Quando di nome ti chiami Senna non c’è molta scelta: o fai il pilota o tutta la vita la gente ti chiederà perché non hai fatto il pilota con quel nome.
Raccontami del tuo nome: ci sono aneddoti legati alla scelta dei tuoi genitori? E questo nome ha influenzato in qualche modo il tuo percorso?
«Il nome credo sia venuto fuori inizialmente da mia mamma, e mio papà è sempre stato un grande fan di Senna ovviamente, quindi alla fine la decisione non è stata così difficile. Non penso che abbia avuto davvero un’influenza sul fatto che poi io diventassi un pilota, però sicuramente mi ha fatto interessare di più a questo sport. Quando ero molto piccolo andavo su YouTube e guardavo tutto quello che trovavo cercando con la parola chiave “Senna”...»
Adesso che hai avuto il tempo di pensarci a mente fredda: cosa cambia quando diventi Campione del Mondo?
«È una domanda difficile, ci ho pensato tanto, e alla fine non credo che ci saranno grandi cambiamenti nella mia vita. Penso che il cambiamento più grande sia dentro di me: mi sono sempre messo addosso tanta pressione e ora, dopo aver vinto il titolo più importante che posso raggiungere in questo momento della mia carriera, posso essere un po’ più soddisfatto di me stesso. Credo che da adesso potrò essere anche un pilota un po’ diverso, perché ho già dimostrato qualcosa a me stesso.»
In che modo, rispetto alle altre volte in cui un titolo importante ti è sfuggito per poco, Franciacorta è stata diversa?
«Dopo Portimão ho passato un periodo abbastanza difficile con me stesso, mi è costato molto accettarlo. Così ho iniziato a concentrarmi tantissimo su Franciacorta: volevo così tanto questo Mondiale che mi sono trasferito a vivere in Italia e appena potevo andavo a girare a Franciacorta. C’è stata una settimana, in avvicinamento al Mondiale, in cui ho girato praticamente senza sosta da domenica a domenica: ho fatto più di mille giri, è stato faticoso ma incredibile. Volevo solo fare tutto il possibile per essere pronto, così nel caso non avessi vinto non sarei stato deluso da me stesso come l’anno prima.»
Raccontami del tuo nome: ci sono aneddoti legati alla scelta dei tuoi genitori? E questo nome ha influenzato in qualche modo il tuo percorso?
«Il nome credo sia venuto fuori inizialmente da mia mamma, e mio papà è sempre stato un grande fan di Senna ovviamente, quindi alla fine la decisione non è stata così difficile. Non penso che abbia avuto davvero un’influenza sul fatto che poi io diventassi un pilota, però sicuramente mi ha fatto interessare di più a questo sport. Quando ero molto piccolo andavo su YouTube e guardavo tutto quello che trovavo cercando con la parola chiave “Senna”...»
Adesso che hai avuto il tempo di pensarci a mente fredda: cosa cambia quando diventi Campione del Mondo?
«È una domanda difficile, ci ho pensato tanto, e alla fine non credo che ci saranno grandi cambiamenti nella mia vita. Penso che il cambiamento più grande sia dentro di me: mi sono sempre messo addosso tanta pressione e ora, dopo aver vinto il titolo più importante che posso raggiungere in questo momento della mia carriera, posso essere un po’ più soddisfatto di me stesso. Credo che da adesso potrò essere anche un pilota un po’ diverso, perché ho già dimostrato qualcosa a me stesso.»
In che modo, rispetto alle altre volte in cui un titolo importante ti è sfuggito per poco, Franciacorta è stata diversa?
«Dopo Portimão ho passato un periodo abbastanza difficile con me stesso, mi è costato molto accettarlo. Così ho iniziato a concentrarmi tantissimo su Franciacorta: volevo così tanto questo Mondiale che mi sono trasferito a vivere in Italia e appena potevo andavo a girare a Franciacorta. C’è stata una settimana, in avvicinamento al Mondiale, in cui ho girato praticamente senza sosta da domenica a domenica: ho fatto più di mille giri, è stato faticoso ma incredibile. Volevo solo fare tutto il possibile per essere pronto, così nel caso non avessi vinto non sarei stato deluso da me stesso come l’anno prima.»
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Vincere il Mondiale KZ è stato il coronamento di una carriera in KZ sempre al vertice, in cui Senna aveva sempre raccolto meno di quanto fosse il suo vero potenziale
Prima di oggi, quale gara ti ha fatto più male, per averla mancata davvero di poco?
«Sicuramente Portimão. È stata una settimana in cui siamo stati davvero forti: dalla pole a tutte le manche vinte. Asciutto o bagnato non cambiava molto. E poi, dopo una buona partenza e aver condotto gran parte della finale, è stato davvero frustrante perdere il titolo in quel modo.»
Quando si parla di KZ, anche la sera prima di una gara di altissimo livello è sempre difficilissimo fare pronostici perché può davvero sempre succedere di tutto: quali doti, oltre alla guida, servono per emergere tra i migliori piloti del mondo?
«Credo che a questo livello tu debba essere forte soprattutto mentalmente. In generale penso che l’aspetto mentale sia una parte enorme delle corse. In tante situazioni in passato io stesso mi sono perso proprio su quel lato lì. Ma per questa gara sapevo che l’unica cosa che dovevo fare era non lasciarmi andare e non farmi prendere dalla testa.»
La tua crescita, come quella di molti altri, è iniziata con le serie Rotax in un’area d’Europa che ha prodotto tantissimi Campioni del karting: perché siete così forti da quelle parti?
