Zanardi non lo racconti in un articolo, perché di vite ne ha vissute molte, così tante che un racconto non le può contenere tutte. Protagonista di una storia sportiva che oggi sarebbe impossibile, lo ricordiamo oggi in uno degli ambienti che lo ha visto protagonista in più fasi della sua vita: il karting, prima come pilota, poi come marchio vincente. (ls)
Published: 02 Maggio 2026
Columns: Primo Piano
Sul kart ci sale per la prima volta perché ai genitori, che avevano perso tragicamente una figlia in un incidente stradale, il motorino sembrava “troppo pericoloso”. Lo vivrà con il papa idraulico al suo fianco che gli fa da meccanico, fino ad arrivare ai vertici della scena Mondiale nella metà degli anni ‘80, quando – paradossalmente – il legame tra talento alla guida e macchine di F1 era più autentico di oggi. Aiutato agli inizi da chi aveva creduto il lui, uscì dal giro delle corse perché aveva finito i soldi, per poi affermarsi aldilà dell’oceano dove trovò quella gloria che la F1 in qualche modo aveva voluto negargli. Dopo un tragico incidente seppe rinascere diventando l’icona di milioni di persone che nel mondo hanno tratto ispirazione alla sua storia, che parte da una minuscola pista di Go Kart in provincia di Bologna ed arriva al medagliere Olimpico. Larger than life, appunto.

Sulla griglia di partenza (84) con papà Dino, che seguì Zanardi sui campi di gara per tutti gli anni '80
Lo ricordiamo ripubblicando un articolo uscito su Vroom Kart Magazine nell’Ottobre del 2016, con la Zanardi Kart all’apice di un periodo che vide i telai marchiati da Zanardi in vetta alle classifiche del Karting FIA, in un mondo del kart parecchio diverso da quello che Alex aveva lasciato a fine anni ‘80, ma dove era riuscito a imporsi insieme all’amico di una vita Dino Chiesa.
“Otello andava al conservatorio, sua madre aveva una vera passione per la musica. Diceva che aveva un concerto e invece andava a guardare le corse automobilistiche” ci raccontano da Chiesa Corse “gli affari andavano davvero bene nel 2004 quando abbiamo fatto l’accordo con Alessandro Zanardi, che ci ha permesso di realizzare un kart con il suo nome. È stato un successo immediato”.
Il rapporto tra i Chiesa e Zanardi risale alla prima gara “fuori casa” (a Jesolo) di un gruppo di amici guidato da Dino Zanardi: il gruppo si chiamava Team Sfighé perché aveva poca esperienza in questo campo. Questo piccolo gruppo andò al circuito con quattro kart trasportati su un carrello che era stato costruito per trasportare un gommone, e quando arrivò il momento delle verifiche tecniche il commissario chiese loro se poteva verificare anche il motore di scorta. Non ce n’era uno: non sapevano nemmeno che si potesse portare un secondo motore… “Ehi, sai una cosa, a volte può essere utile..!” la voce di Otello Chiesa completa la scena desolante davanti al commissario di gara incredulo. Poche ore dopo, durante le prove libere, l’unico motore di Zanardi si grippa. Vedendolo desolato, il signor Chiesa andò da Alex e Dino e offrì loro il suo aiuto. “Quel ragazzo è veloce, è un peccato non permettergli di correre. Piacere di conoscervi, Otello. Otello Chiesa.”
Tra un bicchiere e l’altro di Pignoletto, il motore tornò in vita e Alex vinse la sua prima gara nazionale. Quella stessa sera, Otello propose un brindisi alzando il suo bicchiere di vino emiliano: “Zanardi, a tuo figlio che ha vinto la gara, a me per essere stato così sciocco da averlo aiutato a riparare il motore, permettendogli di battere mio figlio Dino!”
Sì, proprio lui, Dino Chiesa. Dopo uno o due anni il manager di Padova appese il casco al chiodo per dedicarsi a un’attività fuori pista.
Sì, proprio lui, Dino Chiesa. Dopo uno o due anni il manager di Padova appese il casco al chiodo per dedicarsi a un’attività fuori pista.
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Zanardi (46) in azione a Goteborg nel 1987 prima del ritiro per l'incidente (con Orsini dietro di lui) che lasciò via libera a Michael Schumacher nell'edizione di quell'anno dell'Europeo 100 Avenir
Dicembre 1988
Zanardi, ormai in Formula 3, tornò al karting accettando l’offerta di Mantese (Vega) di partecipare al GP di Hong Kong. Giancarlo Tinini contribuì offrendo il suo telaio, che sarebbe stato motorizzato IAME. Il giovane Dino Chiesa stava imparando dai colleghi più esperti in forza alla CRG,e in quell’occasione offrì un po’ di “aiuto manuale” al meccanico che seguiva Zanardi: lo stesso Giancarlo Tinini.
La chiamata del destino per Chiesa si concretizza con una sfortunata intossicazione alimentare dell’attuale patron della CRG, che rimane nella sua stanza d’albergo, mentre il giovane ingegnere si assume il compito di seguire la “guest star” durante il weekend di gara. Ed è un successo immediato, primo passo verso uno splendido futuro che attendeva Dino. Pertanto, è ovvio per Alessandro Zanardi affezionarsi agli stessi marchi e alle stesse persone che lo hanno sostenuto personalmente nella sua carriera.
“Dopo l’incidente di Alex (quello del 2001 – n.d.r) c’era in me il timore di quale potesse essere la sua reazione al risveglio, così ho subito pensato di creare qualcosa che potesse tenerlo nel karting, che era comunque qualcosa che amava ancora fare.” Ha detto Giancarlo Tinini. “Appena ho potuto abbracciarlo ho suggerito di creare un marchio Zanardi Kart e dopo il nostro accordo ho chiesto a Chiesa Corse se potessero aiutare a seguire quella linea, visto che la sede era a Padova e potevano mantenere uno stretto contatto con lui.”
“Dopo l’incidente di Alex (quello del 2001 – n.d.r) c’era in me il timore di quale potesse essere la sua reazione al risveglio, così ho subito pensato di creare qualcosa che potesse tenerlo nel karting, che era comunque qualcosa che amava ancora fare.” Ha detto Giancarlo Tinini. “Appena ho potuto abbracciarlo ho suggerito di creare un marchio Zanardi Kart e dopo il nostro accordo ho chiesto a Chiesa Corse se potessero aiutare a seguire quella linea, visto che la sede era a Padova e potevano mantenere uno stretto contatto con lui.”

Il titolo Mondiale di kart, che Alex non ha mai vinto da pilota, è invece stato vinto dai telai che portano il suo nome (con Nick Devries nel 2010 e 2011 nella KF2 e KF1 , le attuali OKJ e OK)
Da questa storia d’amore fatta di vera amicizia cresciuta sotto un tendone tecnico nasce il telaio Zanardi, telai che con la gestitione di Chiesa Corse (il Team da cui nasce Kart Republic) hanno portato al successo piloti come Nyck De Vries, Tom Joyner e altri.

























































