Ha vinto il campionato italiano della 100 Italia recuperando ben 22 posizioni nella Finale. AndreaMoretti desiderava fortemente questo titolo. Nel 2007 aveva vinto la Selezione zona Nord Italia della 100 Club, poi la sfortuna lo aveva privato del titolo nelle finale nazionale di Sarno. A distanza di tre anni è tornato sulla stessa pista e si è preso la sua rivincita.
Finalmente Sarno questa volta ti ha portato bene...
“Sì, era ora! Sono arrivato a Sarno con l’obiettivo di vincere questo campionato italiano. Mio fratello, Marco, aveva già vinto l’italiano 100 Nazionale nel 2008 a Muro Leccese. Invece io il titolo italiano lo avevo perso nel 2007 proprio a Sarno. Eravamo tra i primi già a partire dalle prove libere. Nelle qualifiche ho fatto il settimo tempo assoluto, nonostante una gomma sgonfia nel giro buono. Nelle manche eliminatorie ho ottenuto due vittorie e un terzo posto. In prefinale partivo primo, ma alla seconda curva mi hanno buttato fuori. Sono riuscito a ripartire, ma poco dopo ho rotto il motore. In finale dovevo partire dall’ 11esima fila, ero arrabbiatissimo per quello che mi era successo in prefinale. Sono arrivato al parco chiuso 40 minuti prima del via, ero carico e volevo vincere quel titolo italiano. Al via ho superato subito cinque piloti all’esterno, poi ho ripreso altre sette posizioni e allora mi sono convinto che ce la potevo fare. Nei giri sucessivi andavo a un ritmo superiore rispetto agli altri recuperando fino alla prima posizione. A quel punto ho continuato a tirare fino a guadagnare un buon margine di vantaggio sul secondo. Solo a tre giri dalla fine mi sono reso conto che il titolo italiano era nelle mie mani”.
Quali sono stati i tuoi avversari?
“Ida Petrillo andava forte, aveva realizzato la pole nelle qualifiche, e nelle manche riusciva a tenere il mio passo. Idem Mauro Moretti, un pilota esperto, un osso duro, coriaceo. È con lui che ho avuto l’incidente in prefinale”
Permettimi una domanda provocatoria: Accetteresti di correre con un motore taroccato pur di vincere?
“Me l’hanno già proposto due volte e ho rifiutato. Mi è successo nelle prime gare dell’Open Masters 2010 quando mio fratello, durante un warm-up della KF2, si prese mezzo secondo dal migliore. Ho ricevuto una telefonata nella quale mi si diceva “se volete vincere bisogna dare questo e il motore non è in regola”. Non era il mio motorista, era un mio amico. Ad ogni modo rifiutai la proposta”.
E’ possibile oggi arrivare primo rispettando le regole?
“Secondo me è ancora possibile. Ho corso con i motori di Galiffa che è riconosciuto come motorista affidabile, una persona che lavora rispettando i regolamenti”.
È ancora possibile vincere una gara senza commetere scorrettezze?
“Certo! Se il livello dei piloti non è altissimo è possibile. In un campionato italiano i piloti qualche errore lo fanno, possono sbagliare una staccata, una traiettoria, oppure la carburazione, e questo ti permette di recuperare posizioni. Al contrario in una gara di WSK il livello dei piloti è altissimo e difficilmente si commettono errori. In quel caso è difficile recuperare”.
Hai sempre tu l’ultima parola per la messa a punto del mezzo?
“Di solito sì! Perché è il pilota che deve capire quello che gli comunica il mezzo quando è in pista. Poi ho la furtuna di correre con meccanici e team manager che da fuori riescono a capire se il kart ha qualche problema, come si comporta e le modifiche che possono essere fatte. Poi l’ultima parola nella messa a punto spetta al pilota, perché è lui che deve andare in pista”.
Quanto conta il materiale tecnico e quanto la bravura di un pilota per vincere un campionato italiano?
“50% il materiale e 50% il pilota”.
Cosa pensi della tua categoria, la 100 Italia?
“Per me la 100 Italia ha ancora ragione di esistere, ma c’è un grande ostacolo: i costruttori. I costruttori ormai spingono verso i KF, ovviamente... In futuro non credo ci sarà spazio per le motorizzazioni da 100 c.c. Come prestazioni è un motore ancora valido, anzi sono convinto che montando dei penumatici a mescola morbida un motore 100 avrebbe la meglio rispetto ad un 125 KF. Il problema è che i costruttori non vogliono più produrre motori 100cc perché interessati a spingere sul KF. Ormai è rimasta solo la Tm che produce questi propulsori. L’interesse dei costruttori è quello di cancellare la 100 per vendere i KF, perché hanno investito su queste motorizzazioni. È un peccato, perché nella 100 è quasi impossibile “rubare”, perché in sede di verifica è semplice da controllare. Poi i costi di manutenzione sono minori rispetto al KF. Insomma il 100 è un motore alla portata di tutti sia per gestione che manutenzione”.