«Ho iniziato nella Cadetti quando ero molto piccolo, poi sono salito in Junior nella Rotax, dove per fortuna ho avuto tante persone che mi hanno sostenuto e aiutato a crescere. Tra queste c’è la famiglia Pex: mi hanno mostrato il loro modo di lavorare non solo in pista ma anche in officina e in tutto il resto, e Stan Pex in quel periodo mi ha insegnato davvero tantissimo. È stato anche il momento in cui ho iniziato a essere un pilota migliore e a essere completamente e veramente concentrato sulle corse.»
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Van Walstjin in pista ai tempi della serie BNL Rotax, quando ancora gareggiava con un casco replica Ayrton Senna al 100%
Sei anche uno dei due, insieme a Jorrit Pex, ad aver vinto sia una RMCGF (2018, Rotax Max Senior in Brasile) sia un Mondiale KZ: in cosa queste due vittorie si assomigliano e in cosa sono diverse?
«Penso che la Rotax sia una categoria davvero buona per crescere e un evento come la Grand Finals è incredibile, perché tutti hanno esattamente lo stesso materiale e quindi alla fine conta davvero il talento. Ho vinto la Grand Finals nel 2018, in Senior Max. Era l’obiettivo che avevo da quando avevo iniziato in Mini Max, quando eravamo solo io e mio papà. Dopo quel traguardo, al termine della mia esperienza in Rotax, dove ho imparato le basi del motorsport, sono passato direttamente in KZ nel 2019 e ho iniziato ad andare forte da subito. Ho vinto nel campionato Tedesco e, se fossi stato un po’ migliore nelle partenze, avrei potuto vincere subito l’Europeo. Poi ho recuperato e oggi sono fiero di poter essere un pilota della categoria top del karting, la KZ, con il privilegio di correre con questi kart potentissimi supportato da una casa ufficiale.»
Parlando di kart con le marce: hai imparato a guidare sui kart monomarcia con la frizione; come ti sei adattato alla KZ, quali sono state le difficoltà maggiori e che cosa ti è piaciuto subito di questa categoria?
«Mi sono innamorato della KZ subito, fin dall’inizio, già prima di avere l’età per poterla guidare. Ma è una grande differenza come stile di guida, e soprattutto come modo di fare le gare. Per me la parte più difficile sono state sicuramente le partenze: all’inizio ci sono voluti tanti tentativi andati male prima di abituarmi. La velocità in sé non è mai stata un problema fin da subito, ma in KZ entrano in gioco molti più fattori rispetto al presa diretta.»
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Nel 2019, Senna è stato vicinissimo a vincere il Campionato Tedesco Kart (DKM) al suo primo tentativo
Hai mai avuto un pilota di kart come modello di riferimento? E con quale Campione del passato ti piacerebbe essere paragonato oggi?
«Ricordo che quando ero molto più giovane e ho cominciato a guardare gli Europei e i Mondiali WSK vedevo sempre Ardigò o De Conto vincere. Anche quando ho fatto l’Academy, vedendoli guidare li ammiravo molto in quel periodo. Mi sarebbe piaciuto correre con loro quando erano al massimo della forma.»
Quest’anno è stato speciale anche per la vittoria a Las Vegas: che sensazione è stata vincere in una gara così particolare e cosa hai trovato di diverso rispetto alle gare FIA?
«Ho corso solo due volte a Las Vegas, l’anno scorso e quest’anno: se devo essere sincero il layout dell’anno scorso l’avevo trovato un po’ più tecnico, però purtroppo nel 2024 sono stato sfortunato. Pur avendo fatto la Pole, ho avuto un incontro molto ravvicinato con le barriere e lì è finita. Quest’anno invece l’ho interpretata bene: il circuito era velocissimo, è da matti fare una gara del genere in quello che, alla fine, è un parcheggio, è fantastico, e poi l’atmosfera è molto rilassata, puoi godertela e divertirti. La differenza principale con il Mondiale FIA è che al Mondiale le case arrivano al massimo del loro potenziale, perché è l’evento clou della stagione, e tutto è molto, molto frenetico, la tensione è palpabile. A Las Vegas il livello è sempre altissimo, ma la cosa bella è che i team ci lasciano un po’ più liberi. In fondo lì possiamo anche divertirci, è un po’ come una 'libera uscita' e quindi è tutto un po’ più rilassato. Devo dire che ho notato anche una grande prontezza e professionalità da parte dei marshal, bravissimi. Su un circuito così tortuoso e con così tante bandiere gialle, uscite di pista e imprevisti non è facile, ma sono stati eccezionali. L’organizzazione nel complesso è buona, ma chiaramente rispetto a un evento FIA ho visto un po’ meno rigore, ci sta.»
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Vincere il Mondiale KZ e il SuperNats nello stesso anno è sicuramente una doppietta speciale
Che piani hai per il 2026?
«Ormai la mia vita e il mio lavoro sono legati a questo sport, mi sono trasferito in Italia nel distretto del kart e continuerò sicuramente a correre con il kart, anche se probabilmente con un calendario un po’ meno fitto. Come penso chiunque a questo livello, mi sarebbe piaciuto fare il passaggio naturale nell’automobilismo. Ovviamente non ho un budget adeguato e non ci penso più: da qualche anno ho iniziato a fare coaching e mi sta dando grandissime soddisfazioni. Un pilota che seguo è passato dall’essere il più lento in pista agli inizi a vincere delle gare a livello europeo: non puoi immaginare quanto è bello vedere un’evoluzione del genere e sapere di aver avuto un ruolo in questo.»
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