Impariamo dagli inglesi

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Una delle questioni più spinose del momento è la procedura delle prove ufficiali di qualificazione nella classe 60 Minikart. Perché non prendere spunto da quanto fatto in Inghilterra per risolvere la questione? (p.m.)

La sessione delle prove ufficiali di qualificazione nella classe 60 Minikart è, attualmente, uno dei momenti più concitati del weekend di gara, in cui si verificano più incidenti e “incomprensioni” tra i piloti. Conosciamo bene i problemi che si verificano in questi 10 minuti di fuoco: piloti che quasi si fermano in parco chiuso o mantengono una velocità bassissima in pista attendendo il “trenino” giusto a cui attaccarsi per farsi "tirare o, addirittura, tentativi di ostacolare il giro buono di un determinato pilota con faide che si trascinano per mesi. 
Il tutto sfocia, ovviamente, in infinite discussioni, litigi e, talvolta, incidenti. 
La maggior parte degli addetti ai lavori auspicano un intervento risolutore da parte dell’autorità sportiva, che purtroppo, tarda ad arrivare. La domanda che tutti ci poniamo è come risolvere questo problema. La risposta più sensata è quella di vedere, e copiare, quanto si sta facendo in Inghilterra, patria del motorsport e dove le agguerritissime gare della Minikart vengono regolamentate in modo esemplare.

La procedura di qualificazione in Inghilterra non è su 10 minuti, ma su 6. Dal momento dell’inizio della sessione di prove ufficiali di qualificazione scatta un conto alla rovescia di 30 secondi entro i quali i piloti devono entrare in pista, senza poter aspettare ulteriormente in parco chiuso. Decorsi i 30 secondi senza che il pilota sia entrato in pista, viene fatta scendere una sbarra che blocca l’ingresso: chi rimane dentro il parco chiuso, resterà senza tempo di qualificazione. 
In questi 6 minuti il pilota deve scaldare le gomme e realizzare 3 giri veloci dalla cui media aritmetica si stilerà la classifica, non avendo così il tempo materiale per fare giochini di prestigio, aspettare il trenino dei “buoni”, cercare di “farsi tirare” o, peggio ancora, ostacolare uno o più piloti per fare o restituire un favore o uno sgarbo: anche il giro di riscaldamento è importantissimo sia per scaldare le gomme, sia per evitare che, in caso di errore in uno dei giri successivi, si possa finire in fondo allo schieramento. 

C’è da dire che in Inghilterra vengono impiegate gomme più dure rispetto a quelle utilizzate nella Minikart in Italia, il che potrebbe portare nel nostro Paese a ridurre ulteriormente la durata della sessione da 6 a 4 minuti, tanto per fare un esempio, con la classifica stilata in base alla media dei 3 giri migliori. In questo modo i minipiloti imparerebbero moltissimo, essendo costretti a “sparare” i propri giri buoni senza sperare in aiuti di qualsiasi tipo, evitando che i risultati delle qualifiche, come purtroppo spesso accade a causa di questo malcostume, vengano falsati da comportamenti antisportivi e addirittura pericolosi! L’altra soluzione sarebbe quella di organizzare le prove di qualificazione come si faceva una volta: un numero determinato di piloti in pista, un giro di lancio e 2 cronometrati tenendo in considerazione soltanto il giro più veloce.

In Inghilterra, con la formula dei 30 secondi di ingresso in pista, 6 minuti di prove ufficiali e classifica stabilita sulla media dei 3 migliori passaggi, non si assiste ad incidenti, non ci sono discussioni tra genitori, meccanici e accompagnatori di qualsiasi rango e, soprattutto, non ci sono giochi di nessun tipo per farsi tirare o per ostacolare un determinato pilota. 
Abbiamo tanto da imparare dagli inglesi, anche solo perché da loro qualsiasi irregolarità tecnica viene prontamente denunciata alle autorità in quanto la frode sportiva è ritenuta un reato penale, punita con 60mila Sterline di multa o, in alcuni casi, con la detenzione. Chissà come andrebbero le cose in Italia se si lavorasse con gli stessi parametri anche nel karting, visto che la legge 401/1989 all’articolo 1 prevede la frode sportiva come reato penale.

Created by: cggiuliano - 07/06/24

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