spero che la gente se ne sia accorta ed impari da questo grave errore perché cose così non posso più capitare. In quanto all’età giusta per salire in macchina, penso che sia attorno ai 16 anni: questo ovviamente dipende da persona a persona però, devi anche capire se il ragazzo è abbastanza maturo da capire i pericoli e la serietà che correre in macchina richiede. »

Che cosa pensi di incentivare i piloti a fare qualche anno in più nel karting – magari gareggiando una o più stagioni n KZ – prima del passaggio alle auto?
«Difficile dirlo per me, dato che non ho mai guidato un KZ e quando sono passato in macchina non ho avuto nessun problema particolare. Penso che anche in questo caso, dipenda da persona a persona.»

Ora parlaci del Giappone: il tuo Team, le tue aspirazioni, la tua vita in un paese così diverso dal nostro. Quanto di frequente torni in Italia? Vivi da solo? Cosa ti piace di questo paese e a che cosa invece trovi sia difficile adattarsi? Hai imparato un po’ di lingua Giapponese?
«L’esperienza di vita che sto facendo qui è una delle migliori anche se non è facile ed più difficile di quanto mi aspettassi. Il team è molto professionale e corre per vincere anche se c’è una mentalità diversa rispetto all’Europa ed inoltre hanno la loro cultura. Per me è ancora un po’ difficile adattarmi perché quando c’è qualcosa che non va io mi metto li e cerco sempre di trovare nuove soluzioni e provare più cose possibili nel minor tempo possibile per non perdere tempo ma a volte loro non sono d’accordo e mi dicono di stare tranquillo, cosa che capisco perché comunque hanno più esperienza di me e conoscono meglio la macchina, anche se piacerebbe provare cose nuove per migliorare la macchina. Nell’ultima gara però il feeling è migliorato e mi sto adattando sempre di più alla macchina e alla loro cultura. Quest’anno non sono stato in Giappone tutto il tempo, perché la prima gara è stata a Maggio, però sono a Tokyo dal secondo round e quindi ad oggi ci sono rimasto circa due mesi. Principalmente sono stato da solo purtroppo, è stato abbastanza difficile perché non conosco molta gente e neanche il posto, Tokyo è grandissima, mi sono concentrato principalmente sull’allenarmi e preparami per la gara seguente. Le ultime due settimane però sono state molto belle, mio fratello ed un mio caro amico sono venuti a trovarmi e sono stati qui con me dieci giorni, ci siamo divertiti molto, abbiamo visitato bellissimi posti qui intorno, nell’insieme quindi sono molto felice di questa esperienza. Rimane difficile adattarmi alla cultura Giapponese e ai loro modi di fare, sono molto diversi d rispetto all’ Europa e i luoghi da cui arrivo io, quindi è qualcosa su cui sto lavorando. Pian piano sta andando sempre meglio.. »

Il Giappone è stato per molti la svolta verso un professionismo pagato, remunerativo e soddisfacente in alternativa all’ossessione F1. Lotterer, Alex Palou, Liam Lawson. Che cosa ha di particolarmente formativo questo universo sportivo rispetto alla più classica filiera ‘ufficiale’ FIA?
«Penso che la macchina sia uno dei motivi principali, la Super formula è, a mio parere, la miglior macchina per prepararsi alla Formula 1 perché l’aereodinamica e la potenza sono molto simili alla Formula 1 così come il comportamento della macchina e le sue caratteristiche e penso sia questo il motivo principale per cui Red Bull abbia messo Lawson su questa macchina e in questa categoria perché comunque correre in Giappone, contro tutti professionisti e piloti Giapponesi non è affatto facile per chi viene da fuori, perché i piloti locali conoscono molto bene le piste e grazie al fatto che sono madrelingua lavorano ad un livello molto molto alto coi tecnici.»

Chiudiamo con i tuoi programmi: a breve, a medio e a lungo termine. Iniziando chiaramente  dal 2023 e dalla seconda parte del Campionato a cui stai prendendo parte.
«Obbiettivo principale di quest’anno è imparare tutte le piste e avere l’opportunità di partecipare ai test rookie della Super Formula a fine anno e, molto difficile, magari avere la possibilità di correre l’anno prossimo per Toyota in Super Formula. I miei obbiettivi a medio termini sono quello di firmare con Toyota e diventare un pilota professionista nei prossimi due anni.  I miei obbiettivi a lungo termine infine, sono quelli di correre in Super Formula e Super GT come professionista. Mi piacerebbe infine approdare al  WEC oltre che alla Super Formula, in modo tale da non stare solo in Giappone ma tornare a gareggiare anche nei circuiti Europei e Mondiali.»
 

Created by: fmarangon2 - 20/07/23

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