Il 1° Maggio non è mai un giorno come un altro per chi ha amato non solo il pilota Brasiliano ma tutto ciò che ha rappresentato, dentro e fuori dai circuiti. Nell’inutilità e nella leggerezza di un paragone tra campioni, ci piace accostarlo a un pilota che ancora non ha vinto titoli, ma che con Ayrton Senna ha più di una cosa in comune. (fm)
La maggior parte dei paragoni tra piloti di diverse epoche non tiene conto di un presupposto di base: i paragoni tra sportivi attivi a decenni di distanza, sono impossibili. A maggior ragione lo sono in uno sport che negli ultimi 31 anni (tanti da quel fatidico giorno a Imola) ha subito cambiamenti drastici e sostanziali. Ha quindi poco senso discutere sulle doti di guida di Max Verstappen o di Lewis Hamilton in paragone a quelle di Senna, primariamente perché hanno guidato vetture con dimensioni, sospensioni, gomme, motori ed elettronica diversissime, anzi, ha senso notare che alcuni campioni del passato, per le loro caratteristiche e tecnica di guida, avrebbero forse avuto delle difficolta non da poco nell’adattarsi alle vetture odierne, basti pensare al famoso ‘blipping’ nell’uso dell’acceleratore di Senna, che attraverso una serie di “colpetti” di acceleratore a centro curva misurava il livello di aderenza della monoposto prima di dare il gas in uscita di curva, che le ruote fossero perfettamente allineate o meno (quanti controsterzi spettacolari in uscita di curva e comunque quante pole position conquistate quando ancora il “track limit” non esisteva).

Le dimensioni delle auto di F1 nella storia dello sport sono cambiate drasticamente (fonte autopolis), cosa che rende difficile un paragone tra piloti di epoche diverse
Negli anni ‘80 e ‘90 non c’erano i simulatori dove allenare la pulizia assoluta di guida e l’unica esperienza possibile per i piloti era quella accumulata sui kart e sulle formule minori, ovvero dei leggerissimi mezzi 100cc di cilindrata e piccole monoposto da 450 Kg e 200 Cv circa come la Ralt RT3 che Senna portò in gara nel Campionato di F3 Inglese nel 1983 – vincendolo. Tenete presente che oggi una qualunque Formula Regional pesa 500 Kg e ha circa 270 Cavalli mentre una F3 di CV ne sviluppa oggi 380 a fronte di un peso di circa 700 Kg, fate voi.

Senna Campione di F3 Inglese, anno in cui vinse anche il GP di Macau, al debutto
Parlando sempre di paragoni che non si possono fare, la Formula 1 sulla quale Senna vinse il suo primo GP nel 1985, la Lotus 97T, era 4.3 metri di lunghezza, poco meno di 600 Kg per circa 800 CV ed è paragonabile semmai ad una attuale F2 (che ha giusto qualche CV in meno e un po’ più pesante e un metro più lunga) e se è possibile oggi vedere saltuariamente qualche pilota di F1 che si diverte a fare quattro giri esibizione su vecchie glorie del Mondiale F1 non vedremo mai Senna guidare una vettura di F1 lunga quasi sei metri come quelle che porta in gara oggi Verstappen.
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Lotus 97T (1985)
Qualcosa che invece possiamo provare ad accostare sono i racconti e le vicende personali nelle Formule Minori che come preannuciava il titolo di questo tributo, accomunano più il nuovo volto vincente della F1 Oscar Piastri ad Ayrton Senna rispetto ad altri. Lasciarono entrambi la loro terra d’origine (Senna il Brasile, Piastri l’Australia) per stabilirsi in Europa, lontanissimo da casa, e gareggiare nei kart dove già dagli anni 80 l’Italia era il centro del Mondo: Senna in Dap, con telai italiani, Piastri con Ricky Flynn, nell’unico anno di gare FIA, team Inglese e materiali Italiani. In UK il debutto in monoposto per entrambi, vincente in Formula Ford per Senna, vincente in F4 per Piastri e da lì in F3, titolo per entrambi nell’anno del debutto – per Senna nel Campionato Inglese, che allora godeva di tutt’altra reputazione, “Mondiale” per Piastri che poi vince anche al primo anno la F2, categoria nella quale Senna non corse perché, dopo aver dominato anche a Macau in quel magico 1983, per lui si aprirono precocemente le porte della F1.

Curioso, infine, il fatto che entrambi siano stati appassionati (e competitivi) praticanti il modellismo, passione che tanti altri piloti sappiamo hanno coltivato e ultimo, ma non meno importate parallelo tra i due “cannibali con la faccia da bravi ragazzi”, quello che le origini di entrambi siano Italiane con antenati emigranti Italiani, fattore reso evidente dal suono dei cognomi (Campania, Sicilia e Toscana per Senna, Toscana per Piastri).



















