Le Finali Rotax e il Mondiale FIA sono paragonabili?

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E’ un tema che ritorna spesso e che merita un’analisi più ragionata del veloce commento ‘da bar’, vista la direzione che il karting FIA ha preso ormai da qualche anno. (fm)

L’evento Rotax di fine stagione che convoca circa 400 piloti di praticamente ogni età da tutto il mondo, per farli sfidare in 8 diverse categorie su kart identici, si è guadagnato negli anni una reputazione che, ad oggi, non ha quasi bisogno di presentazioni, se rimaniamo nel merito dell’evento. Tuttavia, da sempre, nel parlare delle Rotax Max Challenge Grand Finals da un punto di vista sportivo e tecnico, ci si è sempre presi la briga di fare premesse e distinguo: “l’organizzazione è unica, bella festa, ma i kart…” Oppure: “buona l’idea dei kart tutti uguali, ma quel motore…” o ancora “non è un vero Mondiale”. Scendendo più nello specifico, secondo alcuni quelli in gara nelle Finali Rotax non sarebbero “i migliori piloti al Mondo”, per quelli bisogna andare a pescare altrove. Cerchiamo di analizzare brevemente questa affermazione e contestualizzarla, quindi. Prendiamo in esame giusto tre aspetti che caratterizzano le due forme di karting che stiamo prendendo in esame: i mezzi in gara, i requisiti necessari alla partecipazione da parte dei piloti e infine un aspetto un po’ più sottotraccia, ma ugualmente significativa e probabilmente discriminante: i sentimenti e lo stato d’animo di chi è coinvolto in questa gara.

Primo, filosofia del ‘kart uguale per tutti’: come quasi tutti sanno, alle RMCGF è Rotax in prima persona a fornire a tutti motori identici in base al regolamento (le varianti del ROTAX Max 125 dalla Micro alla DD2) mentre tre costruttori, scelti sempre da Rotax, si occupano di fornire i telai, tutto rigorosamente “nuovo di fabbrica”. Quello della sfida ad armi pari, specie nel motorsport, è sempre stato uno dei temi più dibattuti – soprattutto quando qualcuno cerca di stabilire chi sia “il più forte” o addirittura “il più forte di tutti i tempi”. Che sia F1 o MotoGP, per limitarsi a due discipline celeberrime, quante volte abbiamo pensato che sulla Mercedes di Hamilton in tanti avrebbero potuto vincere dei Mondiali a ripetizione o a quanto sarebbe bello vedere una sfida tra Verstappen e Leclerc alla guida di vetture identiche un giorno? Se rimaniamo quindi nel campo sportivo (la sfida tra piloti per determinare il più bravo) la formula di Rotax non è lontanissima da quell’ideale di competizione che in tante altre occasioni vedremmo come ‘ideale’. Lo sviluppo tecnico della categoria OK, se vogliamo fare un parallelo, è sicuramente altissimo ed è anche parecchio scontato che sia così: dal momento che si tratta di un campionato ‘open’ che vede più motoristi al via. Ciò detto, costituendo la OK (e lo dimostrano i distacchi minimi che si vedono in gara) la FIA cercava una categoria nella quale fosse il più possibile il pilota a fare la differenza, equiparando le prestazioni per esempio ricorrendo al limitatore di giri o al fornitore unico di gomme. Se consideriamo che la categoria OK nasce quasi 20 anni dopo l’uscita del Rotax Max, non possiamo fare a meno di notare che l’uniformità dei mezzi come base per una competizione motoristica non toglie alcuna dignità alle gare ma che anzi, le nobilita dal punto di vista sportivo.

Secondo, chi gareggia: ciò da cui rimangono più colpiti i neofiti della gigantesca unica tenda sotto alla quale tutti, ma tutti i piloti partecipanti alle finali Rotax passano insieme una settimana (provare per credere) è il clima conviviale. Tutto vero, d’accordo, ma a nostro parere andando oltre c’è qualcosa di più da considerare oltre al clima di festa. Quel posto sotto alla tenda, ognuno di quei piloti, se lo è guadagnato vincendo. In base ai criteri stabiliti dall’organizzatore, il biglietto per la Finale (che non a caso, si chiama “Ticket”…) lo paga Rotax a chi se lo è meritato: vincendo il trofeo Nazionale in cui ha gareggiato nella propria nazione o nelle circa 15 gare a carattere Internazionale che si svolgono un po’ in tutto il mondo allo scopo di selezionare i migliori piloti così che la competizione in occasione della Finalissima sia davvero tra i piloti più meritevoli e non semplicemente tra “chi può permetterselo”. La sensazione, sempre sotto a quella tenda, è quella che non importi molto chi ha il papà più ricco, là fuori, ma chi ha girato più forte stamattina, e i racconti sono spesso racconti di pista, di karting. I soldi, la Formula 1, sono tutte cose visibilmente più lontane – e nel karting è giusto che sia così. Ciò non significa che il livello delle gare FIA non sia alto come è evidente sotto gli occhi di tutti, con piloti appena teen-ager che hanno alle spalle spesso anni e anni di corse (talvolta però senza una vittoria significativa in un Campionato nazionale) al di fuori del loro paese di nascita, con Team ultra professionali che ne seguono le gesta in pista fin dal mercoledì mattina prima della gara. Le tende, quelle si: sono tante, invece che una, ed ogni team – ufficiale o meno – vive l’esperienza a modo suo, nel proprio mondo, con i propri obiettivi, che spesso sono nelle categorie superiori e non nel karting.

