Ci ha lasciati, nella notte del 5 gennaio, Mike Wilson. Con lui se ne va un altro importante pezzo di storia del karting, dall’alto dei suoi 6 titoli mondiali vinti grazie alla sua classe cristallina.
Published: 05 Gennaio 2026
Columns: Primo Piano
La notizia è di quelle che fanno male e, come tutte le brutte notizie, arriva quando meno te lo aspetti, in un giorno di calma, in cui tutti siamo a casa a riposare. Mike Wilson ci ha lasciati e, con lui, perdiamo non solo una persona buona e amichevole, ma anche un pilastro della storia del kart. Il suo cuore, già provato, questa volta non ce l’ha fatta. Inglese, ma Italiano di adozione visto che viveva a Bergamo dal 1977, aveva 66 anni.
La prima volta che lo vidi fu a Parma: io ero un bimbetto alle prime armi, lui già una leggenda. Era la prima volta che giravo “nel tempio del kart” e, mentre mi preparavo, mio padre disse “fermati, non mettere la tuta. Oggi gira Wilson, mettiamoci a bordo pista e vediamo come guida lui”. Rimasi una mattinata senza girare, vicino a mio padre che commentava con pochissime parole per sottolineare i tratti più importanti della sua guida, delle sue traiettorie. Sono passati più di 42 anni da quel giorno, ma io non ricordo un pilota che fosse capace di avere, guidando al limite, quella costanza nei tempi e nelle traiettorie. La sua guida trasmetteva la sua calma interiore. Anni dopo mi raccontarono che, durante le pause delle prove, si metteva seduto sul kart, col cronometro al collo e gli occhi chiusi, mimando il giro di pista e prendendo il tempo col cronometro. Poi, come per magia, fermava il tempo ed era entro pochissimi decimi da quello che sarebbe stato il suo migliore crono del giorno.
Vinse 6 titoli mondiali scontrandosi con i migliori in un’epoca in cui o sapevi guidare, o non c’era kart che potesse sopperire alle lacune tecniche del pilota. Quando chiesero a Senna chi fosse il pilota che più avrebbe meritato la F1, il brasiliano pronunciò il suo nome senza alcuna esitazione (anche se in altra occasione nominò Terry Fullerton come suo avversario più ostico, lasciando senza parole il giornalista che lo intervistava e che si aspettava il nome di Alain Prost). Nonostante il famoso incidente occorso tra i 2 a Jesolo nel 1981, Senna aveva enorme rispetto per Mike e, quando l’asso inglese vinse il suo sesto mondiale, chiamò personalmente la redazione della Gazzetta dello Sport per far dare più spazio all’impresa del suo avversario, con il quale si congratulò personalmente in occasione della premiazione dei caschi d’oro di Autosprint.
Alla moglie Nicoletta vanno le condoglianze della redazione di Vroom per la scomparsa di un amico che non dimenticheremo mai.
Giancarlo Tinini «La notizia della morte di Mike, che ho ricevuto questa notte, è stata un colpo durissimo. Il motorsport ha perso un grande campione, ma noi tutti abbiamo perso soprattutto un grande amico, una persona speciale, un uomo positivo sempre col sorriso. Per me era sempre un piacere incontrarlo e scambiare due parole con lui. Ci mancherà.»
Achille Parrilla «Sono costernato per la perdita di Mike Wilson,che desidero salutare ricordando un ragazzino che si presentò un giorno di Maggio 1977 sulla Pista Azzurra di Jesolo come agnello da immolare al cospetto di blasonati e invincibili fenomeni del momento, e ne uscì miracolosamente illeso e osannato come il fenomeno dei fenomeni, fardello importante che lo ha accompagnato per tutta la vita. Le nostre strade si sono separate troppo presto, ma io l’ho sempre nominato con grande affetto per le emozioni che mi regalato a dismisura.
Ciao Mike, nel tuo percorso più importante ti siano a fianco le anime di chi ti ha amato.»
Simone Angelini «Ero un ragazzino quando arrivai alla IAME per lavorare come meccanico. Avere come capo Mike Wilson poteva sembrare un peso troppo grande per un giovane appassionato come me, ma scoprii subito che era una persona speciale. Ti dava sempre la possibilità di provare, di mettere in pista una tua idea. 'Se sei sicuro che possa andare, prova! 'mi diceva sempre. Poi, quando le cose non andavano bene, riusciva sempre a trovare il lato positivo delle cose. E questo era il suo dono più grande: trasmettere calma, tranquillità a tutti. E, solo con un ambiente del genere, si può vincere tanto. Il suo ricordo più bello, e quello che meglio lo ritraeva come uomo, era il fatto che portava sempre un pacchetto di sigarette nella tuta – Se mi fermo, almeno mi fumo una sigaretta mentre finisco di vedere la gara degli altri…»
Questo era Mike.































































