Perché i caschi da moto sono inadatti al karting

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Un’analisi superficiale degli incidenti, della forma o delle finiture del casco potrebbe fare pensare a prestazioni equivalenti, ma non è così: per il karting è necessario un casco appositamente progettato per l’automobilismo.

La recente informativa in relazione all’utilizzo delle licenza training K (non obbligatoria, lo ricordiamo, ma che garantisce una copertura assicurativa in caso di incidente durante le prove libere nei circuiti omologati) riporta alla luce una questione che molte volte viene trascurata, quella dell’abbigliamento tecnico adeguato. Se a nessuno fra noi infatti verrebbe in mente di usare un casco da ciclismo per andare a sciare – o in scooter – non è altrettanto chiara la distinzione tra un casco da moto e uno specifico per il kart. Come riportato in uno speciale pubblicato sul nostro Magazine, le differenze tra le due tipologie non sono poche, contrariamente a quello che si potrebbe pensare in un primo momento, come sottolinea un tecnico di una importante casa produttrice di caschi:  «Si parte dalla posizione del pilota sul veicolo. Pensando solo alla posizione di guida di un pilota in sella ad una moto da corsa, che è protesa in avanti, è chiaro quasi da subito che nel karting le dinamiche sono completamente diverse: quasi opposte potremmo dire. Una posizione del busto semisdraiata all’indietro – quale di fatto è quella del kart – crea un diverso impatto con l’aria. Per questa ragione il sistema di areazione di un casco da karting è completamente diverso da quello di un casco da moto: una canalizzazione specifica dei flussi d’aria che penetrano all’interno della struttura del casco permette, per esempio, di evitare gli appannamenti della visiera.

Un discorso a parte merita il fissaggio della visiera. In un casco con omologa ECE (da motociclismo) è richiesto un sistema di sgancio rapido della visiera. Come si può vedere anche da molte spettacolari cadute nel motociclismo, in caso di impatto, è frequente che questa si possa sganciare dal casco a seguito anche di urti non diretti. Sebbene esistano costruttori che sull’alta gamma di questi caschi forniscono (come accessorio) delle viti di rinforzo, la maggior parte dei caschi da motociclismo non monta di serie sistemi di fissaggio della visiera. Nel karting, e questa è un’eredità del casco da automobilismo (da cui quelli da karting derivano), la visiera è invece fissata, come da specifiche SNELL, mediante più viti che ne impediscono  il distacco in caso di urto. Pensiamo a quei casi in cui un pilota venga colpito all’altezza del capo – anche frontalmente o di lato – da un altro kart nella casistica piuttosto classica del kart che ‘decolla’ a seguito di un contatto ruota con ruota: in questi casi è fondamentale che non avvenga il distacco della visiera perché il volto del pilota possa essere protetto completamente. In questa stessa area critica del casco, la visiera chiude in una maniera diversa dal casco da motociclismo: se provate a farci caso, la chiusura di una visiera di un casco da moto avviene per gradi – quasi a scatti, uno di seguito all’altro. Nel caso di un casco karting non ci sono scatti intermedi, la visiera chiude in maniera ermetica senza possibilità di posizioni ‘intermedie’ tra l’aperto e il chiuso.  Va aggiunto inoltre che la forma stessa del casco tiene conto delle dinamiche particolari del nostro sport: pensiamo alla mentoniera. Avendo il pilota una posizione che è frontale al 100% rispetto all’aria che lo colpisce (in sella ad un moto da corsa il pilota ha invece per la maggior parte del tempo il capo inclinato verso il basso), la mentoniera è più larga, con lo scopo di limitare l’aria che frontalmente arriva al pilota mediante l’apertura frontale. Infine il sistema di allacciatura: in tutti modelli da karting è presente il doppio anello, che è lo standard per l’utilizzo racing (anche nelle moto), mentre molti modelli di casco da moto, sebbene di alta qualità, usano il sistema micrometrico in cui, alla lunga, non può essere escluso un malfunzionamento.» Potete trovare qui l’elenco dei caschi in corso di omologa approvato dalla FIA, elenco a cui anche ACI Sport fa riferimento nella propria modulistica e sito web.

 

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