Secondo te quali sono i motivi che hanno portato al declino del movimento kartistico nazionale?
“Oggi per correre in kart si spende sempre di più, sia nelle gare nazionali e soprattutto nelle gare internazionali, e questo limita molto la presenza dei piloti italiani. Ci sono piloti italiani che hanno grandi capacità, sono molto bravi, ma non hanno disponibilità economiche e per questo non possono correre. Se tu pensi che per fare una gara di WSK Euro Series ci vogliono 6-7000 euro per correre con un team satellite e 10-11.000 euro per correre con un team ufficiale puoi capire che in Italia sono pochi i piloti che possono permettersi tali cifre”.

Restiamo in ambito nazionale, dove si è sbagliato?
“Nella gestione delle gare. Bisogna aumentare i controlli, le verifiche tecniche ai motori. Non è possibile che alla terza prova dell’Open Masters KF2, mio fratello che nella gara di Campionato Europeo era arrivato tra i primi 15 fa il secondo tempo nelle prove e si prende mezzo secondo dal migliore. La differenza può essere di un decimo, al massimo due perché non sono a posto con il telaio, ma mezzo secondo non esiste. Non esiste in una gara di Open Masters dove il livello dei piloti è molto alto.
Poi c’è bisogno di maggiore professionalità da parte dei commissari sportivi e dei commissari di percorso. I commissari di percorso devono guardare e memorizzare quello che succede durante tutte le fasi di gara. Non voglio dire che devono prestare attenzione a ciò che succede a metà schieramento, ma almeno controllare quanto accade nelle prime file è fondamentale. Ci vorrebbero maggiori provvedimenti nei confronti di quei kartisti che durante la gara si comportano in modo scorretto. Se non rischia penalità e squalifiche il pilota preferisce buttare fuori un avversario per vincere una gara, tanto è consapevole che al massimo si prende una bandiera bianco-nera!
Prova a pensare se la stessa cosa accedesse durante una partita di calcio. Con l’arbitro non fischia alcun fallo commesso dai giocatori, la partita si trasformerebbe in una guerra!.
I Commissari sportivi, che sono gli arbitri nelle gare di kart, spesso non ascoltano i reclami dei piloti e magari ti rispondono ‘Non ho tempo, non posso seguirti. Tanti piloti hanno cambiato categoria per questo motivo, altri hanno cambiato sport, altri ancora si sono rassegnati”.
Cosa suggerisci per risolvere questi problemi?
“Nelle gare di campionati Europeo e Mondiale sono indispensabili le telecamere sul kart. Mio fratello all’Europeo a Genk è stato buttato fuori da due avversari durante l’ultima manche eliminatoria. Con quel risultato non rientrava tra i qualificati per sole due posizioni. Mio fratello ha fatto reclamo, i Commissari sportivi hanno visto le immagni registrate della telecamere constatando che Marco era stato buttato fuori da due piloti. I due piloti sono stati squalificati e mio fratello è rientrato nei qualificati alla fase finale dell’Europeo.
Hai altri suggerimenti?
“Non ho altri suggerimenti, perché alla fine il potere decisionale è in mano alle case costruttrici. Non è la FIK e non è nemmeno la CSAI ad avere in mano le redini di questo sport, sono i costruttori!”.
Tra le categorie che corrono in campo nazionale, quali hanno ragione di esistere e quali dovrebbero scomparire?
“Sono convinto che la 100 dovrebbe continuare esistere, perché molti kartisti hanno ancora quei motori in garage. E sono convinto che se si potesse correre ancora con quei motori, con le vecchie marmitte e carburatori potremmo vedere una gara con 200 piloti iscritti solo nella classe 100. A livello regionale è la KF2 che dovrebbe scomparire.
E per finire. A chi dedichi la vittoria del titolo italiano 2010?
“Al mio papà, Domenico, alle mie cugine, Elisabetta e Cristina, per l’aiuto economico che mi ha permesso di raggiungere questo risultato. Ai miei team manager, Franco e Luca Guidi; al mio meccanico, Boris Cosentino, campione italiano 100 Club nel 2008; al mio motorista, Franco Galiffa, uno dei pochi preparatori che conserva ancora i motori 100. I miei sponsor Giplast e Poly Più”.
Hai già dei programmi agonistici per il prossimo anno?
“Il prossimo anni farò la WSK Master Series nella KF2 e forse la Euro Series della stessa categoria. Se nel 2011 si disputerà un’altra edizione del campionato italiano della 100 io ci sarò, perchè amo troppo questa categoria!”.
Massimiliano Di Falco
Scheda introduttiva.
Nome e cognome: Andrea Moretti.
Età: 24 anni.
Residenza: Arluno (Mi).
Professione: Rappresentante.
Telaio/Motore: Maranello/Tm
Anno di esordio: 2000, categoria .







