Senna, l’innovatore del kart

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Ayrton Senna Da Silva, come si faceva chiamare agli inizi della sua carriera, è stato il più grande innovatore del karting grazie al suo stile di guida unico ed irripetibile. Scopriamo come… (pm)

Non voglio ricordare Senna come tutti fanno, e come tutti faranno, in questi giorni in cui ricorrono i 30 anni dalla sua scomparsa. Voglio ricordare il Senna più felice e spensierato, quello dei tempi del kart, quello che ha stravolto lo stile di guida dei piccoli bolidi che tanto amiamo. Quando arrivò in Italia, Ayrton era un ragazzino di 18 anni con una enorme esperienza di pista che, sin dall’inizio, dimostrò una capacità e sensibilità di guida uniche. Ayrton guidava in modo molto fisico, come si faceva ai tempi, con le mani alte sul volante, intraversando oltre ogni limite il kart in inserimento. 
Per uno stile di guida unico nel suo genere, che fu presto copiato (più o meno) da tutti, aveva bisogno di un kart molto scorrevole sull’asse posteriore e, per fare ciò, prediligeva avere un retrotreno molto largo e un assale rigidissimo. 

Nei filmati dell’epoca il kart di Ayrton sembra 10 anni avanti agli altri, con la carreggiata posteriore un palmo più larga di tutti, dando il via a una tendenza che avrebbe dominato da lì in poi. Nonostante questa ricerca del retrotreno “libero”, Ayrton voleva anche un kart estremamente reattivo, il che lo portò a scegliere un telaio passo corto, 1010 mm: il leggendario DAP WTR verde precedentemente utilizzato dall’italiano Roberto Lanzetti nel Club Azzurro. Con questo telaio l’alieno, a me piace chiamarlo così, fece spettacolo al mondiale di Estoril 1979, sconvolgendo tutti con una padronanza del mezzo unica nella storia, esibendosi in sorpassi con il kart totalmente intraversato appoggiato anche su 2 ruote per la gioia dei 20000 appassionati che urlavano dalle tribune. Se vi va, andate a vedere i filmati dell’epoca e capirete di cosa stiamo parlando. 

Anche Senna, però, alcune volte sbagliava: sul telaio WTR ex Lanzetti, infatti, era montato un motore DAP T70 raffreddato a liquido, molto più potente e costante nelle prestazioni rispetto al T70 ad aria. Senna scese il T70 ad aria convinto che andasse di più, ma fu ingannato dalle maggiori vibrazioni più che dai cavalli… Il mondiale del 1981 fu un altro capolavoro dell’alieno, nonostante il quarto posto finale. Il telaio scelto per l’occasione fu un DAP Jesolo, sempre passo 1010 mm contro i 1040 del resto del branco. Achille "il pianista" Parrilla affidò a Walter Masini, allora valente pilota nell’orbita DAP, una serie di motori da rodare e un telaio Jesolo. Masini girò a Pinarella e si lamentò con Parrilla del fatto che quel telaio fosse più lento del suo All Kart in modo considerevole. 
Parrilla non dette molto credito alle parole di Masini e schierò Senna con quel telaio al mondiale 135 cc di Parma, utilizzando un DAP T72 con un alesaggio aumentato fino alla cilindrata di 127 cc: 8 cc sotto il limite massimo di categoria. Un suicidio. Ayrton guidò a Parma come un essere venuto da un’altra galassia, tenendo la mano sul carburatore praticamente per tutti i giri della finale: teneva la carburazione al limite dell’impossibile, ingrassando per raffreddare il motore e renderlo sempre pronto in uscita di curva.
Riccardo Pavesi, presente sugli spalti, mi ha raccontato in una delle nostre cene a base di cappelletti che non ha mai visto niente di simile in vita sua. In questa manovra il brasiliano era avvantaggiato, essendo mancino, potendo contare sulla maggiore forza del suo braccio sinistro. Arrivò quarto al traguardo, ma avrebbe vinto a man bassa se Parrilla avesse dato ascolto a Masini. 
Lo Jesolo, infatti, era un telaio a 2 supporti, e aveva un difetto a livello dei grani di fissaggio dell’assale: questi si rompevano e facevano muovere l’assale a destra e sinistra in curva, fermato soltanto dallo sfregare del disco freno sulla pastiglia esterna alla curva che si percorreva. Senna arrivò quarto con un telaio frenato in curva e con un motore 8 cc più piccolo dei suoi concorrenti. Achille Parrilla, accortosi della cosa solo a fine gara, in un momento di rabbia incontrollata per quella che poteva essere una facile vittoria, tagliò con il frullino il telaio in 4 pezzi e lo gettò nel cassonetto della spazzatura.

Poi, 35 anni dopo, qualcuno mise all’asta il DAP Jesolo usato da Senna al mondiale di Parma 1981 e fu acquistato da un pezzo grosso della McLaren. Oggi quel kart è esposto proprio nella sede della McLaren a Woking come "lo storico kart di Senna". Peccato che quello non è il vero kart di Ayrton, ma un semplice Jesolo spacciato per il telaio maledetto, tagliato in 4 pezzi e gettato nella spazzatura da Achille "il pianista"! Qualcuno li avrà avvisati?
 

Created by: cggiuliano - 30/04/24

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