Jenson Button: quel momento, nel karting, in cui ci si chiede se è il caso di andare avanti

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C’è un passaggio della miniserie Disney + sull’epica storia della Brawn GP e del Mondiale di Jenson Button nel 2009 che è denso di significato per ogni kartista che ha in mente un percorso professionale..(ls)

Sulla piattaforma Disney+ è disponibile una miniserie in 4 episodi che racconta l’incredibile stagione 2009 della Brawn GP, scuderia capitanata da Ross Brawn che sulle ceneri del Team Honda – che a fine 2008 lascia la F1 a causa della crisi finanziaria globale – che grazie ad un progetto aerodinamico lungimirante ed una grande coesione del team riesce nell’impresa impossibile di conquistare il titolo Mondiale di F1.

Sembrano passati secoli, ma sebbene storie del genere non si ripeteranno mai più (considerate che quella squadra è oggi la AMG Mercedes di Toto Wolff) in F1, ci sono degli elementi che probabilmente anch’essi, non si ripeteranno più per come si sono evolute le cose in questo mondo. Per esempio la storia kartistica di Jenson Button e suo padre, a cui spesso nella serie si fa riferimento e nella quale qualche ragazzo kartista e suo padre oggi potrebbero rivedersi. Ad un certo punto Jenson racconta nell’intervista a Keanu Reeves (produttore della serie) di suo padre, che credendolo addormentato sul sedile posteriore del Van, confessa alla sua compagna (la matrigna di Jenson): «non credo sai che il ragazzo abbia quel qualcosa in più degli altri che serve per emergere e questa cosa del karting sta iniziando a costarci un sacco di soldi».
Jenson Button dice che sentire quelle cose dette dal padre smosse qualcosa in lui, e lo definisce uno dei momenti chiave della sua carriera, una carriera che nel suo caso, ad un certo punto lo ha portato addirittura ad un titolo Mondiale di F1.

Il punto è che quel momento lì c’è nella storia di ogni ragazzo che intraprende questa strada con lo scopo di ‘arrivare in alto’. Il karting può essere uno sport stupendo da praticare fino a 50 anni o un incubo da terminare entro i 15, dipende spesso da chi è tuo padre, in effetti. Sappiamo per certo che le piste di kart non sono zeppe dei nuovi Max Verstappen o Michael Schumacher ma sappiamo anche che non tutti i padri sono John Button.

In diversi paesi in alcuni sport destinati ai più piccoli si privilegiano lo sviluppo psicofisico, l’acquisizione di maturità e non i risultati, che nemmeno godono della pubblicazione su giornali, web o social media. Nel karting lo sappiamo è tutto un po’ fuori dalle regole di questo tipo e la pressione sui bambini è altissima da subito: le parole di un Campione del Mondo e il racconto di come quegli anni siano stati vissuti da persone come lui poi approdate a livelli così alti è l’ulteriore prova che non è sbagliato chiedersi, a volte, se sia il caso di continuare ad investire per la carriera nel karting + auto di ragazzi che potrebbero avere altre vocazioni: per il bene dei ragazzi e delle finanze familiari.

Alcune formule ‘arrive and drive’ per le classi Mini studiate proprio con l’obiettivo di far capire alla famiglia se il karting è lo sport adatto al ragazzo prima che ci si arrivi a compromettere economicamente, già esistono o stanno per prendere il via in Italia ma anche in diversi paesi Europei e la strada della Minikart “professionistica”, criticata da molti ma in effetti sempre lì al via ogni anno continua a far discutere e sembra sempre più vicina ad un bivio in cui andrà deciso cosa si vuole farne, dato che l’intera credibilità del karting è in discussione.

 

Created by: fmarangon2 - 04/01/24

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