2013–2023: nel segno di Max Verstappen

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I decenni sono intervalli di tempo sufficienti ad inglobare cambiamenti epocali: sicuramente questo è il caso di quello che si completa quest’anno, con il terzo titolo mondiale di F1 consecutivo per Max Verstappen. Un decennio che comincia ovviamente dalle piste di kart (a cura di Fabio Marangon)

Forse oggi qualcuno, davanti all’ennesimo GP dominato da Max Verstappen, potrebbe non rendersi conto di quale genere di pilota stiamo parlando. Perchè capita sempre così: mentre la si scrive, la storia, sembra quasi scontata. Quando, a distanza di qualche anno, andiamo a rileggerla, ci rendiamo conto di quanto siano state eccezionali le imprese che ‘dal vivo’ ci erano sembrate ‘normali’. Nel frattempo però, la filiera del Motorsport ha subito trasformazioni che non prevedono passi indietro.

2013: Max Verstappen fa la storia del karting e chiude (virtualmente) un’era.
Max è già fortissimo nel 2012 (era forte anche prima, ma dal 2012 si iniziava a fare sul serio): è uno dei piloti del programma di Intrepid, insieme a Russell, Albon e altri che negli anni a seguire di strada ne faranno parecchia: è virtualmente Campione Europeo ma una squalifica nell’ultima prova lo prova dei punti che regalano quindi il Campionato Europeo KF2 (OK) all’Inglese Barnicoat. 
Il suo eccezionale 2013 prende forma già alla fine del 2012, quando cambia casacca per traferirsi in CRG. Quell’anno, pochi giorni prima di compiere 16 anni Max vincerà il Mondiale di kart destinato ai piloti più adulti ed esperti, la KZ. Sulla pista di Varennes Max si aggiudica il Mondiale in un weekend che non lo ha visto dominare come in altre situazioni, ma sapientemente prendere e mantenere la testa della finale a fronte di un parterre di senatori della categoria come Forè, De Conto, Ardigò & Co. Ciò che sorprenderà di Max, alla fine di quella incredibile stagione, è la costanza nel vincere nelle gare che contano: quell’anno si aggiudica il Campionato Europeo KZ praticamente al suo debutto nella categoria e lo fa vincendo entrambe le prove con distacchi non da gara di kart, cosa non proprio comune nella top class con il cambio. 

Max stravince anche in KF (che ora chiamiamo OK) vincendo l’Europeo e mancando l’appuntamento con il Mondiale per uno sciagurato incidente che visto oggi spiega molto della natura del talento (e con lui questo termine possiamo usarlo a ragion veduta) Olandese: in quella seconda prova del Mondiale – chi si ricorda del Mondiale in due prove? - Verstappen, candidato principale al titolo, soffre un po’ in prima posizione fino al sorpasso subito da Joyner per poi, quando Nielsen sta per sopravanzarlo, lo chiude in malomodo mettendo fine alla gara del rivale e anche alla sua, pur riuscendo a riprendere la pista, come a dire: o vinco tutto, o niente, chissenefrega. 

In quegli anni Max è ancora solo il “figlio di Jos”, ex kartista e pilota di F1 degli anni ‘90, un padre severo e mentore dai modi spesso messi in discussione, ma qualcosa di epico uscirà da quel binomio: all’orizzonte già si profila, alla fine di quell’anno, un percorso che sarà l’ultimo nel suo genere, verso un’infornata di record difficili da ripetere.
Il karting cambierà parecchio, di lì a poco: già non è più quello di fine ventesimo secolo, con i 100cc ad aria che facevano piangere e sognare. Il karting FIA è un laboratorio – spesso fallimentare – di regolamenti tecnici ed evoluzione dei mezzi che deve trovare una sua identità, passando dai freni anteriori nel monomarcia, dal Mondiale su più prove, dall’avviamento elettrico che si abbandonerà nel 2016 – lasciandolo ad appannaggio delle categorie più amatoriali. Quello è il karting che saluta Max Verstappen a fine 2013, quando effettua il suo primo test in monoposto. Ha appena compiuto 16 anni, e per i canoni attuali del karting, è fin troppo vecchio. 

Max è subito competitivo in monoposto, e qualcuno molto in alto se ne accorge 
Il 2014 è l’anno in cui diversi piloti di quella generazione passano in monoposto, e per monoposto che conta, si intende la Formula 3. La Formula 4 è appena nata e la Formula Regional ancora non esiste, così come non esiste l’attuale FIA Formula 3 Championship, che prenderà il via solo nel 2019. Ci sono buone ragioni, in quel momento storico, per ritenere i piloti al via del FIA Formula 3 European Championship, come i più talentuosi sulla piazza. Ed è in quel campionato che Verstappen incrocia alcuni dei suoi futuri avversari (si fa per dire) in Formula come Esteban Ocon, che quell’anno vince il titolo, ma non Leclerc, il suo coetaneo sconfitto l’anno prima al Mondiale KZ (sono nati entrambi nell’autunno del 1997 a due settimane di distanza), ma ci sono gli italiani Giovinazzi e Fuoco, per dare l’idea.

Non fu titolo per Max, ma avrebbe potuto esserlo, perché nonostante l’inesperienza vince 8 gare e contende il titolo a Ocon in un’annata che lascia tutti a bocca aperta, nella quale si impone in una gara simbolo del motorsport che fu, quella sorta di “Mondialino” della Formula 3 che era il Masters di Formula 3 di Zandvoort, vicino casa: il giovane fenomeno inizia a non essere più solo il figlio di Jos, ma un pilota che sembra avere in numeri per arrivare molto in alto, e viste le premesse, sembra destinato a farlo velocemente. 

Un talento così precoce rischiava di attirare l’attenzione di Mercedes e Ferrari così che Helmut Marko, alla ricerca di diamanti e non semplice cercatore di pietre, vide in Max l’opportunità di dare continuità a quanto iniziato con Vettel, ora che il dominio di Red Bull veniva messo in discussione da un’annata sotto le aspettative in un 2014 dominato da Mercedes, e programmare un nuovo ciclo di vittorie mettendo al centro del programma una giovane promessa. 
Non mancarono le critiche, dato che quello era il più giovane pilota mai messo al volante di una Formula 1 e il rischio di un flop, specie dopo il brusco scaricamento di Jaime Alguersuari, fino ad allora il pilota più giovane di sempre nella massima formula, la cui carriera praticamente finì bruciata nel giro di poco per mano dello stesso Marko, era alto. Verstappen sulla Toro Rosso – team satellite della multinazionale, la ex-Minardi per intenderci - fu un’operazione calcolata in anticipo e non precipitosa: l’annuncio dell’ingaggio avvenne a circa 7 mesi dal debutto di Max, che fu nel Gp Australia del 2015 e nel suo anno d’esordio non deluse le enormi aspettative, concludendo la stagione al 12esimo posto in classifica piloti con 49 punti. 
Nella migliore tradizione Red Bull, nel giro di pochi GP, nel 2016, Marko decise che il tempo del Russo Daniil Kvyat  sull’ammiraglia blu della bibita taurina era scaduto, dando luogo al più classico degli scambi che consolidò la fama di predestinato di Verstappen: vincente in F1 sulla Red Bull, all’esordio nel GP di Spagna del 2016. Con quella data sulla carta d’identità, Max è l’uomo (il ragazzo?) dei record: il più giovane di sempre a segnare dei punti (Malesia 2015), il più giovane, appunto, a vincere un GP di Formula1, domenica 15 maggio 2016.

Created by: cggiuliano - 22/11/23

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