Natalia Balbo: un nuovo inizio e il cuore (sempre) da pilota

- Intervista
Natalia Balbo ha iniziato la nuova stagione da co-team manager CRG, una nuova sfida che la pilota italiana affronta con lo stesso spirito che ha sempre dimostrato in pista. (sc)

Non deve essere stato facile per Natalia Balbo iniziare un nuovo anno “dall’altra parte della barricata”. Qualcosa che non si vede tutti i giorni o, meglio, vedeva vista la recente tendenza dei factory team di promuovere nel ruolo forse più importante figure e piloti che si sono contraddistinte. Una sorta di vero e proprio attestato di fiducia ma anche di ingresso nel mondo dei “grandi” del motorsport.

Per chi come noi conosce Natalia al di fuori della pista sa benissimo che il ruolo “da giacca e cravatta” non ha mai fatto per lei. Un temperamento particolare e acceso quella della pilota veneta che così come in pista (con tuta e casco), sta cercando di apportare la sua visione di motorsport anche nel comparto gestionale che, in un team storico come quello di Giancarlo Tinini, ha sempre fatto la differenza.

Natalia Balbo così come il neo-collega e sempre compagno di squadra, Brandon Nilsson hanno aperto questo nuovo corso con le prime due gare dell’anno, una sorta di allenamento e preparazione a quelli che saranno i grandi eventi della stagione 2024.

Natalia, come sta andando questo primo periodo e cosa hai dovuto imparare in fretta (se c'è) in queste prime gare/test etc?
“Sicuramente ho dovuto imparare come funziona l'azienda a livello burocratico perché per me le scartoffie non erano contemplate fino a prima; quindi, man mano sto capendo molti meccanismi tante tantissime scadenze e un po’ comunque la gestione delle persone. Tra le altre cose, la novità è soprattutto il fattore più aziendale ed era quello che sicuramente mi mancava!”

C'è una paura che hai ad oggi e c'è una sfida che vuoi vincere sempre in questo ruolo?
“Beh sicuramente una paura che c'è è quella di non realizzare tutte le aspettative che possono essere nostre come team manager o del team in generale. Una sfida che voglio vincere, e credo di parlare anche a nome di Brandon è quella di riuscire a magari migliorare quelle piccole cose che per noi sono migliorabili e far vedere che CRG è un team in cui vale la pena correre, sempre e assolutamente perché, oltre a essere vincente è una grande famiglia che collabora insieme. Vorrei portare la mia impronta come persona e l’esperienza come pilota e come tecnico.
Pilota, meccanico, driver coach e Team Manager: tanti mondi uniti dal rapporto umano più che mai fondamentale nel motorsport moderno.

Hai fatto e fai anche la Driver Coach, quanto ti sta aiutando quell'approccio che hai sempre avuto con i piloti che hai seguito o con cui hai lavorato?
“Sicuramente mi aiuta il saper parlare e confrontarsi con i piloti, i genitori e comunque continuare ad avere e aver sempre avuto a che fare con le persone. Questo ruolo sicuramente adesso mi permette di lavorare al meglio per la gestione sportiva e poi comunque avere sempre un occhio clinico su ciò che fanno i piloti in pista”.

Natalia, come detto, non ha nessuna intenzione di lasciare la pista. Da qualche stagione ormai è indirizzata e ben collocata nel mondo delle GT dove ha già preso parte a gare internazionale e soprattutto continua il prezioso lavoro di coaching più che mai funzionale.

La tua carriera sportiva come si è evoluta, specialmente sul comparto macchine?
“Allora da quando ho diciamo appeso un po’ il casco al chiodo, a livello del kart un anno fa per vari motivi, ho iniziato a spingere molto su quella che era la mia presenza nel mondo dell'auto in quanto istruttore sotto l'aspetto Ferrari. Direi che il prossimo step sicuramente è quello di entrare sempre di più in quel mondo delle ruote grandi, con un'ottica probabilmente più da istruttore di presenza fisica in macchina più che dietro le quinte. Perciò dico questo ma allo stesso tempo mi piace ancora il kart, girare e allenarmi in pista quando posso”.

Ti sei sempre dimostrata tra le pilota più forti negli ultimi anni e sei stata presenza fissa nelle finali internazionali, vedi qualcuna che possa seguire le tue orme o fare ancora meglio?
“Non credo di dover fare nomi onestamente. Vedo che il vivaio femminile sta aumentando però un po’ a causa di fumo negli occhi di alcune attività, diciamo così, che sono presenti nel mondo Motorsport si tende a non vedere effettivamente i valori o meno di un di un pilota generale se uomo o donna, credo che si ci sarà assolutamente colei che farà sicuramente meglio di me come è stato in passato, al momento purtroppo almeno per quanto riguarda la KZ non è vista come classe propedeutica, in molti fanno il salto per andare in macchina o per smettere di correre in generale. Ad oggi non voglio fare nomi su chi potrebbe o meno sostituirmi, tra virgolette, però sicuramente ci sono ragazze che stanno facendo grandi passi in avanti e sono molto curiosa di vedere come andranno queste nuove generazioni!”

A che età, secondo te, andrebbe fatta la KZ? In questo senso un Team Manager ha anche il tempo di fare una sorta di scouting?
“Secondo me la KZ va affrontata con una mentalità duplice nel senso che, se questo pilota sa già di poter correre in macchina è una categoria che deve essere affrontata da 15 anni o 16 anni, se invece un ragazzino non ha subito questo punto fisso o comunque non ha pretese, secondo me è una categoria può anche essere fatta a 16 o 17 anni anche più avanti tranquillamente. In generale nel kart vedo tanta immaturità nel senso che le categorie sono troppo competitive per dei giovani che spesso passano di classe. Se guardiamo bene spesso al vertice ci sono sempre i veterani, la maturità purtroppo o per fortuna è un fattore determinante per la KZ. Non credo ci sia una particolare necessità che l’affrontino subito se non hanno la necessitò di farlo per andare in macchina. Questa almeno è la mia idea”.

Foto: Vroom Archive // Sportinphoto

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