L'avviamento a spinta delle categorie OK: un gesto atletico

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Il ritorno alla soluzione del presa diretta nelle classi OK, che dopo qualche difficoltà iniziale stanno iniziando a riscuotere il successo meritato, ripropone la necessità per i piloti di imparare a partire da soli. L’episodio verificatosi durante la Finale dell’ ultimo Campionato del Mondo della classe OK ha messo sotto gli occhi di tutti un non problema che sicuramente va affrontato: quello della ripartenza in caso di spegnimento del kart. (pm)

Abbiamo ancora tutti sotto gli occhi l’incidente di Joe Turney nel momento in cui ha cercato di ripartire dopo il contatto con Gomez: Turney ha provato a riavviare il kart ma, spingendolo, in un momento di grande concitazione lo ha fatto finendo in traiettoria e rimanendo poi colpito da un kart che stava sopraggiungendo. 20 anni fa, ai tempi della 100, una situazione del genere non si sarebbe vista in quanto i piloti erano abituati alle ripartenze in gara e “partire” era una parte integrante del saper andare in go-kart. Oggi questa abitudine si è persa e mettere in moto il kart è diventato un qualcosa in più che in molti, anche piloti che partecipano a competizioni di livello altissimo come il Campionato del Mondo,  non sanno fare correttamente.

Imparare a partire
All’epoca, la stragrande maggioranza dei piloti della 100 era capace di ripartire da solo. La partenza col 100 era una manovra complessa, una sorta di danza rituale che il pilota doveva essere capace di fare sin dalle categorie base della 100. Questo gesto atletico prevedeva il sollevamento del kart dal paraurti posteriore, spingere per prendere la giusta velocità, lasciare cadere il kart a terra mentre si continua a spingere e poi, al momento opportuno, saltare sul sedile tenendosi in equilibrio con un piede sul sedile e uno sull’acceleratore. Il sollevamento era necessario in quanto serviva a vincere la resistenza del motore a compiere i primi giri. Vedere i migliori compiere questo gesto era pura poesia del kart, altri erano inguardabili: veder partire un professionista era fonte di frustrazione per i perdenti e di ispirazione per chi ambiva alla vittoria. La cosa più razionale era saltare dal lato motore, in modo da arrivare subito al pedale dell’acceleratore. Ma c’è chi lo faceva, incomprensibilmente, da sinistra… Resta il fatto che nessun team avrebbe mai reclutato un pilota incapace di ripartire in quanto, a quei tempi, le rimonte erano possibili. Nei giorni feriali capitava di vedere in pista i giovani piloti che si allenavano a partire, ma anche i più smaliziati ripassavano la manovra per non essere mai impreparati a qualsiasi evenienza. Con l’avvento della OK, invece, nessuno sembra più interessato a imparare l’arte della partenza in solitaria e, mi dicono gli addetti ai lavori, i ragazzi non vogliono farlo. Le ragioni sono molteplici. La prima, la più importante, è che, con un evidente livellamento delle prestazioni e le difficoltà di sorpasso dovute a una serie di fattori tra cui anche il famoso paraurti mobile, i piloti che si girano non hanno interesse a ripartire. Questo punto di vista, a parere di chi scrive, è totalmente sbagliato in quanto le gare, da che mondo è mondo, finiscono sotto la bandiera a scacchi. Poi, in occasione di gare su più manches, togliere qualche penalità ha sempre la sua importanza e/o raccogliere dei punti nelle competizioni su più gare può fare la differenza tra vincere ed arrivare secondi. I più stagionati ricorderanno sicuramente Jos Verstappen quando, dopo un contatto con Giancarlo Fisichella, staccò il kart dalle reti facendo forza sul collo per poi saltar giù e ripartire!

Il fattore umano
Che il karting sia cambiato non è più un mistero per nessuno: il budget per correre è sempre più alto e i rampolli di chi è disposto a spendere decine di migliaia di Euro per una gara non sono felici di spingere il kart: a farlo deve essere il meccanico, loro devono pensare solo a guidare (e, se capita, a girare un paio di viti sul carburatore senza particolare successo). Il problema è che il rapporto col proprio meccanico non è più quello di una volta, questi giovani non prendono ordini e non accettano consigli da nessuno. Il coach driver, una figura che sta imperando negli ultimi anni, è quasi sempre uno “yes man” spesso più interessato al compenso che a tirare su un campione… La differenza tra un cannibale affamato di vittorie come Max Verstappen e un annoiato rampollo di una ricca famiglia è che, se avesse corso in OK, Jos avrebbe obbligato Max a estenuanti sedute di allenamento alla ripartenza… proprio come fu costretto il vostro affezionatissimo redattore da suo padre al momento del passaggio alla 100 Nazionale. La volontà e l’allenamento sono i due ingredienti necessari per ripartire. Ripartire non significa solo cercare una rimonta impossibile, ma vuol dire non arrendersi, mantenere i nervi saldi, dimostrare di avere carattere agli avversari. L’incidente di Franciacorta riaccende così le luci su un elemento importante della competizione in kart, con la speranza di vedere in pista ragazzi che si allenano nella ripartenza.

Il fattore tecnico
Era più facile partire con il 100 o con gli OK? Il 100 era più piccolo di cilindrata e molto più leggero. Col motore caldo, bastava alzare il kart dal lato posteriore e spingerlo per un paio di metri per vincere la resistenza iniziale della compressione, saltare su e riavviarlo. Come detto, era una questione di decimi di secondo dal momento in cui finiva la spinta, si dava gas senza ingolfarlo e con la giusta progressione. L’OK è più pesante, ha un paraurti posteriore che non si presta alla spinta, ha una carenatura enorme sul piantone dello sterzo che rende difficile saltare e ritrovare la posizione di guida senza intrecciarsi, ma ha la valvola di decompressione che elimina la seccatura di dover alzare le ruote posteriori per vincere la compressione dei primi giri del motore. Il momento di saltare su e dare gas avviene quando la valvola di decompressione si chiude. Con il giusto allenamento non è difficile ripartire, ma chi vuole forza, esperienza e prontezza di riflessi che un pilota con ambizioni deve avere. I problemi tecnici potrebbero essere superati nel momento in cui non la federazione, non i costruttori, ma chi ci mette i soldi (ovvero i papà-sponsor dei giovani aspiranti Max) cominci a capire che il proprio rampollo non deve farsi spingere da qualcun altro e perdere gare, posizioni in griglia o punti al primo testacoda. Quando i signori con la valigia lo chiederanno, e dobbiamo sperare in questo, magari vedremo sparire quell’enorme paraurti posteriore, che rende difficile avviare il kart e sollevarlo in genere senza risolvere il problema dei contatti tra ruota e ruota per cui è stato concepito. Un’altra gran cosa sarebbe rendere le carenature, soprattutto quella del piantone-sterzo, meno ingombrante per facilitare i movimenti del pilota. Poi ci sarebbe l’annosa questione della frizione centrifuga nella classe Junior, dove veramente in pochi sarebbero in grado di partire da soli con un kart da 80 e passa chilogrammi. La frizione centrifuga e l’avviatore esterno aiuterebbero molto piloti e meccanici: la 100 Junior, nel suo periodo di massimo splendore, impiegava proprio queste soluzioni e non mi si venga a dire che la frizione tipo Horstman a dischi appiattisca i valori tra i piloti, altrimenti lo dico a Fernando (Alonso), Sebastian (Vettel) & Co!
 

Created by: fmarangon2 - 17/10/23

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