Terzo: chiedimi se sono felice. Questo come detto è un aspetto che potremmo anche non cogliere ad un primo esame, ma che a molti invece sarà familiare. La festa delle Finali Rotax non è solo nella drivers parade, nella musica a palla o nelle varie iniziative di contorno all’evento – che dura sì una settimana, ma che si svolge una volta l’anno, non tutte le domeniche. E’ negli occhi dei ragazzini che hanno viaggiato forse per la prima volta nella loro vita così lontano da casa, insieme al papà che gli fa da meccanico: nelle mille bandiere nazionali che fanno tanto assomigliare queste Finali una sorta di Olimpiade racing, nel profondo appagamento di ‘avercela fatta’ e nel sapere che questa gara potrebbe essere l’ultima, perché un’annata così non potrebbero più permettersela e che molto probabilmente rimarrà la gara della vita, un ricordo indelebile, indimenticabile già nel momento in cui lo si vive. Il così detto professionismo è spesso caratterizzato da uno spirito più routinario, distaccato e appunto, ultra-professionale, quasi inadatto a volte ad una schiera di praticanti così giovane come lo sono i piloti delle categorie OK e OKJ, dato che nel mondo FIA le gare ‘importanti’ sono quelle che corre chi ha 14 anni e che a 14 anni, in qualunque campo della vita, un professionista non puoi esserlo anche se i soldi di papà e i profili instagram potrebbero farlo sembrare. Quindi ha ragione Max Verstappen, se hai talento arrivi dove devi arrivare (la F1) ma devi essere anche felice di farlo e non sempre possiamo dire che un altissimo livello di competitività e impegno nel karting – spesso a discapito di altri aspetti della vita come l’istruzione, porti a questo.

Se parliamo di karting e non di un semplice “passo verso la F4”, quindi, le Finali Rotax e il Mondiale FIA sono paragonabili, sì, ma non tanto nella prestazione dei kart - che comunque c’è, aspettate un attimo - quanto perché sono competizioni di profilo internazionale e di alto livello. Quello dei piloti è mediamente alto nell’una e nell’altra competizione, e i mezzi (considerando che si gareggia con telai che sono gli stessi delle categorie OK e OKJ) sono accomunati da caratteristiche come il limitatore e la monogomma, per fare emergere maggiormente le qualità del pilota. Se proprio vogliamo attaccarci ai tempi sul giro, tra l’ultimo Mondiale in Bahrain nel 2016 e la RMCGF di quest’anno la differenza tra la pole position nella OK e nella Senior MAX è di circa 3 secondi (principalmente perché gli OK sono delle specie di missili ormai, se andiamo al Mondiale KF del 2013, perso da Verstappen su questa pista per un soffio, la differenza si riduce ad 1 secondo). Quest’anno, ma anche nelle ultime recenti edizioni, il risultato finale in diverse categorie è stato caratterizzato da alcune decisioni disciplinari – essenzialmente penalità per il musetto – ad ulteriore riprova che la bagarre è molto, molto ravvicinata e questo, generalmente, è un elemento assai ricercato nel mondo del racing – si vedano gli espedienti che chi governa la F1 cerca disperatamente per rendere le gare più combattute. Quando il karting è al centro, quando l’impegno di migliaia – letteralmente – di persone è incentrato sul karting e quando ai piloti interessa solo ed esclusivamente quella gara, perché è “quella” gara a fare la differenza perlomeno per loro, come nel caso delle RMCGF allora si, possiamo parlarne. Negli anni successivi il successo iniziale di Rotax, i monomarca sono nati uno dopo l’altro e grazie a questi il karting ha tenuto botta nonostante la crisi di un certo karting professionistico senza più la bussola almeno fino al 2016. Ma quando l’ha ritrovata questa bussola – che piaccia o meno – l’ha orientata in un’unica direzione, quella della filiera che porta alla F1, professionalizzandosi oltre misura ed oltre le possibilità economiche del 90% della popolazione terrestre. In quanto ai singoli “Mondiali” delle varie serie monomarca, sarete d’accordo che si tratta di forme ‘light’ del karting FIA, non giriamoci intorno – con una maggiore possibilità per alcuni di ben figurare rispetto alle gare FIA o WSK. Pertanto si: le final Rotax e il Mondiale FIA sono paragonabili a nostro parere, alla luce dei fattori presi qui in esame.





 

Created by: fmarangon2 - 17/12/23

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