Vroom in pista al Rental Kart World Contest 2023: il racconto

- Racing rental
Abbiamo preso parte - dal 20 al 22 Ottobre scorso - al World Rental Kart Contest, potendone apprezzare dall’interno le peculiarità e individuandone gli aspetti nei quali la sua formula può promuovere un karting più accessibile per chiunque. (fm)

Guidavo per prima volta un rental di questo tipo – la mia esperienza è prevalentemente con kart a due tempi avendo corso in categorie come la 100 Nazionale 30 anni fa, o il Trofeo Easykart 125 più di recente – e devo riconoscere che un kart così equipaggiato produce un certo spaesamento, inizialmente. La posizione di guida su questi mezzi è semplice da regolare grazie ai dispositivi di regolazione manuale dei pedali e del sedile e, una volta acceso il motore – un Honda 390cc, l’opzione più ‘racing’ tra quelle destinate al rental 4 tempi (gli altri sono 270cc) – e abbassata la visiera siamo già in clima gara.  L’approccio alla pista richiede infatti umiltà perché il Rental, al contrario di ciò che si potrebbe pensare, ha una base di piloti molto esperti e allenati, scordatevi le serate di addio al celibato e la sfida coi colleghi dell’ufficio: questi sono piloti che gareggiano molto spesso in competizioni di alto livello, su circuiti in giro per l’Italia e l’Europa nelle serie Rental più conosciute, spesso con un passato nel karting tradizionale o addirittura in monoposto o macchine da corsa di altro genere. Diversi fra loro provengono dal Campionato Briggs and Stratton, dove occasionalmente negli ultimi anni ho preso parte a qualche gara, ma anche paragonato a quelli, questo kart è diverso, per caratteristiche del telaio (nella Briggs e Stratton il telaio Crg FS4 ha tubi del diametro di 28mm, nel Centurion hanno diametro 32mm) , gomme e modo di gestire la bagarre per via delle protezioni che lo avvolgono (nel corso di weekend ho poi capito meglio questo aspetto). Un’altra prerogativa di questi mezzi è che nel momento in cui si preme sul freno un dispositivo meccanico blocca il cavo dell’acceleratore e quindi, in fase di inserimento in curva, non è possibile fare ‘giochetti usando’ i pedali in contemporanea.

Nei primi turni di libere acquisisco confidenza con il mezzo e su come farlo scorrere nelle curve per mantenere più velocità senza far perdere brio al motore, che poi è un po’ il ‘segreto di pulcinella’ della guida nel rental: linee rotonde, pulite, sfruttando più spazio possibile mantenendo alto il regime del motore così da avere una buona velocità infondo ai rettilinei. Anche con questi kart, d’altra parte, la pulizia di guida paga. Inaspettatamente per me, che non mi aspettavo di essere subito così a mio agio, arrivano dei tempi di rilievo nelle libere che mi garantiscono un posto con i PRO, pertanto mi giocherò le mie possibilità con i piloti giudicati (dal trasponder) più esperti. Le gare si riveleranno molto aperte e senza esclusione di colpi (letterali), come mi dicono essere il rental racing nella sua natura – cosa che forse in un primo momento avevo sottovalutato: il format di questo evento ricalca quello delle gare FIA e quindi prevede molto tempo alla guida nel corso del weekend, tra qualifiche (siamo divisi in 4 gruppi A-B-C-D), heat al sabato e super heats alla domenica mattina. La direzione di gara tuttavia riesce a gestire bene nell’insieme l’esuberanza anche dei più esagitati e arriviamo alla finalissima senza danni, una finale – la prima nella mia vita con così tanti piloti – in cui saremo ben 40. Il primo giro è epico e fino a metà va benissimo: la mia partenza dalla 36 casella, frutto di qualche contatto di troppo nelle manches ed una superheat da dimenticare, non è un problema. Nel primo giro ci si diverte e ce le si dà parecchio, ma vi assicuro che è comunque bellissimo e divertente arrivare in tre affiancati alla curva più veloce della pista. Nel traffico e fra le sportellate, mentre qualcuno davanti a me vola fuori pista, riesco a recuperare una decina di posizioni, va tutto alla grande e il kart questa volta spinge parecchio (i kart vengono assegnati mediante sorteggio ad ogni manche e così funziona anche per la Finalissima). Peccato che la bagarre non risparmi nemmeno il sottoscritto, che toccato dietro da qualcuno in frenata si trova girato in testacoda con il gruppo che sopraggiunge in uno dei due tornantini a 180° del tracciato. Si riparte dal fondo, e ci si diverte parecchio a recuperare il gruppetto e fino alla fine in scia ad uno dei tanti 'trenini'. La finale sono 30 minuti più un giro, stancante, ma divertentissima e il 34° posto dopo aver perso quasi un giro all’inizio non è poi così un disastro.. a proposito: quante volte ho usato la parola divertimento in questo reportage?
 

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