La ‘rivolta’ di Val D’Argenton del 1998: quando la Formula Super A insorse contro la Federazione

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Il tracciato Francese dove questo weekend si disputa l’Europeo OK fu teatro - fresco di omologa in quella primavera del 1998 - di un episodio che rimane negli annali della storia del karting e che rende l’idea di come certi equilibri fossero diversi da oggi. (fm)

Le Legend Cars sono delle piccole macchine da corsa uniche nel loro genere: costruite in USA, pesano poco meno di 500 Kg e montano un motore motociclistico Yamaha e con il loro aspetto ‘retrò’ risultano istintivamente simpatiche al pubblico, tuttora sono impiegate in divertentissimi Campionati per piloti di un po’ tute le età in molti paesi del Mondo. A metà degli anni 90’, proprio quando il kart vive quella gloriosa fase che molti ancora oggi rimpiangono e in pista si affrontano piloti del calibro di Orsini, Manetti, Beggio, Forè e Co. questo tipo di vettura viene scelta dall’allora Presidente Buser per svolgere la funzione di Pace Car nelle partenze lanciate. Un pizzico di folklore, una bella vetrinetta per gli sponsor, insomma ad alcuni poteva apparire come una bella trovata, non a tutti a dire il vero tanto che in quel periodo la monoposto di colore blu si guadagnò l’appellativo sarcastico di “giocattolo di Buser”.

Ma veniamo a Val D’Argenton e a quello stupendo e moderno tracciato appena omologato dove sta per disputarsi la seconda prova (proprio come quest’anno) delle categorie monomarcia Formula A e Super A. Il problema è che l’uso della pace car pone sul circuito francese non è da poco: non è stata prevista – forse per la frenesia dell’approntamento della struttura in vista dell’omologazione – la via di uscita della pace car, che è invece prevista da regolamento (art 14.2) almeno 50 mt. prima della linea di partenza, per ovvie ragioni di sicurezza con i kart in fase di grande accelerazione in fase di partenza lanciata.
A Val D’Argenton si trova una soluzione, avallata dallo stesso Buser, che consiste nell’usare come via di uscita una delle modifiche al tracciato destinate ai rental, sebbene questa si trovi dopo la linea del traguardo e non prima: una soluzione che lascia perplessi molti, anche perché alla guida della Pace Car non c’è l’esperto Alessandro Piccini, pilota di indubbia fama che qualche settimana prima a Lonato non solo aveva condotto in sicurezza la pace car, ma aveva anche dato spettacolo tra una gara e l’altra con qualche funambolica evoluzione in pista.
Al volante c’è un certo Marcel Gysin, un vecchio amico di Buser, suo connazionale e in occasione della seconda finale della Formula A succede quello che molti avevano temuto, anche per le temperature molto fredde che non permettevano agli pneumatici della Legend di scaldarsi a dovere: la pace car, che per togliersi di mezzo deve compiere una macchinosa manovra verso destra, va in testacoda nella fase più delicata della gara e punta impazzita verso i commissari e i fotografi appostati in quel punto del circuito: un commissario viene falciato tra il terrore dei presenti e solo per miracolo non ci scappa il morto. Il commissario riporterà varie fratture alle gambe e ad una mano ma la cosa che ha dell’incredibile è che trascorsa circa un’ora e trasportato il malcapitato in ospedale, Gysin si rimette alla guida della pace car e, visibilmente sotto-shock, è pronto a dare il via delle altre finali nello stesso modo.
Nel paddock c’è fermento: il pubblico fischia – e ne ha tutte le ragioni – mentre i nomi più importanti della griglia della FSA che ricordiamolo, sono in prevalenza professionisti ultraventenni e di grande esperienza, stanno per prendere una decisione storica: non si schiereranno al via della Finale 2 perché Buser non ne vuole sapere di eliminare la Pace car dalla procedura di partenza anche se i piloti la ritengono assurdamente pericolosa, specie in quel contesto. Il tempo passa, il management del Team Tony decide che i suoi piloti correranno (fra cui il vincitore della Finale 1 Forè) e l’atmosfera si scalda ulteriormente, tanto che si rende necessario l’intervento delle forze dell’ordine con tanto di cani anti sommossa proprio mentre soli sei piloti prendono il via e vanno a completare la Finale.
Qualche anno prima una decisione simile – quella volta negli USA - aveva comportato conseguenze per parecchi piloti, che si videro sospendere la licenza a seguito del rifiuto di scendere in pista, e alcuni giustificarono così quella decisione controcorrente del Team di Forè, Pantano, Cesetti , Courtney, Game e Cardelli che nonostante il contesto presero il via tra le polemiche. Quell’anno, qualche mese dopo Forè vincerà uno splendido Mondiale (si imporrà anche nell’Europeo) in un’annata anomala, che vide poco dopo la prova francese la cancellazione del Round di Imola, anch’essa per problemi legati alla sicurezza e anch’essa con una decisione presa dai piloti in pista. Altri tempi, un altro karting.
 

Created by: fmarangon2 - 24/04/24

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