Ronni Sala: la lunga stagione di Birel Art

- Intervista
La fine della stagione è il momento adatto per tracciare un bilancio e dialogare a tutto campo, mentre la mente è già al 2024. Nelle parole di un costruttore c’è sempre qualche riflessione che aiuta a capire anche lo stato generale del nostro sport, e sottolinea come sia fondamentale da parte delle Federazioni ascoltare e dialogare con essi. Il nostro incontro con il Patron di Birel Art Ronni Sala (fm)

L'annata Birel si chiude in Bahrein come partner di Rotax: parliamo dello sforzo aziendale e tecnico dell'operazione
«Siamo ormai abbastanza organizzati per gestire questi eventi, il Bahrain è un po’ più complicato sotto il profilo logistico, ma siamo ben navigati. Quest’anno c’è stato uno sforzo maggiore a livello di montaggio dei kart in quanto a differenza dell’anno scorso abbiamo fornito tre categorie, passando da 108 mezzi a 180: è un lavoro importante a casa anche perché devi arrivare qui con tutto pronto perché tutto ‘giri’ nel modo giusto. In Bahrain avevamo12 uomini in pista per l’evento che per due settimane seguono tutto prima e dopo.»
Alti e bassi della stagione: oltre il titolo in KZ2 con Slater, cos'è mancato alla stagione di Birel Art? In quale categoria ritieni di aver colto meno del vostro potenziale?
«Sicuramente ci è mancato qualcosina in OK e OKJ. Abbiamo tribolato un po’ con i piloti, in OK ci sono stati alti e bassi: il finale di stagione è stato positivo anche se per vari motivi non ci sono stati i risultati. Diciamo che siamo contenti di come partiremo l’anno prossimo anche se alcune cose sono ancora da definire, gomme etc..In KZ abbiamo vinto tantissimo, di fatto ci è mancato solo il titolo Mondiale: abbiamo vinto quello come Team, abbiamo vinto quasi tutto in WSK, non posso certo lamentarmi, doppietta nell’Europeo e podio completo per noi a Sarno con tre piloti Birel Art nei primi tre posti, una grande annata in linea con gli ultimi 4 e 5 anni in cui in KZ abbiamo vinto tantissimo. L’anno prossimo, in più, avremo Forè in KZ Master che dopo il bello spettacolo visto quest’anno nella lotta con Manetti fa ben sperare.»
Sempre parlando di KZ: tu cosa pensi di allargare un po’ il divario tra KZ1 e KZ2 pr creare una vera Top Class?
«Se n’è parlato spesso, ma penso non sia semplice perché a livello di motore, fondamentalmente non si può. L’unica cosa che potrebbe fare la differenza sono le gomme, provando con le 6” ma per chi produce le gomme sarebbe un grande investimento e di fatto comunque la KZ rimarrebbe una categoria a sé. Sulle Dunlop che si usano in Superkart, non le conosco: andrebbero fatti dei test per capire come funzionano. Certamente, la gomma da 6” potrebbe essere un fattore che fa la differenza e sarebbe bello perché ad oggi a parte i 5 Kg non ci sono differenze e te ne accorgi anche quando li vedi correre tutti assieme nel WSK, forse è vero, in KZ c’è qualche pilota più esperto ma ci sono dei ragazzini che sono andati fortissimo. Poi ti capita di essere all’Europeo e in effetti chi non è del settore fa fatica a capire la differenza tra le due.»
Una stagione agonistica pressochè infinita e un enorme numero di gare mettono tutti sotto pressione: come lo gestite in Birel? Se potessi cambiare qualcosa dell'attuale calendario, dove interverresti?
«In effetti è un problema: sono quasi tutti d’accordo che le gare sono troppe, ma alla fine tra di noi, poi, non riusciamo a trovare una soluzione che metta gli operatori tutti d’accordo. Da parte mia posso dirti che le gare sono assolutamente troppe, che il calendario è assolutamente troppo lungo: anche solo 10/12 anni fa si cominciava a fine Febbraio e si finiva a fine Ottobre: io capisco che per alcuni team più gare significa più lavoro’ però partire a Gennaio e andare avanti ininterrottamente fino a fine Novembre è oggettivamente troppo: ci si sposta continuamente da un kartodromo all’altro, da un campionato all’altro senza una logica e senza la pausa non hai nemmeno il tempo di andare a provare per sviluppare del materiale durante l’inverno e fare un lavoro meglio organizzato e programmato. Questo non giova al nostro sport: io ridurrei il numero delle gare durante l’anno di almeno un 30%, senza per forza scegliere quali eliminare perché sugli organizzatori, che siano FIA, WSK o altro loro fanno bene il loro lavoro: semplicemente però il totale delle gare, sono troppe.»
Vedi una possibile soluzione possibile a breve, per esempio con una variazione del numero di prove del Mondiale o dell'Europeo FIA?
«Se guardi al Calendario FIA, non sono tante le gare titolate. Si è pensato di fare delle gare di prova come sostituto dei test, e quindi c’è la gara di prova, ma se continuiamo così poi faremo la gara di prova per la gara di prova dell’Europeo e diventa un cane che si mangia la coda. Così noi, praticamente, facciamo un Mondiale tutte le domeniche: i piloti sono quelli, i mezzi sono quelli, il format di gara è quello, sono tutte uguali alla fine. Sul Mondiale in più prove penso che i tentativi siano stati fatti, ma basilarmente per me è giusto che rimanga com’è, per consentire a piloti di tutti i continenti di essere presenti al via. Effettivamente qualcuno potrebbe dire: perchè non trasformiamo l'Europeo nel Mondiale e viceversa. Svolgendosi su più prove, e dato che nel Mondiale in prova unica può succedere di tutto, vedresti premiata la costanza dei risultati e quindi il valore di pilota e Team – il ragionamento è logico e ci sta. Nel 2024 l'Europeo, in questa ottica di permettere ai reali valori in campo di emergere, avrà tre prove, sul Mondiale nonostante se ne parli, la vedo difficile: non credo ci saranno cambiamenti.»
Birel è protagonista nel continente Americano: lì avete portato gli ex campioni del mondo Kremers e Morgatto e siete presenti - anche - con un marchio destinato a quello specifico mercato: Compkart. In cosa gli USA ci insegnano qualcosa, secondo te, e in cosa preferisci le gare Europee?
Sugli Americani va detto che sono sicuramente più 'easy' nel gestire grandi eventi, in Europa è tutto molto, molto professionale. Aggiungi che però da loro è quasi tutto monomarca, e questa è anche una delle ragioni della diversità e del tenere le cose più semplici: non c'è un bello e un brutto, non me la sento di fare paragoni. Loro corrono nel loro modo, fanno parecchie gare in ..parcheggi. Prendi il Supernational: è uno show, molto bello, molto bene organizzato anche se il potenziale del mezzo spesso non emerge. Le temperature, il tipo di asfalto, il fatto che le piste sono fatte sostanzialmente con dei jersey. I nostri piloti sono comunque contenti di correre là, e il divario con l’Europa non è più quello che poteva esserci venti o trent’anni fa. Per Birel Art gli USA valgono il 20% del fatturato e sono il nostro primo mercato: con il calo del mercato Asiatico e Giapponese, che si è molto ridimensionato a causa di vari fattori come l’invecchiamento degli impianti, la crisi e la svalutazione della moneta. Nel frattempo invece il mercato americano è cresciuto molto ed è tuttora in crescita.

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